Proteggere la biodiversità e gli spazi naturali nei contesti urbani per promuovere salute e benessere: la monografia dell’Agenzia francese di sanità pubblica

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Dors presenta una sintesi commentata, selezionando in particolare alcuni articoli, del numero monografico a cura della Santé en Action, periodico di informazione dell’Agenzia di sanità pubblica francese su prevenzione/promozione/educazione.

Il numero monografico, pubblicato a fine dicembre 2024, analizza i legami complessi tra la natura e la salute fisica e mentale delle persone, attraverso i recenti contributi scientifici derivanti dalle ricerche sul tema, e attraverso interviste a professionisti del settore e riferimenti autorevoli.

I contenuti della monografia sono articolati in 3 capitoli tematici, che affrontano nello specifico: 

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1. le strette inter-relazioni tra biodiversità e salute
2. il “ripristino della natura” all’interno degli spazi urbani 
3. la ri-connessione tra essere umano e natura

Le strette inter-relazioni tra biodiversità e salute

La complessità della relazione tra salute e natura è stata indagata scientificamente da enti internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change), la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES – Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), che dimostrano l’impatto negativo delle attività umane sull’ambiente, affiancando all’accelerazione del cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità le conseguenze e i rischi a livello di salute della specie umana quali ad esempio l’emergere di zoonosi (malattie infettive che possono essere trasmesse dagli  animali all’uomo), le morti premature, l’impatto fisico e mentale. Sulla salute mentale, in particolare, c’è ormai un ampio consenso sui benefici derivanti dall’accesso alle risorse naturali, in aggiunta ai già noti risvolti positivi sui sistemi cardiovascolare e immunitario, e sullo sviluppo emotivo e sociale dei bambini.

Una riflessione interessante riguarda la visione semplicistica del concetto di biodiversità.
Le società contemporanee oscillano tra una visione della natura “addomesticata” (fattorie, campi coltivati, ecc) e l’idea di un mondo pericoloso, incontrollabile, aggressivo (animali velenosi o pericolosi, piante allergizzanti, ecc).
Le percezioni culturali della biodiversità spesso poggiano su stereotipi che considerano la natura come qualcosa di “selvaggio”, pertanto distante dagli esseri umani, pur se in realtà viviamo quotidianamente all’interno di un contesto caratterizzato da biodiversità ed elementi naturali.

E’ perciò necessario smantellare gli stereotipi, e comprendere i meccanismi di funzionamento della biodiversità e l’impatto delle attività umane sugli eco-sistemi nonché le conseguenze in termini di patologie, per progettare spazi e avviare azioni che beneficino della presenza delle diverse specie vegetali e animali.

Un’altra interessante riflessione riguarda il rischio di sviluppare una forma di “amnesia ambientale”, derivante dalle sempre più ridotte opportunità di contatto con il mondo naturale. Le esperienze sensoriali ed emozionali derivanti da una interazione regolare con elementi naturali hanno un impatto profondo sulla mente, aiutano a sviluppare e mantenere le capacità attentive, riducono lo stress, e giocano inoltre un ruolo importante nello sviluppo cognitivo e sociale.

Gli approcci denominati “One Health” e “Planetary Health” studiano la salute umana intrecciata alla salute degli eco-sistemi, degli animali e delle piante locali, e tra le strategie di preservazione e protezione della biodiversità indicate sono:
–  la riduzione della “frammentazione degli habitat” (processo che genera una progressiva riduzione della superficie degli ambienti naturali e seminaturali e un aumento del loro isolamento) attraverso il contrasto dell’intrusione di specie aliene e la limitazione della circolazione di agenti potenzialmente patogeni nell’ambiente
– la revisione del modello di produzione intensivo di carne che rende gli animali geneticamente simili e compromette il loro sistema immunitario
– la progettazione socio-ecologica degli spazi verdi nelle metropoli cittadine con criteri precisi, attenti alla biodiversità di animali e piante con cui convivere, che prevedano una manutenzione costante e di lungo periodo, e utilizzino soluzioni “nature-based”, ossia azioni ispirate, supportate o letteralmente copiate dalla natura.

Il programma Nature Step to Health, realizzato nella città finlandese di Lahti e nel territorio circostante, col coinvolgimento delle autorità locali, ricercatori, scuole e industrie, rappresenta un’interessante esperienza che “utilizza” la biodiversità per migliorare la salute ambientale e umana. E’ un eccellente esempio di pianificazione strategica pluriennale che promuove un’alimentazione salutare e sostenibile, l’attività fisica, la mobilità attiva, e il contatto con la natura. La città di Lahti ha avviato l’intervento nel 2022, agganciandosi a un programma regionale attivo da 10 anni, in linea con la linea politica nazionale incentrata sulla consapevolezza dell’inter-relazione tra sfide quali il contrasto del cambiamento climatico, la lotta contro la perdita della biodiversità, e la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibile, attraverso un approccio di Planetary Health. Per raggiungere gli obiettivi di Nature Step to Health a Lahti vengono realizzate una serie di azioni e iniziative, suddivise per differenti gruppi di popolazione, ad esempio: alcuni asili nido offrono attività all’aperto nei parchi e boschi circostanti, compresi corsi di educazione alimentare, secondo un modello denominato “scuola naturale mobile“ (mobile nature School);  l’ospedale mette a disposizione di pazienti, dipendenti e residenti l’adiacente “foresta per la salute”, che consente di fare esperienza della natura, anche attraverso visite guidate; esiste la figura del “manager degli spazi verdi”, esperto nel recupero/valorizzazione della natura e del paesaggio.

Il ripristino della natura all’interno degli spazi urbani 

Un capitolo sostanzioso affronta le politiche di “ripristino della natura” (renaturing policies) all’interno delle città: si tratta di una strategia intenzionale di promozione della salute che richiede la cooperazione tra i settori sanitario, sociale e ambientale delle istituzioni pubbliche locali, oltre che un’attenzione a percezioni e idee dei residenti, e l’utilizzo di strumenti di pianificazione a lungo termine. I programmi di politica sanitaria si occupano in genere di ridurre i fattori di rischio inerenti all’inquinamento dell’aria, all’inquinamento acustico, alle ondate di calore, ecc, senza prendere in considerazione il ruolo preventivo degli spazi verdi urbani e degli eco-sistemi e i loro benefici sulla salute, come ormai ampiamente dimostrato dalle ricerche.

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Il ripristino e lo sviluppo della natura nei contesti urbani è riconosciuto come una modalità efficace di migliorare gli ambienti di vita e il benessere dei cittadini: a giugno 2024, ad esempio, il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato formalmente l’innovativo regolamento sul ripristino della natura negli eco-sistemi terrestri e marini, che promuove l’adozione di misure volte a ripristinare/recuperare almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’UE entro il 2030, e impone agli Stati membri l’elaborazione di Piani nazionali di ripristino, da presentare alla Commissione, indicanti le modalità con cui si intende conseguire gli obiettivi.
Un altro esempio è il progetto europeo Regreen che mira a promuovere soluzioni nature-based per favorire la transizione ecologica delle città (città più eque, più verdi e più salubri – è lo slogan del progetto), attraverso la diffusione e l’utilizzo di strumenti evidence-based (modelli socio-spaziali di utilizzo del territorio), il sostegno alle governance locali (modelli decisionali), la partecipazione dei residenti (Laboratori formativi).

La ri-connessione tra essere umano e natura

L’ultimo capitolo della monografia presenta alcune interessanti esperienze di ri-connessione con la natura, realizzate in particolare in alcune città della Francia.

Nel Comune di Mancenans, i bambini e le bambine della scuola primaria studiano le materie scientifiche e letterarie nel bosco adiacente alla scuola, anche in inverno, grazie alla disponibilità di parecchi insegnanti che dedicano mezza giornata alla settimana a lezioni all’aperto. Secondo gli insegnanti e i genitori intervistati, i benefici per i bimbi sono innumerevoli: miglioramento del senso di benessere, dell’autostima, dell’autonomia, della creatività, e delle abilità comunicative. Anche gli insegnanti si dichiarano “beneficiari”, percependo un nuovo “significato” nel loro lavoro.
L’ home schooling o outdoor education è una pratica molto diffusa in Francia, grazie anche al progetto di ricerca-azione Grandir avec la nature  (Growing Up with Nature), lanciato nel 2018 nella Regione Burgundy-Franche-Comté, coordinato dal French Network for Nature and Environment Education (FRENE, che ha coinvolto e formato inizialmente circa 20 insegnanti e 50 scuole primarie, per poi arrivare ad oggi a circa 200 insegnanti che fanno lezioni all’aperto sul territorio, e circa 4000 studenti che ne beneficiano.

Nell’asilo nido Mil’mouch di Seine-et-Marne, i bimbi sotto i 3 anni fanno giardinaggio e realizzano delle composizioni con elementi naturali.
Il progetto poggia sull’importanza del contatto genuino con la natura per lo sviluppo emotivo e sociale dei bambini piccoli – che peraltro è uno dei 10 principi della Carta Nazionale francese per l’educazione pre-scolare, del settembre 2021 – che ha dato il via alla realizzazione di asili nido strutturati con criteri specifici, gestiti da un’associazione non profit, in cui i bimbi hanno a disposizione un giardino con piante e piccoli animali (un “laboratorio naturale quotidiano”), che stimola l’apprendimento di varie abilità comunicative e relazionali fondamentali. Le educatrici dell’asilo nido hanno anche riferito una riduzione dei casi di malattia e un miglioramento della qualità del sonno.

A Marsiglia, il progetto RECETAS abbina le attività di tipo sociale alle esperienze in natura, per aiutare le persone vulnerabili a gestire meglio le difficoltà quotidiane. Camminare lungo la costa nel Parco Nazionale dei Calanchi, fare una gita in barca per esplorare le isole Froul, creare un erbario e visitare un museo di storia naturale sono alcune delle attività di gruppo proposte a persone economicamente disagiate nell’ambito di un programma educativo e formativo, che prevede incontri con cadenza settimanale per circa 3 mesi, con la presenza di due group leader. Il progetto è stato avviato nel 2023 con l’obiettivo di valutare l’efficacia delle prescrizioni sociali nature-based mirate a contrastare l’isolamento sociale nelle aree urbane, e quasi simultaneamente si è sviluppato in altre città quali Barcellone, Helsinki, Melbourne.

La monografia affronta anche il tema delle disuguaglianze ambientali, che vanno di pari passo con le disuguaglianze sociali: i gruppi socialmente ed economicamente vulnerabili hanno meno opportunità di contatto con ambienti naturali. Diventa perciò una sfida importante per le città “rimediare” a questa distribuzione diseguale di spazi verdi urbani, e ciò può avvenire in molti modi: il coinvolgimento dei residenti è il primo ed essenziale passo.

Una delle strategie efficaci è rappresentata dai giardini/orti condivisi (community garden), spazi verdi comunali in cui le persone si occupano di uno o più giardini, lavorando insieme, fianco a fianco.  Sono azioni collettive che nascono “dal basso”, promuovono un cambiamento positivo a livello locale, oltre che contribuire ad una maggiore “giustizia” ambientale e sociale. Partecipare a un giardino o orto collettivo dà l’opportunità di fare attività fisica e avere accesso a cibo fresco e salubre, e promuove la coesione e il senso di appartenenza. Parecchie città degli Stati Uniti hanno sviluppato programmi nature-based specificamente rivolti a gruppi svantaggiati, ad esempio a Filadelfia, in Pennsylvania, e a Baltimora, nel Maryland: quest’ultima iniziativa è nata dall’idea di un gruppo di cittadini, affiancati da una infermiera pediatrica che voleva incoraggiare le famiglie, in particolare le famiglie di colore, a scoprire e utilizzare le aree boschive e gli spazi verdi dei dintorni, a partire da semplici camminate nella natura, fino ad arrivare a creare una vera e propria “oasi urbana” con prati, stagni, insetti impollinatori, alberi da frutto, frequentata da persone di tutte le età e provenienza sociale.

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Riferimenti sitografici:

Pagina di presentazione della monografiaLa Santé en Action. Preserving nature to protect human health. December 2024. Issue n. 467

Sito dell’ISPRA per approfondire il concetto di biodiversità



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