Decreto bollette. Russo (Alleanza contro povertà): “Un aiuto per le famiglie ma non risolutivo. Servono misure strutturali”

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“Un’altra occasione persa per agire sulle leve delle misure di contrasto alla povertà dirette e strutturali”, commenta il portavoce della realtà che raggruppa 35 organizzazioni associative, del Terzo settore e sindacali. “Per le famiglie che lo riceveranno – osserva – sarà un aiuto e male non farà. Ma non è questo che serve, perché non sarà risolutivo e non avvierà neppure un processo risolutivo”. Sono necessarie, invece, “misure strutturali e universalistiche” che “non dividono per categorie le persone in difficoltà economica e sociale”

(Foto ANSA/SIR)

“Una misura tampone, l’ennesima, che darà un leggerissimo sollievo alle famiglie”. Non usa giri di parole Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia, per commentare quanto previsto dal Decreto bollette varato oggi dal Consiglio dei ministri per garantire un sostegno concreto di fronte all’emergenza del caro-energia. In sostanza, circa 3 miliardi, destinati a famiglie e imprese.

Come valutate il provvedimento approvato dal Governo?
Questa è un’altra occasione persa per agire sulle leve delle misure di contrasto alla povertà dirette e strutturali. Mi pare che la direzione, direi anche ostinata a questo punto, è quella di continuare con le politiche dei sussidi di ultima istanza. Quella varata oggi è praticamente

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una misura tampone, l’ennesima, che certamente dà un leggerissimo sollievo alle famiglie perché si tratta di un contributo temporaneo.

Che effetto avrà il contributo varato?
Per le famiglie che lo riceveranno, alcune centinaia di euro per qualche mese, sarà un aiuto e male non farà. Ma non è questo che serve, perché non sarà risolutivo e non avvierà neppure un processo risolutivo. Bisogna tener presente che in Italia vi è un’assoluta assenza di misure universalistiche per contrastare la povertà. E ogni volta che il Governo interviene con una misura spot deve sempre ricordare il contesto nel quale si va ad inserire. E, oggi, siamo in presenza di un contesto assai complicato, con circa 6 milioni di persone sotto la soglia della povertà assoluta e oltre 2,2 milioni di famiglie. Ma sappiamo che la platea potenziale che potrebbe essere interessata da una misura universalistica è di 8 milioni di persone. Per cui, nonostante l’innalzamento della soglia Isee, vengono coinvolti un numero ridottissimo di cittadini.

La situazione nel Paese, e lo ha certificato anche l’Istat, ci dice che occorrerebbero misure strutturali. Questo servirebbe per contrastare una povertà che si sta cronicizzando.

Una situazione critica…
I dati macroeconomici fanno registrare dall’inizio dell’anno una risalita dell’inflazione alimentata dall’aumento dei costi dell’energia. Il prezzo del gas è raddoppiato, per cui la gente si trova a gestire bollette che in tanti casi non riesce più ad onorare. Ci sono poi la crisi dell’industria e un affanno dei servizi che, come ci dicono le agenzie che osservano lo sviluppo dell’economia del nostro Paese, descrivono un futuro tutt’altro che roseo.

Di fronte a prezzi al consumo che aumentano e che sul lungo periodo non tornano a diminuire, con stipendi sostanzialmente bloccati e 3,5 milioni di lavoratori poveri, o si interviene in maniera strutturale tenendo in considerazione questo contesto o, come si dice, si mette “una pezza a colori” che va bene fino a quando la stoffa non si strappa del tutto.

Anche la carta sociale “Dedicata a te” ha dato un sollievo istantaneo, momentaneo, ma la settimana successiva ci si trova punto a capo.

Qual è la vostra proposta?
Misure strutturali e universalistiche. Non si investano più i soldi come si è continuato a fare fino ad oggi. Non si dividano per categorie le persone che sono in difficoltà economica e sociale. Se guardiamo gli ultimi dati relativi all’Assegno di inclusione e al Supporto per la formazione e il lavoro, siamo abbondantemente lontani dalla platea raggiunta dal Reddito di cittadinanza; oggi non serviamo poco più della metà di quella platea, che già allora non copriva tutta la potenziale in necessità.

È troppo poco agire con un “investimento” di circa tre miliardi in un contesto generale che è assolutamente deteriorato per tutta una serie di cause che, in alcuni casi – è bene sottolinearlo – non dipendono dal Governo. Ma, per cortesia, che nessuno parli di misure risolutive, non c’è nulla di strutturale.

E non c’è neanche, in qualche modo, l’idea di avviare un processo che lentamente, facendo i conti con risorse a disposizione e situazioni non direttamente determinate dalla politica italiana, sia in grado di rimettere in moto la nostra macchina economica. Se si vuole affrontare il tema della povertà non si possono minimizzare le difficoltà delle persone, cosa assolutamente sgradevole. Troppo spesso c’è una banalizzazione che dà fastidio, che fa male. Che è persino un’offesa per chi si trova in condizioni di difficoltà economica e sociale.

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