Estra punta sul fotovoltaico, Macrì: «40 milioni di investimento in Toscana»

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Energia, smart cities, multiutility. E soprattutto un investimento di 40 milioni di euro per impianti fotovoltaici in Toscana.

Estra, un miliardo di fatturato e un milione di clienti, è al centro della partita nella trasformazione dei servizi pubblici (e non solo) della nostra regione. Si sta ponendo come player per sostenere i distretti e le municipalità. Il suo presidente Francesco Macrì ci crede e non poco. Per questo è al lavoro per creare una collaborazione con i Comuni nel rispetto delle varie sensibilità.

Presidente, l’Italia vive un problema di dipendenza energetica dall’estero. Qual è la situazione attuale?

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«Con l’abbandono del progetto del nucleare scontiamo una storica dipendenza energetica dall’estero. Di recente c’è stata una forte spinta sulle rinnovabili, ma ancora produciamo nel nostro territorio solo il 22,5% di energia consumata a fronte di una media europea di quasi il 40. Crescere deve essere un obiettivo per l’Italia, anche per la nostra sicurezza energetica. Se prima c’era solo un’esigenza ambientale, oggi l’autonomia è diventata un tema di sostenibilità economica e sociale. Con la fase critica, speculativa, post Covid che ha determinato una fiammata dei prezzi non ancora del tutto attenuata. Viaggiamo al doppio dei costi di Francia e Spagna, siamo al 40% in più della Germania e al più 25% rispetto alla media europea. Dobbiamo correre».

Qual è l’impegno di Estra per garantire e garantirsi una maggiore autonomia?

«L‘obiettivo per noi è quello previsto dal piano industriale, ossia di realizzare molti impianti fotovoltaici per poi rivendere l’energia da noi prodotta. Ci stiamo attrezzando: già da quest’anno investiamo 40 milioni di euro in impianti fotovoltaici nel territorio toscano. Vorremmo anche sensibilizzare i nostri territori affinché vengano privilegiati interventi non speculativi: è necessario che le amministrazioni si attivino per programmare piani energetici comunali e sovracomunali affinché questi investimenti sulle rinnovabili abbiano anche una ricaduta territoriale».

Quale ruolo ha Estra nello sviluppo della multitutility toscana?

«Estra rappresenta il motore principale di questa nuova “macchina” che vogliamo costruire. È la struttura più avanzata, quella con più confidenza con i mercati rispetto a quella dei rifiuti e dell’acqua. Il progetto ha avuto qualche problema negli ultimi tempi, inutile negarlo, ma ora siamo in una fase più serena e credo possa avanzare nei prossimi mesi. Sarebbe una scelta miope pensare di non sostenerla perché è un progetto nell’interesse dei toscani. Queste multiutility regionali sono in grado di rappresentare una forza abilitante dei nostri sistemi economici».

Ci spieghi meglio.

«Pensiamo ai conciatori dell’area pisana: sappiamo che hanno bisogno di strutture adeguate per la depurazione, per lo smaltimento dei fanghi. Così come gli orafi aretini per la depurazione delle acque di risulta dai cianuri. Tutte le nostre aziende hanno inoltre bisogno di energia per competere nei mercati ed essere favorite nella concorrenza. Un corretto smaltimento dei rifiuti, a recupero energetico, che alimenta biodigestori anaerobici, potrebbe soddisfare ad esempio il crescente fabbisogno di metano. Cosa intendo? Dobbiamo pensare a un approccio industriale dei nostri sistemi favorendo una realtà industriale circolare più grande: se ci si struttura al meglio, evitiamo di diventare un territorio sfruttato da soggetti esterni e governato da soggetti interni».

Ma siamo ancora in tempo?

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«Siamo molto in ritardo. Estra però è già nata e cresciuta a livello nazionale e adesso è una realtà importante. La multiutility ha dentro Estra, Alia e parte di Publiacqua e quindi ha un punto di partenza ottimo. Ora dobbiamo persuadere gli altri territori ad entrare in maniera progressiva, dobbiamo avere un atteggiamento inclusivo: i territori non devono pensare di essere colonizzati o predati. Dobbiamo diffonderci nel nostro territorio regionale, e oltre, non con un progetto verticistico: dobbiamo portare, non prendere».

Ci sono stati molti ostacoli, a partire dal no di numerose realtà alla quotazione in Borsa.

«È un dibattito assolutamente inutile, anche se io sono favorevole alla quotazione. Ma prima dobbiamo costruire la casa, dobbiamo razionalizzare, progettare, crescere. Ci sono comunque, al di là della quotazione, spazi rilevanti di crescita, di investimento e anche la possibilità di contenere le tariffe. Il dibattito nasce da un falso problema: si antepone uno strumento finanziario che non è oggi all’ordine del giorno. In questa fase, quindi, va accantonata la discussione. Deve prevalere la costruzione di una realtà solida e per farlo ci sono altri strumenti».

Estra è cresciuta anche in altre regioni italiane.

«Estra è un esempio estremamente positivo, ha come area di riferimento non solo la Toscana ma anche le Marche. È un vantaggio enorme poter operare in molti territori, stando vicino alle municipalità. La crescita c’è stata per acquisizione di altre utilities, ed è evidente che più si cresce più si hanno dividendi. Ma non si cresce conquistando territori: non dobbiamo essere preferiti perché facciamo un centesimo in meno l’energia (e lo dobbiamo fare) ma perché siamo vicini e di supporto alle esigenze dei territori. Solo così ci si distingue dalle aziende impersonali, iper commerciali generaliste e completamente vocate al profitto. Noi dobbiamo essere vocati ai nostri territori».

Quali sono i progetti per la costa toscana.

«Siamo fortemente interessati all’area pisana e a Lucca. L’idea è trovare degli strumenti per convincere i territori a entrare nella società della multiutility. Abbiamo un’interlocuzione costante. Sappiamo che hanno una sensibilità particolare sull’acqua: su questo hanno idee che non coincidono con le nostre proposte. Io ritengo che dobbiamo conquistarci la loro fiducia e possiamo farlo cominciando dagli ambiti industriali che creano minore conflittualità come l’ambiente, i rifiuti, l’energia. Se per il tema dell’acqua serve più tempo, cominciamo da altro. Senza pretese di sostituirci alle attuali dinamiche. La collaborazione non nasce di prepotenza, facciamo maturare le decisioni. È più importante il progetto societario che il destino di alcuni di noi. Io ci credo moltissimo. Sono estremamente fiducioso perché è nell’interesse dei toscani. Ma lo sarà di tutto il centro Italia, delle Marche e dell’Umbria». l

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