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L’arresto del boss Errante Parrino, sui social post e like di solidarietà: «Un signore, rispettoso e cordiale»

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di
Cesare Giuzzi

I commenti che alcuni «concittadini» di Abbiategrasso hanno riservato pubblicamente allo «Zio Paolo» Errante Parrino, 78 anni, arrestato dopo tre giorni di latitanza con l’accusa di associazione mafiosa. Tra i post, quello della figlia

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«Bravissima persona sempre rispettoso e cordiale». «Idem anche con me, è sempre stato ospitale quando andavo a bere al suo bar». «Paolo mi dispiace tantissimo, ma dio è grande». Fino a qualche anno fa, anche se tra i politici l’usanza non si è per nulla persa, ai convegni e alle celebrazioni pubbliche veniva ripetuta come un mantra la storiella degli anticorpi. Quelli che la gente del Nord, che mai avrebbe accettato di farsi comandare da un manipolo di rozzi mafiosi, possedeva fin dalla nascita, coltivando la consolatoria idea che cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, poggiassero il loro potere più sull’ignoranza, o la complicità, della gente che su un reale pericolo criminale. La storia recente, ma anche passata, ci ha insegnato che qui a Milano e in Lombardia, più che respinta dagli anticorpi la mafia è stata accolta da braccia aperte. Le nostre. Quelle di imprenditori, politici, professionisti. Non tutti, per fortuna, ma in un numero non liquidabile come irrisorio. Anzi. 

E anche se ad Abbiategrasso vivono quasi 35 mila persone e questa trentina di commentatori e «like» non è certo un campione utile per far statistica, le parole che alcuni «concittadini» hanno riservato pubblicamente allo «Zio Paolo» Errante Parrino, 78 anni, arrestato dopo tre giorni di latitanza con l’accusa di associazione mafiosa, un po’ di impressione la fanno. Perché viene da chiedersi quale misteriosa spinta porti qualcuno a tributare un omaggio non richiesto con nome e cognome sui gruppi social della cittadina a una persona accusata (e già comunque in passato condannata) di essere un boss mafioso. La risposta di getto verrebbe dai racconti della Sicilia degli anni cinquanta e sessanta, quando Cosa nostra governava e soffocava l’intera regione. O magari da certi paesini dell’Aspromonte dove il nemico sono sbirri e carabinieri e si viene educati cosi fin da bambini. Invece no, siamo nel 2025 e ad Abbiategrasso un posto dove i milanesi vanno nel weekend in bicicletta, dove una volta la Mivar costruiva i televisori che erano in tutte le case degli italiani, dove ci sono campagne, i Navigli, agriturismi per il pranzo della domenica. E allora una spiegazione deve esserci e certamente più profonda. 




















































I commenti social in questione riguardano un post in cui viene riportata la notizia dell’arresto di Errante Parrino presa da un sito locale. Di fronte alla parola boss qualcuno precisa: «Presunto, Paolo un signore». Seguono like. Tra questi c’è quello di Giusi Errante, all’anagrafe Giuseppina una delle figlie di don Paolo. La stessa che in un altro commento di uno sventurato utente che ricorda la sua parentela con Matteo Messina Denaro testualmente replica: «Tu sai che sono parenti o ti attieni a quello che dicono queste merde di giornalisti tappati la bocca va». E poi minaccia querela. Giusi Errante non c’entra niente con i reati contestati al padre, ma c’entra invece con la chiusura ordinata dalla prefettura per il bar di famiglia «Las Vegas» di via Legnano. Stop all’attività in virtù di una interdittiva antimafia. Così una possibile risposta a questo bisogno di tributare pubblici omaggi al boss potrebbe arrivare dalla banale constatazione che se davvero Errante Parrino è un boss di cosa nostra trapiantato a Milano, il suo potere non si chiude certo con un nome su un ordine di carcerazione o su una sentenza. Paura, connivenza, convenienza? 

C’è poi un altro aspetto che non puo’ essere sottovalutato. Si chiama consenso sociale ed è il nutrimento delle mafie. Anche al Nord, come ha messo in chiaro la Direzione investigativa antimafia, le organizzazioni mafiose cercano (e trovano) il sostegno di chi è fuori dalle mafie: «Ricerca di consenso e di accettazione da parte degli operatori economici è l’obiettivo di organizzazioni come la ‘ndrangheta il cui consenso sociale è in crescita, proprio perché soggetti, la cui appartenenza a contesti mafiosi è conclamata, sono considerati dagli operatori socio-economici locali interlocutori affidabili con i quali concludere affari». Potrebbe aver influito sulla percezione dei cittadini, ad esempio, che Paolo Errante Parrino in questi anni sia stato in contatto con il sindaco Cesare Nai e che il primo cittadino abbia pubblicamente difeso la sua libertà di incontrare «Zio Paolo» benché condannato per mafia. E che il sindaco abbia pure riso al telefono mentre il boss minacciava una sua dirigente comunale. Quindi magari qualche cittadino ha pure il diritto di essere confuso e di non capire esattamente da che parte stare. Chissà… Peggio sarebbe se i «commentatori» non si rendessero davvero conto di quel che scrivono e del disvalore delle loro parole. Perché altrimenti ci sarebbe da pensare che questa terra lombarda di campagne e Navigli sia in realtà ancora fertile terreno per mafie e mafiosi. E che più che anticorpi, a Milano servano urgenti e massicce dosi di antibiotici. 

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28 gennaio 2025 ( modifica il 28 gennaio 2025 | 14:53)

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