Pensioni e riforma Fornero: importi che calano e requisiti che crescono

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Non tutti i mali del sistema pensioni italiano nascono dalla legge Fornero, è bene chiarirlo subito. In effetti, è vero che la riforma Fornero ha modificato le regole, inasprito i requisiti e abbassato gli importi delle pensioni. Tuttavia, i problemi sono molteplici e hanno origini diverse, risalenti a periodi precedenti del sistema pensionistico italiano. Quando si parla di pensioni e riforma Fornero, la discussione è sempre accesa. Resta il fatto che la riduzione degli importi e l’aumento dei requisiti rimangono fenomeni strettamente connessi alla riforma varata dal governo Monti/Fornero.

Pensioni e riforma Fornero: importi che calano e requisiti che crescono

La riforma Dini ha dato i natali al sistema contributivo.

Le pensioni sono così passate dall’essere calcolate esclusivamente in base alle ultime retribuzioni percepite dal titolare, al basarsi sui contributi versati.

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Ciò ha comportato un taglio degli importi, poiché, a ben vedere, con il metodo contributivo le pensioni vengono liquidate in modo più equo, dato che sono calcolate sull’ammontare dei contributi accumulati in carriera.

Il metodo retributivo, invece, consentiva a molti di ottenere un trattamento che, alla lunga, superava ampiamente i versamenti effettivi, soprattutto per chi beneficiava di stipendi più alti e progressioni di carriera al termine della vita lavorativa, generando così pensioni spesso molto elevate.

L’aggancio dei requisiti e delle regole di calcolo delle pensioni all’aspettativa di vita è un processo, va ricordato, che precede la Fornero.

La stima di vita e come incide sui requisiti per le pensioni e sul loro calcolo

Più aumenta la longevità della popolazione, meno ricca risulta la pensione erogata dall’INPS e più difficile diventa il pensionamento, poiché i requisiti si innalzano.

Tutto ha origine da una questione di cassa e di equità. Se un pensionato vive più a lungo, i requisiti per accedere alla pensione si restringono, così da posticiparne l’uscita.

Allo stesso tempo, se il pensionato vive più a lungo, le pensioni devono essere meno elevate per contenere la spesa.

La pensione contributiva è infatti una rendita vitalizia determinata dal montante contributivo accumulato, rivalutato con l’inflazione e suddiviso in ratei mensili per il resto della vita del pensionato.

Più alta è la pensione che l’INPS eroga, maggiore è la spesa per lo Stato. E per evitare che questa spesa aumenti a dismisura, ecco le due soluzioni che la riforma Fornero ha confermato — forse inasprendole — e che continueranno a produrre effetti negli anni futuri: l’aumento dei requisiti e il continuo aggiornamento dei coefficienti, specialmente dal 2027 in poi.

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Ecco quando le regole di calcolo delle pensioni producono requisiti che crescono e importi che calano

Grazie alla pandemia – per quanto possa apparire contraddittorio parlare di “grazie” in un contesto così drammatico – l’aspettativa di vita della popolazione ha subito un decremento. Questo spiega perché, dal 2019, non si siano applicati ulteriori inasprimenti ai requisiti.

Inoltre, dato che la stima di vita era calata in quegli anni, l’ultimo aggiornamento biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo in pensioni è risultato favorevole ai pensionati.

Da gennaio scorso, però, in seguito ai nuovi dati sulla vita media – tornata a crescere – i coefficienti sono stati aggiornati di nuovo. Come previsto dalla riforma Fornero, peggiorando la situazione. Chi è andato in pensione lo scorso anno ha beneficiato di coefficienti migliori.

A parità di età di uscita e di montante contributivo, chi è andato in pensione nel 2025, o ci andrà fino al 31 dicembre 2026, riceverà un importo inferiore rispetto a prima.

Pensioni, importi e requisiti, dal 2027 peggiora tutto o no?

Dal 2027 – e sempre da gennaio – il meccanismo potrebbe tornare a peggiorare, a meno che il trend dell’aspettativa di vita rilevato dall’ISTAT non subisca cambiamenti. Tuttavia, non saranno soltanto i calcoli delle pensioni a rivelarsi meno vantaggiosi. Dal 2027, salvo interventi del governo per sterilizzare tale meccanismo, potrebbero aumentare anche i requisiti di accesso alla pensione.

Come detto, ci vorranno 3 mesi in più sull’età pensionabile. Dunque, la pensione di vecchiaia sarà accessibile solo una volta compiuti 67 anni e 3 mesi. Con ogni probabilità, anche le pensioni anticipate richiederanno tre mesi aggiuntivi.

Ciò significa che, per uscire dal lavoro senza limiti di età una volta maturata la carriera contributiva prevista, si dovranno avere 43 anni e 1 mese di contributi (un anno in meno per le donne), a cui si somma la finestra di 3 mesi di decorrenza della prestazione.

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