“Picasso. Lo straniero” – GBOPERA

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Roma, Museo del Corso Polo Museale di Roma
PICASSO LO STRANIERO
ideata e curata da Annie Cohen-Solal
con la collaborazione di Johan Popelard del Musée national Picasso-Paris organizzata dalla Fondazione Roma in collaborazione con Marsilio Arte
Roma, 26 febbraio 2026
“Non si evolve un’arte. Si evolve solo l’artista”
affermava Pablo Picasso, sottolineando la sua costante ricerca di un linguaggio visivo in grado di oltrepassare le convenzioni e ridefinire il rapporto tra arte e realtà. L’artista spagnolo, una delle figure più influenti della modernità, ha attraversato epoche e movimenti senza mai aderire a un’estetica univoca, ma reinventandosi costantemente. La sua parabola esistenziale e artistica è intrinsecamente legata alla condizione dell’esule: uno straniero in Francia, un innovatore spesso incompreso, un outsider che ha saputo trasformare l’assenza di appartenenza in una forza creativa inarrestabile. La mostra Picasso lo straniero, ospitata dal Museo del Corso – Polo Museale di Roma dal 27 febbraio al 29 giugno 2025, si propone di approfondire questa dimensione meno esplorata del maestro di Málaga, attraverso un corpus di oltre cento opere tra dipinti, sculture, ceramiche e documenti d’archivio. Il percorso espositivo si distingue per un approccio critico che va oltre la celebrazione del genio, focalizzandosi invece sulla sua posizione ambivalente all’interno del contesto culturale europeo e sulla sua capacità di sovvertire i codici espressivi. Un aspetto fondamentale dell’esposizione è l’analisi dell’evoluzione stilistica di Picasso, che passa dal periodo blu e rosa fino alla rivoluzione cubista, non come esiti lineari di una ricerca, ma come il frutto di una perenne inquietudine esistenziale. L’artista, già nei primi anni del Novecento, mostra una spiccata attitudine alla decostruzione della forma e alla sintesi visiva, elementi che troveranno la loro piena maturazione nelle opere cubiste, dove la realtà viene scomposta e ricostruita in un sistema di piani simultanei. Di particolare interesse è la sezione dedicata alla primavera romana del 1917, quando Picasso si trova a lavorare alle scenografie per Parade, il balletto realizzato in collaborazione con Jean Cocteau ed Erik Satie. Questo soggiorno segna un momento significativo nella sua produzione: l’incontro con la classicità romana si traduce in un ripensamento della figura umana e nella sperimentazione di un linguaggio in cui la monumentalità si combina con la stilizzazione. Le opere di questo periodo rappresentano un dialogo tra tradizione e modernità, in cui l’artista riprende elementi dell’antico per inserirli in un discorso espressivo del tutto inedito. Un altro focus centrale della mostra riguarda la ceramica, una tecnica che Picasso eleva a mezzo di sperimentazione radicale. In questo ambito, l’artista sfida la distinzione tra arte maggiore e arte minore, creando opere che rompono con la funzione decorativa della ceramica tradizionale per trasformarla in una pratica espressiva autonoma. Il percorso espositivo evidenzia come, attraverso la manipolazione della materia, Picasso riesca a mantenere viva la tensione tra l’immaginario mitologico e la contemporaneità, conferendo alla ceramica un valore plastico innovativo. L’allestimento della mostra è concepito per valorizzare il dialogo tra le opere e lo spazio, enfatizzando la dimensione immersiva della narrazione visiva. L’illuminazione è studiata per mettere in risalto la tridimensionalità delle sculture e la profondità cromatica dei dipinti, permettendo al visitatore di cogliere le stratificazioni della ricerca picassiana. L’organizzazione delle sale segue una scansione tematica e cronologica, offrendo un percorso che consente di comprendere il legame tra la biografia dell’artista e la sua produzione artistica. Un’opera emblematica esposta in mostra è L’Adolescente, che sintetizza la dicotomia tra la tradizione pittorica e la volontà di deformazione espressiva. Da un lato, si riscontra un’impronta classica nella costruzione del volto e nella scelta cromatica, dall’altro emergono le distorsioni tipiche della sua fase più sperimentale, in cui le proporzioni vengono esasperate per accentuare il dinamismo e la tensione interiore del soggetto. L’itinerario espositivo si chiude con un approfondimento sulla fase tarda della produzione di Picasso, caratterizzata da un ritorno ai grandi temi della pittura occidentale riletti attraverso il filtro della sua esperienza esistenziale e artistica. Le ultime opere testimoniano la sua capacità di assorbire le lezioni della tradizione senza mai rinunciare a una visione personale e innovativa. Con Picasso lo straniero, il Museo del Corso offre una riflessione accademica e articolata sulla figura dell’artista, esplorando il concetto di sradicamento non solo come condizione biografica, ma come principio fondante della sua poetica. Il percorso della mostra restituisce così l’immagine di un Picasso sempre in transito, un maestro che ha ridefinito il linguaggio artistico del Novecento, ponendosi come punto di riferimento imprescindibile per la cultura contemporanea.

 

 

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