Nessuna religione è un’isola – Cattolici e sciiti in dialogo di fronte alle sfide del mondo contemporaneo

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di Stefano Leszczynski

Nell’anno in cui cade il sessantesimo della dichiarazione Nostra aetate, che diede il via al dialogo tra la Chiesa cattolica e le religioni non-cristiane, assume un significato speciale tornare a interrogarsi sul compito che tutte le religioni hanno in comune nel cercare risposte agli interrogativi dell’uomo. «Per la Comunità di Sant’Egidio», spiega Marco Impagliazzo, da poco rieletto alla presidenza, «si tratta di un cammino che si inscrive nello “spirito di Assisi” dal 1986 a oggi e che negli ultimi dieci anni coinvolge in particolare il mondo sciita iracheno e le diverse confessioni cristiane locali e che dà tanto spazio al tema della pace».

Il iv incontro internazionale tra cattolici e sciiti, che si è concluso oggi 28 febbraio a Roma, si interroga proprio sulle sfide che le religioni sono chiamate ad affrontare nel mondo contemporaneo. «Questo convegno — ha dichiarato ai media vaticani il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il dialogo interreligioso — sottolinea l’importanza della pace, tema che è nel cuore del Santo Padre. E in questo momento guardando il mondo sappiamo bene quanto sia importante». Però la pace, ha precisato il porporato, non è solo l’assenza della guerra, è anche un impegno spirituale teso a realizzare la visione comune delle religioni per un futuro di sviluppo da lasciare in eredità alle generazioni più giovani. Un futuro segnato dalla misericordia e dall’attenzione nei confronti di chi è più fragile e di chi soffre di più: i poveri del mondo.

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Ad aprire ieri i lavori della sessione inaugurale sono stati gli interventi del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e del segretario generale della Fondazione irachena al-Khoei, l’imam Jawad al-Khoei. Il “cambiamento d’epoca” intervenuto con la fine della Guerra fredda non ha portato quella pace, democrazia e prosperità in cui si sperava. «La globalizzazione — dice Riccardi — ha ingenerato reazioni identitarie: sono comparsi nazionalismi aggressivi, etnicismi, fondamentalismi religiosi, mentre si è praticata, di occasione in occasione, una politica di aggressione militare». Le stesse comunità religiose in questo contesto sono state, in parte, oggetto di tentativi di strumentalizzazione da parte del mondo della politica. «Proprio l’attuale situazione difficile del mondo contemporaneo», afferma il fondatore della Sant’Egidio, «mostra come ci sia bisogno delle religioni, come la parola delle religioni sia “buon seme” ed educhi milioni di credenti a vivere in pace e secondo giustizia».

Parole che portano al cuore del dialogo in corso tra il mondo cattolico e quello sciita. Un dialogo che trova il proprio pilastro portante nello storico incontro tra il Grand ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani e Papa Francesco, a Najaf, durante il viaggio apostolico in Iraq nel marzo 2021. «Il mondo soffoca senza dialogo: è il motivo per cui questa nostra età può essere definita quella della forza o della violenza», ha aggiunto Riccardi sottolineando che «la scelta del dialogo non coinvolge solo sciiti e cattolici ma riguarda anche il mondo musulmano sunnita, come affermato nel Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato ad Abu Dhabi nel febbraio 2019 da Francesco e dal Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb».

A ribadire come i mondi religiosi siano oggi vere riserve di umanità è stato anche l’imam Jawad al-Khoei che ha sottolineato il ruolo fondamentale del dialogo nella lotta all’ignoranza e alla povertà e come fattore di promozione dei diritti umani. «Il dialogo interreligioso non è qualcosa di cui si possa fare a meno», ha detto. La spiritualità che caratterizza la scuola della città santa di Najaf è incentrata sul rispetto di tutte le autorità religiose e delle loro posizioni e il legame tra il Pontefice e il grande imam Al-Sistani testimonia la volontà e la capacità comune a tutte le religioni di riempire i cuori. “Il rispetto reciproco in cui noi crediamo fortemente è la chiave per garantire i principi di uguaglianza e di dignità della persona umana», ha dichiarato al-Khoei ai media vaticani, ricordando come il consolidato rapporto di amicizia con la Santa Sede e con la Comunità di Sant’Egidio abbiano permesso in questi anni di promuovere i valori comuni in favore della giustizia e della pace. Un particolare pensiero è stato rivolto dal segretario generale della Fondazione al-Khoei a Papa Francesco, per il quale ieri sera è stata organizzata una veglia di preghiera nella basilica di Santa Maria in Trastevere, a cui hanno partecipato in un clima di grande rispetto anche i rappresentanti religiosi sciiti.



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