Le elezioni del 23 febbraio hanno determinato la chiara vittoria dell’Unione tra CDU e CSU guidata da Friedrich Merz. Sarà dunque il leader conservatore a formare il prossimo governo a Berlino: se numericamente è possibile un’alleanza con l’Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra di Alice Weidel e Tino Chrupalla, questa variante è stata scartata a priori dal leader dell’Unione già in campagna elettorale, per cui le possibilità che si offrono sono sostanzialmente due: o una Grosse Koalition con i socialdemocratici della SPD, oppure una coalizione tripartitica con una base più ampia, allargata ai Verdi. Nel primo caso la maggioranza sarebbe sottile, con solo 12 seggi di margine sui 316 necessari (328 su 630 in totale); nel secondo più confortevole, con 407 seggi.
Dalle prime mosse di Merz sembra comunque che l’intenzione sia quella di replicare la Grande coalizione che nel passato, lontano e recente, ha retto la Germania per diversi anni. Nonostante i pochi voti di vantaggio, Unione e SPD farebbero così a meno della stampella dei Grünen, che se da un lato porterebbe una maggiore stabilità, dall’altra creerebbe probabilmente qualche problema di coesione, con un partito in più al governo. L’esempio della coalizione Semaforo (SPD, Grünen e liberali della FDP) nella passata legislatura è fresco e insieme al sostanziale veto a un’intesa con i Verdi da parte di Markus Söder, governatore a Monaco e al vertice della CSU, la sorella bavarese della CDU, ha spianato quindi la strada per la riedizione della GroKo.
Le cosiddette Grandi coalizioni, formate dai due grandi partiti di massa, Unione e SPD, sono sempre state il salvagente quando vi è stata la necessità di formare governi in situazioni precarie. La prima risale alla fine degli anni Sessanta (1966-1969): dopo il crollo del governo del democristiano Ludwig Erhard, alleato con i liberali, il suo sostituto Kurt Georg Kiesinger, governatore della CDU del Baden-Württenberg, imbarca la SPD di Willy Brandt, che diventa vice-cancelliere. Brandt, ex sindaco di Berlino, dopo le elezioni del 1969 entrerà a sua volta direttamente al Kanzleramt a Bonn, dove i socialdemocratici, poi con Helmut Schmidt, rimarranno sino al 1981, in tandem con la FDP. Dopo i governi di Helmut Kohl (CDU-FDP) e di Gerhard Schröder (SPD-Verdi), la Grosse Koalition torna di moda nella Germania ormai riunificata con Angela Merkel: dopo il voto anticipato del 2005 e sino al 2009 la cancelleria è occupata dai conservatori, supportati dai progressisti.
Dopo una legislatura con CDU e Liberali, la GroKo torna di nuovo a partire dal 2013, sempre sotto la guida di Merkel. E la scena si ripeterà successivamente dal 2017 al 2021, dopo un tentativo fallito da parte dell’Unione di formare un governo a tre con FDP e Grünen. Accanto alla cancelliera ci sarà Olaf Scholz, vice e ministro delle Finanze, che dopo la chiamata alle urne del 2021 darà vita all’inedito Semaforo, poi crollato anticipatamente alla fine del 2024. Il resto è appunto storia recente, ma il modello, chiaro e collaudato, è quello dell’intesa tra i due partiti che dal Dopoguerra sino ad oggi, prima nella BRD, poi nella Germania riunificata, hanno governato più a lungo, alternandosi sempre, anche se in varie costellazioni.
Il modello della Grosse Koalition è però ora invecchiato, anche a causa del fatto che lo spettro politico tedesco si è arricchito nel corso dei decenni di altri partiti, che hanno eroso in parte il consenso di CDU-CSU e soprattutto negli ultimi tempi, di SPD. Il baricentro si è spostato in particolare verso destra, con l’ascesa dell’AfD che dal 2013, anno della sua fondazione, è cresciuta sino a diventare il secondo partito a livello nazionale, dietro all’Unione e davanti ai socialdemocratici. Nonostante la conventio ad excludendum che ha messo al margine la formazione di estrema destra, è verosimile che nel futuro gli equilibri possano cambiare, coinvolgendo prima o poi in responsabilità di governo anche i nazionalpopulisti, secondo uno schema già visto altrove in Europa.
Da questo punto di vista la nuova GroKo guidata da Merz avrà il difficile compito di dare, oltre che stabilità, uno slancio maggiore alle istanze di cambiamento poste dagli elettori tedeschi, il cui segnale alle urne è stato inequivocabile. Il cancelliere in pectore ha già affermato di voler costituire il governo entro Pasqua, ma le trattative con la SPD non saranno facili, con numerosi nodi da sciogliere ed equilibri da trovare per quel che riguarda temi fondamentali, dalla sicurezza all’economia, passando per le questioni sociali.
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