Fondazione Lanza, Tavolo Contratti di Fiume, Edizioni Messaggero hanno organizzato il 18 marzo scorso la presentazione online del nuovo libro di Simone Morandini.
All’incontro hanno partecipato: Francesco Puma, Comitato di Pilotaggio Tavolo Contratti di Fiume, Paola Rizzuto, Comitato di Pilotaggio del TNdCF; Giorgio Osti, Università di Padova e Daniela Luise, Coordinamento Agende 21 locali.
Moderatore: Matteo Mascia, Coordinatore del Progetto etica e politiche ambientali della fondazione Lanza.
La fotografia in copertina raffigura gli ultimi giorni del carnevale di Venezia 2020, all’inizio della pandemia ed è di Gianluca Salmaso.
«Ho provato a mettere in risonanza la comprensione scientifica dell’acqua e alcuni nodi ecologico-sociali che attorno all’acqua ruotano e che contribuiscono in modo anche importante a strutturare le forme della nostra convivenza civile» introduce così il suo ultimo libro, Acqua, Simone Morandini.
Acqua nella sua dimensione integrale, quella che il teologo e docente veneziano propone per Edizioni Messaggero, che non può prescindere dalla sua dimensione religiosa, cominciando da quella Sora Acqua di cui cantava San Francesco. «Bonaventura da Bagnaregio, antico pensatore medievale – ricorda Morandini – vede in essa Dio stesso e ne parla come di una fontalis plenitudo, come una fonte che sgorga con abbondanza e che irriga l’intero creato con la sua presenza».
Un rapporto viscerale, quello che lega l’intera cultura occidentale con l’acqua a cominciare dalle sue città, come Venezia.
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«Venezia, la città che abito – chiosa Simone Morandini – ma una città anche in cui io sono giunto da forestiero e che dopo trent’anni guardo ancora come un osservatore interno e esterno che ne coglie tutta la singolarità da un lato e le criticità dall’altro. Un rapporto con l’acqua intenso ma pur sempre problematico da collocare nel contesto del mutamento climatico e dei suoi poderosi impatti sul ciclo dell’acqua che contribuisce, quindi, a modificare la vita sul nostro pianeta attraverso il riscaldamento degli oceani, l’acidificazione, l’aumento degli eventi meteorologici estremi».
Acqua come risorsa capace di produrre energia ma anche come minaccia, fonte che necessita d’essere gestita perché sa essere allo stesso modo nutrice e portatrice di morte quando tracima, esce dagli argini e travolge case e manufatti.
«Il tema dell’acqua rimane un grande tema di etica sociale: l’acqua è una risorsa vitale ma è una risorsa non equamente distribuita e dove le modalità di gestione spesso accentuano ulteriormente queste iniquità ostacolando la vita di molte popolazioni e dei singoli».
Un’etica dell’acqua che trova spazio nell’eredità della Laudato si’: «Francesco sa unire il fascino del canto per il rio delle Amazzoni – conclude la sua presentazione Morandini – il rimando alle valenze religiose che l’acqua porta con sé, ma anche la chiara affermazione del fatto che l’acqua deve essere pensata, vista, gestita come diritto e non come bisogno, come qualcosa che è prima di tutto finalizzato alla vita delle persone, alla vita della comunità civile e ecologica ben prima che al profitto di pochi. Abbiamo bisogno di acqua, insomma, di un’acqua buona per esseri umani e abbiamo bisogno di gestire in modo intelligente e sensato l’acqua perché la terra continui ad essere una casa vivibile».
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«È una specie di libretto di Mao: ha l’agilità, la grandezza e la leggibilità per essere diffuso a grandi masse di persone». Scherza ma non troppo Giorgio Osti, docente dell’Università di Padova, commentando il saggio proposto da Edizioni Messaggero. «Mi fermo su un termine, su un punto del libro – continua il docente – ed è quello che riguarda il patto sociale. Serve un nuovo patto ma bisogna un po’ analizzare il vecchio e perché è in qualche modo in crisi.Il patto sociale ancora vigente, pur con tanti buchi nella rete idrica, è sostanzialmente legato alla regolazione pubblica».
Una regolazione pubblica che si è fatta forte dell’abbondanza e quindi del basso prezzo della risorsa per renderla disponibile in buona quantità e qualità ovunque e a tutti che oggi entra in crisi perché a mancare è proprio l’acqua. Non solo spesso la gestione della risorsa, divenuta onerosa e complessa, ha reso necessarie risorse tecniche e finanziarie di cui gli enti pubblici sono privi.
«Il primo rimedio che si tenta è quello della riduzione dei consumi. – riflette Osti – un secondo modo che, invece, non è battuto a causa dei problemi organizzativi e politici enormi, è quello di trasformare le tariffe in tasse e quindi far pagare l’acqua non in base al consumo ma in base a reddito o all’Isee e la cosa, ovviamente, potrebbe causare grandi rivolte fiscali. Il terzo rimedio sarebbe quello dell’azionariato popolare, che ritorna spesso nei nostri discorsi anche un po’ utopistici».
Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.Cantico delle creature, san Francesco d’Assisi
«Se uno legge i giornali, guarda la televisione e internet, effettivamente c’è un martellamento da parte dell’acqua su di noi. – gli fa eco Francesco Puma, Comitato di Pilotaggio Tavolo Contratti di fiume – In questo contesto di problemi malvagi, come si pongono i Contratti di fiume? I Contratti sono strumenti di carattere volontario che promuovono la partecipazione dei portatori di interesse, ma anche dei cittadini e non è un’operazione facile. I cittadini per poter partecipare devono avere degli strumenti che permettano loro di farsi un’opinione motivata, altrimenti si tratta di semplice informazione. L’obiettivo è di integrare i soggetti pubblici e privati, il riferimento è il bacino, al fine di gestire i problemi ambientali legati all’acqua, creando una visione comune tanto delle problematiche quanto delle soluzioni dando vita ad un programma d’azione unitario. L’obiettivo, forse utopistico, è quello di poter effettivamente pervenire a un’integrazione ma qual è il problema? Il rischio, come spiega Simone Morandini all’inizio del suo libro, è quello di naufragare in un mare di significati e di essere sommersi da una cascata di parole ridondanti».
Utopia ma anche la forza di portare nel concreto le sfide del tempo presente con le dinamiche di un elemento le cui implicazioni sono trasversali nella vita della comunità e delle persone.
«La forza generatrice unificatrice dell’acqua è un elemento simbolico che richiama in sé il femminile, la donna – spiega Paola Rizzuto del Comitato di pilotaggio del Tavolo nazionale dei Contratti di fiume – e quindi ecco come il tema dell’acqua inevitabilmente passa per uno sguardo di genere e quindi ci porta a nuove considerazioni e a lavorare per la sensibilizzazione sulla condizione della donna all’interno di dinamiche che sono legate all’acqua in cui la donna ha svolto e svolge ruoli chiave. Occorre, quindi, valorizzare il contributo che le donne danno alla cura dei beni comuni, quali l’acqua e la terra. Donne che in qualche modo si accostano al mondo dell’acqua, della gestione dell’acqua in maniera anche innovativa e lo fanno in diversi ruoli come esponenti del mondo della ricerca, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione».
«Alcune città stanno riprendendo in gestione pubblica l’acqua. – riflette invece Daniela Luise del Coordinamento Agende 21 locali – Non è un percorso facile, anche perché si lavora su una normativa non chiara da questo punto di vista e il processo di ritorno non è sicuramente facile in quanto richiede anche competenze nella gestione e quindi molti sono problemi da affrontare. C’è anche il problema di come sta andando a livello nazionale e internazionale. Ad esempio, nel 2020 gli Stati Uniti hanno inserito nel mercato finanziario l’acqua e permettendo quindi agli speculatori di scommettere sul prezzo. L’acqua diventa, quindi, una pura merce e con tutte le conseguenze di limitazione dell’accesso, dell’aumento delle disuguaglianze, del controllo del mercato».
Il riferimento è ai cosiddetti water futures, quotati a Wall Street, una situazione diametralmente opposta a quella italiana: «da un lato i cittadini, anche con il referendum del 2011 che è citato da Simone Morandini nel libro, hanno delle richieste importanti. – commenta ancora – Ma anche l’esperienza dei contratti di fiume è quella di dire cominciamo a gestire insieme acqua e mettiamo insieme tutti gli interessi che girano intorno all’acqua per andare insieme a trovare qual è il modo giusto per gestirla a livello locale».
La questione economica, almeno idealmente, nel “modello italiano” si tiene insieme alla giustizia sociale e a percorsi di condivisione che trovano spazi e occasioni nuove per proporre nuove forme di consapevolezza. Com’è successo in Veneto con la questione Pfas e il grande attivismo delle “mamme”, ad esempio.
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