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Continua il nostro viaggio nel futuro del disco lievitato con Identità di Pizza, la storica sezione del Congresso in collaborazione con Latteria Sorrentina; un consueto e atteso appuntamento di Identità Milano, ma soprattutto un’occasione per conoscere le ultime tendenze del mondo pizza. A partire dalla tradizione, faro per chi oggi si fa portavoce del cambiamento, di un’evoluzione necessaria per tracciare, consapevoli, gusto, consistenze e pensiero che caratterizzeranno la pizza del domani.
Sul palco, assieme a grandi maestri, anche giovani promesse del panorama nazionale (e non solo), le cui fragranti creazioni sono state abbinate agli Champagne Billecart-Salmon: assaggi in perfetto equilibrio, pairing sorprendenti e la straordinaria affinità tra prodotti di altissima qualità.
Ebbene, dopo avervi raccontato le prime tre lezioni del mattino nell’articolo a cura di Davide Visiello, L’evoluzione della pizza italiana tra studio, tecnica e sacrificio, oggi lasciamo la parola a Mario Bolivar Pennelli, con il ricco report della sessione pomeridiana. A condurre l’intera giornata Francesca Romana Barberini; con lei sul palco, Diego Vitagliano (Diego Vitagliano Pizzeria, Napoli), Carla Ferrari (Pizza Cosy, Francia e Isola della Reunion) e Franco Pepe (Pepe in grani, Caiazzo – Caserta).
DIEGO VITAGLIANO
Questo pizzaiolo del futuro ha sempre saputo anticipare le scelte giuste.
Francesca Romana Barberini sul palco di Identità di Pizza con Diego Vitagliano
Figlio della Pozzuoli del bradisismo, Diego Vitagliano ha un animo inquieto, mai fermo. Ha sempre dato grande importanza alla qualità del prodotto, studiandone ogni sfumatura per esaltarlo al meglio, ma anche al benessere del personale: oggi le sue pizzerie contano fino a 130 collaboratori. «Se non sai delegare alla tua famiglia lavorativa, i sacrifici non diventeranno mai libertà. Se io sono qui al Congresso di Identità Milano il merito è solo loro, dei miei collaboratori».
La pizza di Diego Vitagliano della pizzeria 10 Diego Vitagliano con sede a Pozzuoli, Bagnoli e Santa Lucia (Napoli)
Vitagliano, inoltre, è stato tra i primi a parlare di pizza come prodotto di altissima qualità nel napoletano, sfidando la diffidenza e cogliendo, in tempi non sospetti, il valore della comunicazione. La sua pizza preferita? La Marinara sbagliata, con pomodoro cannellino in due consistenze, provola e olio all’aglio, un omaggio a Franco Pepe.
Cosa vede nel futuro? «Ogni giorno è futuro. Durante le feste natalizie ho sfornato fino a 3.500 panettoni. Lo avreste mai detto qualche anno fa di un “semplice pizzaiolo”? Ora apro una nuova pizzeria e sposto la base centrale di produzione in uno spazio ancora più grande, sempre a Pozzuoli. Terra mai ferma, proprio come me».
CARLA FERRARI
Carla Ferrari, accanita lettrice, si sente una, nessuna e centomila pizzaiole diverse. In Francia, ormai, quasi 100 punti vendita portano il marchio COSY, per il quale Ferrari svolge il ruolo di executive chef.
«La riproducibilità di uno standard qualitativo elevato per il mio prodotto è fondamentale», dice nel suo impeccabile italiano. Creola di nascita (Italia, Francia e Spagna le scorrono nelle vene), il suo stile non ha confini nazionali: «Mi sento più libera nell’adoperare alcuni ingredienti, ma non provoco mai: creo solo pizze che possano avere senso».
Lo ha dimostrato con Nel blu dipinto di pera, con composta di pere, capocollo e radicchio, dove dolcezza e sapidità si intrecciano armoniosamente. «La pizza perfetta non esiste, ma la fetta perfetta sì: deve racchiudere tutti i sapori e le consistenze, come accadrebbe in un cucchiaio, regalando un equilibrio che scateni il piacere assoluto». Obiettivo perfettamente centrato nell’assaggio proposto.
FRANCO PEPE
Franco Pepe è davvero grato a Identità Milano, e la 20° edizione del Congresso è stata per lui l’ennesima occasione per ribadirlo: «Venire qui, incrociarmi con grandissimi chef, è stato negli anni un corso di formazione.
Francesca Romana Barberini con il maestro di Caiazzo (Caserta), Franco Pepe della pizzeria Pepe in grani
La prima volta, ricordo, quasi speravo che non venisse nessuno a sentirmi parlare. Era il 2012. Ora son onorato quando i giovani colleghi confessano di essersi ispirati a Pepe in Grani, nell’apertura dei loro ristoranti o pizzerie».
La sua storia è da sempre rivolta al futuro. «Oggi, nel mio team, figurano agronomi e biologi della nutrizione, ma i miei piedi sono radicati nel passato. Nonno Ciccio era fornaio, papà Vincenzo oste e pizzaiolo, e ancora oggi il ricordo dei loro prodotti da forno è lo standard irraggiungibile che provo inutilmente a eguagliare. Il futuro della pizza? È nelle mani di gastronomi dalla formazione completa, anche manageriale, capaci di unire il mondo della cucina a quello della pizza. Devono fare rete e non avere paura di rischiare, perché senza rischio non c’è evoluzione».
A conclusione dell’incontro ha preparato per il fortunato pubblico presente Ricordo di uno sbaglio, ovvero pane ricavato dall’impasto per la pizza avanzato, fonduta calda di bufala, pomodoro riccio, riduzione di basilico.
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