Roma, 27 febbraio β βLa Cgil e le categorie interessate dalla vertenza Eni Versalis, Filctem, Fiom, Filt, Fillea e Filcams, hanno deciso di dichiarare lo stato di agitazione a livello nazionale e la programmazione di una manifestazione nazionale sotto il Mimit in occasione del prossimo incontro. Oltre a ciΓ², la Filctem nazionale ha deciso di proclamare otto ore di sciopero per tutti i lavoratori diretti impiegati negli stabilimenti coinvolti per il medesimo giorno. Le categorie titolari della rappresentanza dei lavoratori in appalto definiranno nei prossimi giorni le modalitΓ specifiche delle mobilitazioniβ. Ne dΓ notizia Pino Gesmundo, segretario confederale della Cgil, il giorno dopo lβincontro sindacale tenutosi a Roma, nel quale βlβatteggiamento arrogante tenuto da Eni, ha portato la delegazione Cgil ad abbandonare il tavolo, che Γ¨ comunque proseguitoβ.
Il dirigente sindacale spiega che βlβincontro Γ¨ stato caratterizzato da minacce generiche alle organizzazioni sindacali, accusate di dichiarazioni false sullβoccupazione, ovviamente mai smentite considerato che lβazienda non ha mai fornito dettagli sullβoccupazione indiretta degli impianti in chiusura, e dalla decisione di procedere con il piano che prevede la chiusura dei cracking di Priolo e Brindisi. Come piΓΉ volte abbiamo ribadito, tale chiusura comporterΓ un effetto a catena che determinerΓ lo smantellamento dellβintero petrolchimico di Brindisi e Priolo, in prospettiva, e ricadute che porteranno alla dismissione anche degli impianti di Ferrara, Ravenna e Mantova. Oltre alla chiusura di Ragusa giΓ effettuata e lβimpatto sullβindotto che, considerato il rapporto 1 a 3 rispetto ai diretti, rischia di coinvolgere il destino occupazionale di oltre 20.000 persone. Peraltro i lavoratori metalmeccanici, quelli dei trasporti, gli edili e i lavoratori dei servizi (pulizie, ristorazione e vigilanza) non sono stati affatto coinvolti nel percorso di confronto tra le Partiβ.
βIl tutto β prosegue β esponendo il sistema Paese, in un momento in cui il contesto geo politico determina frizioni preoccupanti tra i vari Stati, ad unβulteriore dipendenza che comporterΓ una perdita aggiuntiva di competitivitΓ per lβ80% delle imprese italiane. LβEuropa ha bisogno di piΓΉ industria e, come sostiene il vice commissario europeo con la delega allβindustria SΓ©journΓ©, βla chimica Γ¨ lβindustria delle industrieβ. Il Governo e lβEni non ascoltano e scelgono di chiudere, e lβunico soggetto a beneficiare di questa soluzione sarΓ lβEni, che continuerΓ a staccare cedole sempre maggiori agli azionisti con ritorni significativi al management aziendaleβ.
Per il segretario confederale della Cgil βin questo contesto appare del tutto incomprensibile lβatteggiamento dimesso e succube adottato dal Governo italiano, con il Ministro Urso che riesce a smentire lo stesso βLibro verdeβ sulle politiche industriali predisposto dal suo Ministero e ad ignorare la discussione avviata in Ue sulle materie strategiche da produrre in Europa per evitare ricadute negative sulla manifattura del nostro continente, compreso lβetileneβ. Inoltre βPalazzo Chigi, dopo 23 mesi consecutivi di calo della produzione industriale non commenta e non ritiene di dover intervenire, barricandosi dietro alla narrazione del tutto va bene siamo lβItalia dei recordβ. Gesmundo ribadisce che βcon questa vertenza, in realtΓ , ci stiamo giocando un altro pezzo del Paese, sacrificando per lβennesima volta gli interessi generali ai profitti di una singola impresa che si comporta come una multinazionale straniera pur, paradossalmente, con una partecipazione pubblica rilevanteβ.
βDa domani β annuncia infine Gesmundo β saranno attivate assemblee dei lavoratori coinvolti, incontri pubblici con la cittadinanza, iniziative con le istituzioni locali per sensibilizzare tutti sulle gravi conseguenze che le scelte di Eni comporteranno al sistema Paese nel complesso e ai territori coinvolti in particolare. Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici a partecipare compatti alla mobilitazione, a pretendere trasparenza sulle reali volontΓ di Eni, a chiedere garanzie sul loro futuro occupazionale, non limitandosi a credere a chi ripete che non ci sono problemi. Difendiamo il nostro futuro, difendiamo il lavoro, difendiamo gli interessi del nostro Paese. Il Governo β conclude β deve rispondere agli interessi generali e non piegarsi alla volontΓ di una singola azienda, peraltro partecipata, anche se potente ed economicamente determinanteβ.
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