«Il bonus bolletta? È una truffa sulla pelle degli italiani»

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Dice il parlamentare di Avs che parte del finanziamento viene dal fondo Csea per la ricerca e a favore dell’innovazione. Dopo il consiglio dei ministri Meloni ha annunciato sgravi fino a 200 euro per chi ha un Isee fino a 25 mila euro. Ma per avere quel denaro bisogna presentare l’Isee

«Dovrebbero chiamarlo decreto truffa sulla pelle degli italiani, altro che sostegno al caro energia», è senza freni l’onorevole Angelo Bonelli di Avs sul fronte del decreto partorito dal consiglio dei ministri. Il governo ha stanziato 2,8miliardi, per tre mesi, di cui 1,6 per le famiglie con un Isee fino a 25 mila euro (e non più 9.530 mila euro), la restante parte alle imprese. Lo sconto in bolletta toccherà 8 milioni di italiani.

La premier, in un video messaggio ha sintetizzato la misura dicendo che, solo (e soltanto) chi presenterà l’Isee, riceverà un sostegno di circa 200 euro e il contributo salirà a 500 euro per chi ha già i requisiti per il bonus sociale.

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Onorevole Bonelli, cosa non la convince?

«Questo governo continua, da circa tre anni, a non voler affrontare in maniera strutturale il tema del caro energia, che deriva esclusivamente dalla fonte energetica del gas, che è sottoposto a speculazioni di vario tipo. E conseguentemente il governo Meloni è responsabile primario di un’accumulazione di ricchezza incredibile da parte delle società energetiche italiane che acquistano e distribuiscono gas, che negli ultimi 3 anni hanno realizzato extra profitti da questo mercato pari a oltre 70 miliardi di euro. La beffa è che mentre il governo approvava un decreto da 2,8 miliardi, l’ad dell’Eni, Claudio Descalzi, ha annunciato un utile per il 2024 di 14,3 miliardi di euro».

Tre mesi di provvedimento scadono a giugno. E quest’estate, quando dovremo accendere il condizionatore come faremo?

«Il governo sta giocando una partita sulla speranza. Perché ha visto che i future sul costo del gas sono in ribasso e ha previsto che il prezzo del metano scenderà. Davvero con l’incertezza che c’è a livello internazionale si vuole legare il futuro energetico del paese ai future? La verità è che il governo né vuole affrontare il tema degli extraprofitti, né disaccoppiare il prezzo dell’energia da quello del gas. È una cosa che Meloni potrebbe fare, chiedendo un intervento all’autorità competente, Arera. Questo favorirebbe una riduzione dei prezzi e una corsa verso le rinnovabili».

Invece, quali sono state le scelte prese?

«Ha favorito il passaggio di 4,5 milioni di famiglie dal mercato tutelato a quello libero, raccontando una bugia agli italiani, cioè che la concorrenza avrebbe fatto calare i prezzi. Invece (come prevedibile) è avvenuto esattamente il contrario. Inoltre l’aumento delle bollette è anche una responsabilità del governo, in particolare delle politiche fiscali, perché nel 2023 il peso dell’Iva sull’energia era 4,76 per cento. Adesso il peso complessivo del costo dell’Iva è del 18 per cento».

Soldi che poi sono serviti per finanziare questo bonus?

«In realtà 1,8 miliardi di questo bonus provengono dal fondo Csea per la ricerca di sistema, che dovrebbe finanziare la ricerca, l’efficientamento energetico e la digitalizzazione della rete per evitare la dispersione elettrica. Siamo alle solite, vanno a pescare in settori strategiche per non andare a prendere dalle tasche da chi ha guadagnato milioni di milioni dai rincari».

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Sul medio lungo termine il governo sembra ricorrere al nucleare. Che ne pensa?

«Restando nel breve termine vorrei aggiungere che da quando Meloni è al governo ha portato 2,3 milioni di famiglie italiane in povertà energetica, ovvero sono arrivate a non riscaldarsi più perché non sono in grado di pagare le bollette. Sul medio termine direi che la politica energetica di Meloni è soprattutto propensa al gas. È scritto anche nel Pniec, Piano Nazionale italiano Energia e Clima, che punta a trasformare il paese in un hub strategico del gas e quindi costringeremo le famiglie italiane a pagare l’energia sempre più cara. Poi, al CdM è stato riproposto il decreto sul nucleare, emblema dell’ipocrisia di Meloni. La destra sociale nel referendum del 1978 aveva votato contro il nucleare. Giorgia Meloni, nel 2011, nel secondo referendum sul nucleare, aveva fatto campagna elettorale contro il nucleare. Votò, la destra sociale, esattamente come votai io. Oggi Meloni da uno schiaffo in faccia a 26 milioni di italiani che nel 2011 dissero no al nucleare. Inoltre: chi pagherà il ritorno al nucleare, considerato che in Europa e nel resto del mondo è totalmente sovvenzionata dallo Stato e ha costi insostenibili?».

Sul fronte dell’energia alternativa, le opposizioni non sono sempre d’accordo. Prendiamo il caso Sardegna, dove i progetti per l’eolico sono stati bloccati.

«Non ho condiviso la scelta di bloccare quegli impianti. C’è una generica assenza di consapevolezza: o capiamo che le rinnovabili vanno fatte o vincono le lobby energetiche. Dobbiamo renderci conto che una politica industriale basata sulle rinnovabili è più democratica e consente di ridurre fortemente il prezzo dell’energia. Faccio presente che la Spagna di Sanchez, grazie all’uso di rinnovabile, sta riducendo di quasi il 70 per cento il costo dell’energia. Questa strategia ha consentito il rilancio dell’economia spagnola, perché ridurre il costo dell’energia significa rilanciare l’economia. Al contrario il governo Meloni blocca le rinnovabili perché si deve garantire il controllo e l’accumulazione di profitti da parte delle società energetiche e poi perché con gli accordi sul gas si fa geopolitica. Però una volta erano patrioti e parlavano di sovranità energetica, mentre ora fa dipendere l’Italia un giorno dall’Azerbaijan, un giorno dall’Algeria, un giorno da come si sveglia Donald Trump».

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