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una sfida da cui il Paese ha solo da guadagnare



Qualunque riforma nel Paese ha come presupposto la cura della PA: da un passato obsoleto la proietta verso il  futuro garantendone la costituzionalità e dunque anche l’equilibrio di genere.


L’amministrazione pubblica non è più oggetto di pregiudizi e attacchi volti a contrastarne la presunta dimensione elefantiaca, che la contrapponeva a un privato ritenuto al confronto “più rock”. Nella realtà, l’amministrazione pubblica ha subito assottigliamenti e ridimensionamenti continui, inaridimenti e diaspore verso esternalizzazioni non sempre efficienti. Almeno l’errata opinione dell’amministrazione  pubblica leviatana non sembra più dilagare. Non è però sufficiente riconoscere l’importanza e l’utilità della PA e smettere di picconare sulle dimensioni della stessa, ma è urgente riprendere con coerenza il ragionamento sulla qualità della pubblica amministrazione come presupposto per qualunque riforma nel Paese, per l’autorevolezza nelle relazioni internazionali sia bilaterali che multilaterali, per la consapevole gestione delle risorse, per la coerenza con gli obiettivi di sostenibilità. Insomma, la PA non va dilatata, ma ripensata per fornire risposte adeguate, e per  liberarci da un equivoco pericoloso: quello che qualità e futuro della PA non siano attraversati da una declinazione di genere nelle analisi, nelle proposte, nelle prospettive, nell’individuazione degli strumenti, nelle scelte organizzative così come nelle relazioni con l’utenza.

Un po’ di anni fa abbiamo provato a porre la centralità di queste tematiche e ho personalmente diretto la rivista “Nuova Etica Pubblica“, esperienza di una stagione che ha visto un vivo confronto di energie intellettuali multidisciplinari e che proprio nell’intreccio tra politiche pubbliche, urgenza di un’adeguata etica pubblica e dimensione di genere trovava la propria ragione di essere. Perché non riprendere oggi alcune di quelle sollecitazioni, forse ancora più attuali rispetto al contesto in cui hanno trovato origine?

Il libro di Alessandra Pioggia sulla cura della PA

L’occasione è fornita da un contributo veramente decisivo, il bellissimo libro di Alessandra Pioggia dal titolo “Cura e Pubblica Amministrazione – come il pensiero femminista può cambiare in meglio le nostre amministrazioni”. Alessandra Pioggia, con profondità di analisi e chiarezza espositiva, attraverso contributi e categorie proprie del pensiero femminista nel tempo, pone l’importanza della cura come chiave di volta di un’amministrazione contemporanea in linea col dettato costituzionale e che, anzi, pone le condizioni per la completa realizzazione del medesimo. Vale davvero la pena confrontarsi con la sistematicità dell’analisi prospettata e con i suggerimenti delineati. Ovviamente, non si propone di rinunciare all’imparzialità della pubblica amministrazione ma, al contrario, si prospetta la corretta lettura della Costituzione e la realizzazione piena dell’imparzialità nell’agire amministrativo. L’imparzialità non è neutra ma riconoscimento della concretezza della vita degli uomini e delle donne e dei bisogni che emergono, e corretta valutazione degli interessi in gioco attraverso l’esercizio della discrezionalità amministrativa. Ne discuteremo il 29 gennaio con contributi veramente importanti, attraverso un approccio interdisciplinare. Interverranno Marina Calloni, Marsilia D’Amico, Antonio Naddeo e Laura Valli. E’ un’iniziativa di Noi Rete Donne, rete trasversale che ha il proprio focus nella democrazia paritaria e nel rapporto tra le donne e il potere. Su un aspetto mi soffermerei maggiormente: l’amministrazione pubblica nell’essere credibile, nel prendere in considerazione e trattare le differenze, nel prendersi cura, deve essere autorevole e ispirare fiducia. Aggiungo: può ispirare fiducia se al proprio interno è attraversata da squilibri di genere per esempio nei ruoli apicali? Insomma la centralità della cura impone anche un’accelerazione nel riequilibrio di genere all’interno della PA.

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