La maggioranza non sfiducia per la seconda volta la ministra del falso Daniela Santanché

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Astenuti 1
Maggioranza 171
Hanno votato Sì 134
Hanno votato No 206

Con questi numeri, martedì, la Camera ha respinto la mozione di sfiducia Francesco Silvestri, Braga, Zanella ed altri n. 1-00392 presentata a norma dell’articolo 115, comma 3, del Regolamento, nei confronti del Ministro del Turismo, Daniela Garnero Santanchè

“Ho una certezza, che i vostri attacchi e la vostra persecuzione non finirà qui. Sono certa di questo, che non è che domani, per me, cambierà qualcosa, perché sarò sempre sotto attacco; sono quella persona da combattere, da fare fuori; sono quella persona che rappresenta il male assoluto, ve l’ho detto prima.Ma, soprattutto, ho un’altra consapevolezza: che a breve ci sarà un’altra udienza preliminare e sottolineo che le cose, certo, non sono andate come alcuni raccontano. Ma aspettiamo, perché sino adesso abbiamo solo sentito l’accusa. È certo che, in quell’occasione, farò una riflessione perché è giusto che io la faccia, per poter anche valutare delle mie dimissioni. Ma vi dico una cosa, lo farò da sola; lo farò solo con me stessa; non avrò nessun tipo di pressione, di costrizione o di paventati ricatti; sarò guidata solo dal rispetto per il mio Presidente del Consiglio, per l’intero Governo, per la maggioranza, ma, soprattutto, per l’amore per il mio partito, Fratelli d’Italia, dove certo non vorrò mai diventare un problema, ma vorrei continuare ad essere una risorsa.Tutti siamo consapevoli, perché poi la politica è la vita, perché poi noi siamo esseri umani. Di cosa siamo consapevoli? Che la ragione e il cuore non sempre vanno d’accordo. Penso, però, come persona, e mi conosco abbastanza bene, che in quella occasione prevarrà il mio cuore, grazie”.

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Così la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, aveva concluso il suo appassionato intervento a sua difesa prima delle dichiarazioni di voto dei rappresentanti dei vari gruppi. Un’intervento in cui ha dichiarato la sua non colpevolezza, i suoi meriti di ministro e un astio endemico nei suoi confronti (da parte delle opposizioni) per il modo di vestire… dai tacchi a spillo alle borse griffate.

A riassunto degli interventi dei gruppi parlamentari che ne hanno chiesto la sfiducia, si riporta quello della segretaria dem, Elly Schlein:

“Ministra Santanchè – aspetto che finisca di salutare -, Giorgia Meloni l’ha scelta e l’ha voluta alla guida del Ministero del Turismo, oggi però fa finta di non conoscerla, non la vediamo qua, l’ha scaricata, come lei ha scaricato i suoi dipendenti. Meloni se ne è resa conto probabilmente di avere fatto un grande errore, ma allo stesso tempo non è in grado di rimediare, non riesce a farla dimettere mentre lei rimane lì, incollata a quella sua poltrona. Stupisce che una Presidente del Consiglio così attenta alle regole della comunicazione non fosse a conoscenza delle innumerevoli traversie giudiziarie, della sua tendenza alle gaffes, dei problemi che l’impresa di cui lei era amministratrice delegata aveva, quell’impresa, e anche dell’incombenza di un conflitto di interessi; sì Ministra, conflitto d’interessi, questa parola così sconosciuta alla destra di questo Paese, perché lei ha delle aziende attive nel turismo e fa oggi la Ministra del Turismo.Lei, Ministra, ha cambiato idea rispetto al passato: giustizialista con gli avversari, è diventata ipergarantista con sé stessa. Ma, guardi, non si preoccupi, perché noi non siamo qui per fare un processo, la presunzione di innocenza vale per tutti. Noi siamo qui a porre una gigantesca questione, che riguarda l’opportunità politica. Davanti ad accuse così gravi, per non ledere l’istituzione che si rappresenta, lei avrebbe dovuto dimettersi. Quel che lei rivendica, e cioè che è a processo per fatti antecedenti al suo giuramento, da questo punto di vista è un’aggravante, proprio perché il suo privato e non il suo operato politico crea imbarazzo al Governo della Repubblica italiana, dovrebbe avere il buon senso di fare un passo indietro. Non dimentichi che c’è un articolo della Costituzione che nella sua lezioncina, guarda caso, non ha citato l’articolo 54: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.E mentre lei Ministra – le faccio una domanda – viene qui a difendere le borsette, chi difende gli italiani dalle bollette? Non si preoccupi: non è colpevole fino a eventuale sentenza, ma le sentenze, colleghi, quando arrivano si rispettano, non come avete fatto con Delmastro Delle Vedove, condannato a otto mesi per avere usato le informazioni coperte da segreto come una clava sulle opposizioni, con parole tecnicamente eversive da parte anche della Presidente del Consiglio.La verità è che voi non accettate di essere sottoposti alla legge ma la legge in Italia è uguale per tutti e dovete convincervene. La legge è uguale per tutti e voi, come al solito, siete, invece, garantisti coi vostri e giustizialisti con gli avversari politici. Due pesi e due misure, sì, perché da quando è Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha smesso di praticare quello che per dieci anni è stato indubbiamente il suo sport preferito: la richiesta di dimissioni di Ministri in carica.Anno 2013: “Sono certa della buona fede della Idem, ma le dimissioni sarebbero auspicabili”; 2016: “La Guidi si è dimessa ed era il minimo che potesse fare”; 2019: “Un Ministro indegno di rappresentare l’Italia. Fioramonti dimettiti”; 2021: “Lamorgese ha fallito su tutto; dimissioni”; 2022: “Se non fosse tutto così folle e drammatico ci sarebbe da ridere. Speranza dimettiti”. Questo è ciò che diceva Giorgia Meloni: un campionario di incoerenza politica, mentre oggi, ancora una volta, scappa; non la vediamo in quest’Aula ormai da mesi e compare solo su videomessaggi preregistrati da dentro quei palazzi da dove ormai non esce più. È stata campionessa mondiale di richieste di dimissioni e oggi, con una Ministra voluta da lei che deve andare a processo per falso in bilancio, ha disertato di nuovo quest’Aula.Come fa a non vergognarsi della sua incoerenza Giorgia Meloni? Come fa a non rendersi conto di quanto sia vigliacco il suo atteggiamento di continua fuga da quest’Aula e dalla realtà? Dove si è nascosta la Presidente del Consiglio? Certamente, non sta cercando di risolvere il problema delle bollette, nonostante siano le più care d’Europa; di certo, non starà facendo riunioni per accorciare le liste d’attesa, visto che per prenotare una gastroscopia serve un anno e mezzo; non sta lavorando alla nostra proposta sul salario minimo, nonostante ci siano 4 milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori poveri anche se lavorano; forse – dico forse – sta registrando un altro video nella sala montaggio, magari un contributo da inviare alla prossima convention tra motoseghe e saluti nazisti.Qualche giorno fa un esponente del partito Fratelli d’Italia ha detto che nella giornata di oggi il Governo guidato da Giorgia Meloni si conferma il sesto più longevo nella storia della Repubblica. Benissimo: significa che da ora in poi Giorgia Meloni non avrà più scuse, non potrà più dire che per qualunque cosa che non funziona è sempre colpa di quelli che c’erano prima.Ministra Santanchè, più che del turismo lei è ormai la Ministra del falso: falsi sarebbero i bilanci delle sue società (questo sostiene la procura; vedremo il processo); falsi sarebbero anche i documenti con cui ha ottenuto i contributi COVID, tanto che è accusata di truffa ai danni dello Stato, e falsi, infine, sono anche i numeri del turismo sotto la sua gestione. Basti pensare al sorpasso che Spagna, Francia e persino Gran Bretagna hanno effettuato nelle presenze e nei fatturati rispetto all’Italia. Siamo dentro, nonostante l’annuncio urbi et orbi del portale Venere, che da otto mesi è fermo e, nonostante la propaganda iniziale, non serve nemmeno a prenotare un bed and breakfast o a trovare una rosticceria aperta. Servirebbe una lettura più onesta, più oggettiva. Non avere scommesso su una trasformazione industriale del nostro turismo fa registrare, in maniera clamorosa, una flessione anzitutto delle presenze interne.Ma c’è una cosa, Ministra, che non è falsa in questa vicenda ed è il fatto che lei per qualche motivo sente di avere in tasca la carta giusta per non dimettersi. Allora, ancora una volta, per l’ennesima volta, ci rivolgiamo a chi dovrebbe prendersi la responsabilità di una decisione, ossia la Presidente Giorgia Meloni, chiedendole cosa le impedisce di far dimettere la Ministra Santanchè, anziché mandare poi le veline ai giornali per scaricarla. Perché continua ad accettare in silenzio? Come è possibile tollerare una Ministra che arriva persino a dire che del pressing di Fratelli d’Italia se ne frega e che sarà lei, solo lei, a valutare l’impatto delle sue vicende giudiziarie sul suo incarico?La Ministra che oggi dice qui che sulle sue dimissioni decide da sola, come se non esistesse una Presidente del Consiglio. Meloni diceva di non essere ricattabile, ma io le chiedo cosa le impedisce allora di ottenere queste dimissioni. Speriamo in un sussulto da parte dei gruppi e dei singoli parlamentari di maggioranza, ma se oggi il vostro voto salverà la Ministra Santanchè dimostrerete, colleghi, ancora una volta, che per voi difendere i vostri viene prima di difendere l’onore delle istituzioni italiane. E dico a Giorgia Meloni che questa non è difesa nazionale, è difesa tribale. È una cosa diversa. Quanto a lei, Ministra, che ha chiesto per 53 volte – le abbiamo contate – le dimissioni di ministri, sottosegretari, magistrati, amministratori di società partecipate e potrei continuare, si è ben guardata dall’annunciare un passo indietro. E, magari, questo le farà ripensare alle sue parole sulla ex Ministra Josefa Idem, quando nemmeno era indagata.Lei si rivolse alla Ministra Idem dicendo: “Cosa penso del caso Idem? Penso che ci sono sempre due pesi e due misure. Se capita una cosa del genere al centrosinistra, nel centrosinistra si fa finta di niente. Se fosse successo a una di noi del centrodestra, saremmo già state cacciate”. Ecco, dopo queste sue parole, cara Ministra, si faccia una domanda e si dia una risposta su se stessa e sul ruolo che svolge e si dimetta per il bene e la dignità delle istituzioni del nostro Paese”.

Ma nonostante i numerosi promemoria con cui è stato ricordato ciò che sosteneva in passato, in nome dell’ormai classico “me ne frego” che ne fa da guida la maggioranza ha votato per non sfiduciare Santanché e per contraddire tutto quello che aveva sostenuto fin dal 2013. E con il suo silenzio anche Meloni non può certo pretendere di essere diversa dai parlamentari che la supportano. Un bell’esempio di coerenza e dignità.





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