Bollette, Tasse e Precariato: l’Italia verso la recessione

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Signor Presidente, il rallentamento delle dinamiche economiche impatta certamente in un diffuso aumento di tariffe e bollette di autostrade, tram e tariffe locali. Al di là delle difese di parte dei colleghi Damiani e Cantalamessa, io continuo a pensare che sulle politiche economiche si compia il vostro primo grande fallimento.

Non regge più né l’opposizione al passato, cioè l’attribuire sempre al passato le responsabilità dell’assenza di un progetto per il futuro del Paese, né una difesa che fa apparire l’Italia quasi come un paese di Bengodi. Purtroppo, Boccaccio nel «Decamerone» questo lo declinava come un luogo immaginario, mentre voi state nascondendo la realtà, immaginando un Paese che non esiste, che non c’è e che è distante anni luce dalle reazioni concrete che le vostre politiche di bilancio stanno determinando.

Ecco perché dovete mettere da parte la retorica della colpa al passato. Io penso, invece, che le tariffe aumentino i livelli di tassazione, in modo particolare sui redditi delle persone. Purtroppo, queste sono il frutto anche di politiche di tagli lineari che nella legge di bilancio avete introdotto. Io non so se non tornate nella realtà o quanto tempo impiegherete per tornare nella realtà, ma stanno aumentando i livelli di imposizione delle Regioni e dei Comuni, per effetto dei tagli lineari che la vostra legge di bilancio ha introdotto.

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Solo questo mi fa pensare che dovreste ascoltare con maggiore attenzione quello che noi stiamo proponendo e che tutte le opposizioni hanno sottolineato, perché noi stiamo inquadrando un Paese reale, mentre voi state nascondendo l’Italia che soffre, che ha maggiori difficoltà, esclusivamente per ragioni di consenso.

Non posso immaginare, infatti, che autorevoli Ministri, che vengono qui declamati come i migliori Ministri dell’economia, non siano in presa diretta con questi dati, che non sono del Partito Democratico o di questa terribile opposizione. Guardate i dati delle autorità indipendenti, come l’Istat. Ascoltate, ad esempio, quello che questa mattina anche il Governatore della Banca centrale europea ha detto all’assemblea dell’ABI.

Ovviamente, il quadro macroeconomico che abbiamo di fronte è un quadro che evidenzia nella dimensione europea una debolezza più persistente di quello che avete previsto, che purtroppo abbiamo discusso con voi, senza alcuna possibilità di farvi cambiare idea. Che ci sia una crescita inferiore nel 2024 rispetto alle vostre previsioni l’hanno già detto tutte le autorità indipendenti. Purtroppo, voi negate al Parlamento la possibilità di indicare come faremo a compensare questa minore crescita economica e come faremo a rafforzare il pilastro pubblico che voi avete così indebolito.

È la stessa debolezza, più persistente, che questa mattina il Governatore della banca d’Italia ha individuato nell’area euro, dopo tre trimestri di crescita zero e tensioni sul settore manifatturiero.

Purtroppo, al di là della vostra declinazione di Bengodi, continuo a pensare che avranno e hanno impatti già molto evidenti anche sull’occupazione il nascondere i problemi reali e il fatto di stare distanti dalle famiglie e dalle imprese italiane, negando la verità e soprattutto negando un piano strategico per lo sviluppo economico di questo Paese.

Il vostro fallimento sta nelle due direzioni: una maniacale reintroduzione dell’aggressione al pilastro pubblico e un’assenza di politiche economiche, che possiamo mettere in relazione alle vostre politiche fiscali. Anche la flat tax produrrà impatti sul lavoro e la vostra riforma che stimola sul mercato del lavoro maggiore precarietà, anziché maggiore qualità nel lavoro, che continua ad avere salari bassi e scarsa produttività, produce impatti negativi sulla crescita economica, amplia le disuguaglianze e non favorisce la politica del sostegno ai consumi interni, che è l’altro grande fallimento.

Ci avevate raccontato che avremmo avuto impatti con la stabilizzazione del cuneo fiscale sul lavoro, sui redditi delle persone: sono impatti che sono già stati consumati per intero dall’incremento dei costi dell’energia. Sull’energia non c’è nulla, perché c’è un vuoto cosmico, c’è la negazione del cambiamento in atto nella dimensione ambientale. Toglietevi dalla testa la sostenibilità ambientale; le transizioni in campo ambientale, digitale e sociale sono una necessità con la quale dovrete confrontarvi e non basterà dare la colpa al passato, alle politiche europee, alla sinistra ambientalista. Sarà necessario prendere atto che se non produrrete – ho finito, Presidente – quel disaccoppiamento del prezzo delle fonti rinnovabili dalle fonti fossili, se non favorirete l’installazione di nuova capacità di generazione di energia elettrica e di fonti rinnovabili per clienti finali energivori, metterete in ginocchio anche la manifattura italiana e produrrete disastri, soprattutto sui comparti che oggi reggono la poca crescita che abbiamo, che sono tutti legati alle esportazioni e alla capacità di portare nel mondo le nostre eccellenze. Pensate al comparto delle ceramiche, che è senza strategia e che rischia di essere uno dei comparti che andrà nei prossimi mesi dentro dinamiche recessive gravissime che produrranno conseguenze altrettanto gravi sull’occupazione.

Invece voi cosa fate? Proroga delle concessioni delle reti elettriche senza uno straccio di proposta su quali investimenti fare, proprio per favorire investimenti per l’energia verde, per un utilizzo più efficace delle comunità energetiche in autoconsumo. Insomma, state facendo l’esatto contrario, sempre più orientato a creare margini nelle assicurazioni e nelle banche, sempre orientato a creare fasce di maggiore povertà e di maggiore solitudine del lavoro e grandi difficoltà per le imprese. È per questo che questa mozione vi propone un’altra idea di politiche economiche e sociali che voi state respingendo, negando la realtà esclusivamente per ragioni di consenso.

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Cambiate strada, ne ha bisogno l’Italia, ne ha bisogno il Paese.



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