Negli ultimi anni il digitale ha avuto un grandissimo sviluppo. Sono, infatti, aumentate le aziende italiane che utilizzano le tecnologie nei loro business ed è possibile affermare con certezza che la digitalizzazione delle imprese sta crescendo.
Si parla da tempo della trasformazione digitale delle PMI che riguarda sia l’adozione di nuove tecnologie, come software, intelligenza artificiale o tool per l’e-commerce, sia un cambiamento culturale e strategico che coinvolge tutti gli ambiti aziendali grazie anche agli incentivi pensati per sviluppare l’industria 5.0. Il cambiamento però è ancora in via di sviluppo, nonostante sia oggi divenuto sempre più necessario.
La digitalizzazione, infatti, non è più un’opzione. È una necessità per le PMI italiane che vogliono rimanere competitive e con loro l’intero paese Italia. Le piccole e medie imprese rappresentano il cuore pulsante dell’economia, sia in termini di occupazione sia di contributo al PIL. L’Italia è storicamente caratterizzata da un tessuto imprenditoriale composto principalmente da PMI, che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere la competitività del Paese a livello globale.
PMI e digitale: lo scenario attuale
Parlare di trasformazione digitale significa, innanzitutto, parlare di investimenti per dotarsi dei giusti strumenti tecnologici al fine di affrontare le sfide che il mercato e la società richiedono. Lo scenario italiano sembra essere positivo in tal senso: lo confermano i dati contenuti nella raccolta annuale degli Osservatori Digital Innovations del Politecnico di Milano “I numeri chiave dell’innovazione digitale” che mostrano come nel 2024 il 65% delle piccole e medie imprese ha intensamente investito nel digitale, contro un 35% che lo ha fatto solo marginalmente.
Gli investimenti nel digitale: un cambiamento necessario
Digitalizzarsi, quindi, significa investire nell’adozione di tecnologie come, per esempio, i software che rappresentano un fattore chiave per la crescita, l’efficienza e la competitività sul mercato. L’uso di strumenti digitali consente, infatti, di automatizzare processi, migliorare la gestione aziendale e ottimizzare le risorse. La filiera dei software è considerata strategica per le imprese. Nel 2024 il numero di piccole imprese che si sono dotate di questi mezzi sfiora il 52% contro il 48% del 2023.
Intelligenza artificiale e eCommerce come driver di crescita
La tendenza positiva verso la digitalizzazione è riportata anche dal report dell’Istat “Imprese ICT 2024”, in particolare per quanto riguarda l’uso dell’AI e di tool per l’e-commerce. La ricerca evidenzia, infatti, che il numero di PMI che utilizzano le tecnologie di IA è aumentato di 3 punti percentuali nel corso dell’ultimo anno. Non solo, anche rispetto all’e-commerce i numeri si dimostrano essere positivi: cresce di quasi 2 punti percentuali la quota di piccole e medie imprese che hanno effettuato nel corso del 2023 vendite online per almeno l’1% del fatturato totale. Il numero di aziende di piccole dimensioni attive nel settore dell’e-commerce è aumentato in generale dal 18,5% al 20%.
Questo è un dato significativo perché vede le PMI digitalizzarsi con l’obiettivo di accedere a business più ampi per migliorare la loro competitività. È il mercato nazionale e internazionale stesso a richiederlo. Anche i dati contenuti all’interno dell’European E-Commerce Report 2024 del Consorzio Netcomm vanno nella stessa direzione: gli italiani che comprano online sono sempre di più, nel 2024 sono stati il 53% della popolazione. Le ragioni principali che hanno portato a un significativo aumento dell’e-commerce sono: la convenienza degli acquisti online, l’ampia varietà di prodotti e la comodità di comprare da casa.
Oggi la tecnologia non solo cambia il mercato, ma lo crea e lo trasforma, costringendo aziende e consumatori ad adattarsi continuamente. Le imprese che sanno anticipare questi cambiamenti e sfruttare la tecnologia a proprio vantaggio hanno maggiori possibilità di successo.
Il divario digitale con l’Europa
L’Italia sta quindi facendo progressi importanti nel campo della digitalizzazione, ma il gap con l’Europa rimane significativo. Per esempio, rispetto all’adozione di tool per l’e-commerce nonostante il numero di PMI italiane sia cresciuto, secondo l’Istat il nostro Paese è ancora sotto la media europea dove l’adozione è salita in media dall’8,5% del 2023 al 12,4% del 2024. Anche per quanto riguarda l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale, l’Italia mostra alcuni ritardi rispetto all’UE dove la crescita è aumentata del +13,5%.
Le sfide culturali e la formazione delle competenze digitali
La digitalizzazione delle PMI presenta tuttavia numerose sfide. In primis la mancanza di una cultura digitale tra dirigenti e dipendenti che rende difficile affrontare la complessità del cambiamento. È possibile affermare che oggi in Italia le competenze digitali sono insufficienti e che spesso mancano figure con competenze specifiche su cloud, cybersecurity, AI e data analytics.
Sono le barriere culturali, infatti, i principali ostacoli allo sviluppo completo dell’innovazione digitale all’interno delle PMI: ben il 41% le piccole imprese e il 57% quelle di medie dimensioni segnalano una carenza di personale adeguatamente formato e competente in ambito digitale.
Non solo, l’introduzione di nuove tecnologie deve essere accompagnata anche da un cambiamento nella mentalità aziendale. Non basta dotarsi di nuovi tool come software, intelligenza artificiale o strumenti per la vendita online.
Molte aziende pensano che digitalizzarsi significhi solo adottare nuove tecnologie o nuovi canali di comunicazione, ma in realtà significa trasformare integralmente il modo in cui l’azienda lavora, pensa e compete. E purtroppo l’Italia è ancora indietro da questo punto vista. Affinché una piccola e media impresa possa davvero trasformarsi, è fondamentale agire su diversi livelli: uno tecnico, uno culturale e uno strategico. Occorre sviluppare una mentalità orientata al digitale investendo nella formazione e parallelamente rivisitare il proprio modello di business ottimizzando la gestione di tutti i processi, dei prodotti e del servizio portato al cliente finale.
Le aziende devono imparare a vivere in questo nuovo ecosistema trasformando la loro architettura a 360° non solo la propria comunicazione o i propri prodotti.
Le imprese italiane per essere competitive e “stare” nel mercato con successo, nel corso del 2025 devono compiere la completa rivoluzione digitale che non è più rimandabile. Le premesse sembrano esserci: stando ai dati prodotti dal Politecnico di Milano, per il 2025 si prevede un aumento dell’1,5% dei budget stanziati per l’Information and Communication Technology delle imprese. Un dato in linea con l’andamento degli ultimi nove anni anche se con un tasso di crescita leggermente inferiore in confronto al 2023.
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