Tante città d’Italia e del mondo negli ultimi anni sono soggette al fenomeno, sempre più in crescita, dell’overtourism. Se da un lato vi è una narrazione positiva poiché le città sono prese d’assalto diventando mete preferite dei turisti di tutto il mondo, dall’altro lato il sovraffollamento turistico ha anche molteplici effetti negativi sia per l’ambiente, per la qualità di vita dei residenti e sia per il patrimonio culturale ed artistico. Una delle città maggiormente colpite da questo fenomeno è Napoli.
Cos’è l’overtourism?
Il termine overtourism viene usato quando una determinata città ha un afflusso di turisti sproporzionato rispetto a quanto ne possa effettivamente contenere e gestire. Milioni di persone sono concentrate in una sola località impattando negativamente l’ambiente circostante, sotto l’aspetto ambientale, economico e sociale.
A maggio 2024, il centro Demoskopika ha pubblicato un’analisi del fenomeno misurando l’indice complessivo di sovraffollamento turistico (ICTS), utilizzando cinque indicatori: la densità ricettiva, densità turistica, l’intensità turistica, l’occupazione delle strutture e la quota di rifiuti generati. Il risultato è che in Italia questo indice è molto alto nelle città di: Napoli, Livorno, Rimini, Verona, Venezia, Trento e Bolzano.
Secondo Raffaele Rio, presidente di Demoskopika, l’overtourism minaccia la sostenibilità delle destinazioni più amate e rischia anche di compromettere la qualità della vita dei residenti. Rio sottolinea l’importanza di una gestione turistica attraverso la promozione di bellezze nascoste del territorio, destinazioni alternative e favorendo una distribuzione più equilibrata dei flussi turistici.
Le conseguenze dell’overtourism a Napoli
Napoli è sempre stata una città con una grande storia culturale ed artistica, fortemente iconica, carismatica ma soprattutto riconoscibile. Tuttavia per anni è stata demonizzata e soffocata da problemi endemici: come dimenticare la crisi dei rifiuti durata quasi vent’anni, dal 1994 al 2012, che resero la città sinonimo di “immondizia” per lungo tempo. O quando, nel 2006, Roberto Saviano fece crollare il velo di Maya denunciando il problema legato alla Terra dei fuochi nel suo libro “Gomorra” ma, repentinamente, molti lo accusarono di sciacallaggio e di essersi inventato tutto. Eppure, forse, qualcosa di vero c’era eccome perché diciassette anni dopo, il tempo e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo gli hanno dato ragione.
Oggi la situazione è totalmente diversa, negli anni dieci del duemila è avvenuto un processo di rivalutazione della città partenopea che ha contribuito a rilanciarne l’immagine a livello internazionale, facendo del turismo di massa il suo personale golden ticket. Grazie all’apertura del polo tecnologico della Apple Academy a San Giovanni a Teduccio, il trionfo di Gomorra, il successo prima letterario e poi televisivo di Elena Ferrante con “L’amica geniale” e di Maurizio De Giovanni, le numerose scenografie, set cinematografici e tv ambientati nella città, il fenomeno Liberato, la vittoria dello scudetto fino agli spot di Dolce & Gabbana con i protagonisti di Game of Thrones, in cui viene esaltata una Napoli da souvenir, esagerata e ricca di cliché.
Tutto questo ha reso Napoli un vero e proprio “brand” tanto che oggi la città si trova a convivere su due versanti opposte: da un lato vi è l’overtourism che può rappresentare una grande risorsa economica ma dall’altro lato lo stesso turismo di massa rischia di snaturare la sua essenza e la sua identità storica e culturale.
Rinascimento o decadenza?
La città dai mille volti sta diventando rapidamente uguale a tante altre, pertanto, se Napoli non può sottrarsi alla gentrificazione allora occorre adottare delle politiche che salvaguardino e tutelino sia i residenti che la città stessa. Se da un lato il turismo rappresenta una nuova linfa per il sistema economico, dall’altro lato è opportuno ed imprescindibile considerare anche la vivibilità della città e dei suoi residenti che, per strada, si trovano a dover fronteggiare un numero considerevole di persone a qualsiasi orario della giornata, specialmente nel centro storico, cuore pulsante della vita universitaria.
Oggi sono oltre 11mila gli appartamenti in affitto sulle piattaforme dedicate al turismo e di questi, il 90% sono nel centro storico mentre nel 2015 erano appena mille. Gli appartamenti storici si stanno rapidamente trasformando in strutture ricettive e b&b, la cui conseguenza inevitabile è l’aumento vertiginoso degli affitti che spinge i cittadini autoctoni ad allontanarsi dal centro storico della città, patrimonio Unesco, favorendo l’hinterland.
Senza contare che spesso negli annunci di affitto viene specificato di non voler accettare i residenti ma solo i turisti infatti, negli ultimi anni, si sono registrati circa 10mila sfratti: universitari, intere famiglie, persone fragili sono state costrette ad abbandonare le proprie case da un momento all’altro. Secondo le stime, in Campania, sono presenti oltre sessantamila fuoriesede ma i posti negli studentati sono solo millecinquecento dunque gli studenti universitari non hanno altra alternativa se non il pendolarismo poiché l’affitto è diventato un lusso che in pochi possono permettersi, in quanto, il prezzo per una stanza condivisa può arrivare a costare tra i 450 e i 500 euro.
La presenza massiccia di affitti brevi dedicati alle case vacanza per turisti, sta generando una desertificazione del centro storico trasformando la città a misura di turista.
Disneyzzazione
Un altro aspetto da dover considerare è che i social hanno radicalmente modificato il comportamento dei turisti, alimentando il cosiddetto turismo “mordi e fuggi”. I visitatori sono sempre più alla ricerca di luoghi “instagrammabili” da fotografare, degni di essere visitati dove ad acquisire importanza non è il luogo o il viaggio in sé quanto un’urgenza di vivere le stesse esperienze degli altri per sentirsi parte di qualcosa che meriti di essere immortalata e condivisa.
Le destinazioni diventano prodotti da consumare e il problema risiede in un sistema economico capitalista che trasforma tutto in mera merce, inclusa la cultura. Ad esempio, a Napoli molti fondi sono stati investiti negli interni delle metropolitane, rese bellissime e fotografabili ma senza curarsi dei problemi contingenti quali i ritardi, soppressioni e disservizi generali.
Il confine tra la valorizzazione di un luogo e la sua mercificazione è molto labile e il rischio di un turismo non regolamentato è quello di sottoporre la città ad un processo di disneyzzazione, in cui il centro storico potrebbe trasformarsi in un grande parco a tema, un simulacro confezionato e prodotto ad uso e consumo dei turisti.
Si potrebbe affermare che a Napoli il processo di disneyzzazione sia già iniziato e sia in continuo divenire, emblematici in questo senso sono sono stati due eventi avvenuti in tempi recenti: il primo riguarda la chiusura di Tattoo Records dopo 40 anni di attività, lo storico negozio di vinili ubicato a Piazzetta Nilo che era diventato un punto di riferimento per gli appassionati di musica.
La stessa sorte è toccata a Giancar dopo 68 anni di attività, anch’esso negozio storico di vinili, cd e musicassette situato a Pizza Garibaldi. Al suo posto sorgerà un nuovo McDonald’s, il terzo della zona. Questi due eventi fotografano la fine di un’epoca in cui la musica si poteva scegliere e toccare con mano ma anche il cambiamento che sta vivendo la società in cui è più importante chiudere le botteghe storiche per favorire l’apertura di friggitorie ad ogni angolo, snaturando l’identità storica, artistica e culturale della città.
Possibili soluzioni
Fronteggiare il fenomeno della turistifcazione non è affatto semplice, sono necessarie politiche efficaci su diversi fronti. Innanzitutto bisognerebbe aumentare i salari, introdurre delle agevolazioni per le famiglie a basso reddito che spesso sono costrette a vivere in monolocali angusti il cui affitto, a Napoli, può arrivare fino a 1000 euro al mese mentre 1400 per i bilocali. È necessario regolamentare il mercato privato degli affitti promuovendo contratti regolari e trasparenti, aiutare le persone fragili usando gli immobili confiscati alla criminalità organizzata in alloggi pubblici e soprattutto introdurre delle garanzie prima dello sfratto affinché queste persone possano prepararsi e valutare delle alternative, qualora ci fossero.
Inoltre, si dovrebbe agire sull’inquinamento causato dai trasporti, investire nella valorizzazione del patrimonio culturale delle città per renderlo fruibile a tutti affinché non diventino dei meri souvenir senza identità.
Il diritto all’abitare, in quanto tale, dovrebbe essere riconosciuto a tutti, forse solo così si può restare umani senza abbandonare nessuno per strada.
Brigida Cozzolino
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