Bacino di laminazione sì, bacino di laminazione no! Careri sfoglia la margherita… Ecco perché il sindaco non sa che fare

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Questo giornale ha seguito con attenzione la questione del progetto del bacino di laminazione del rio Fossasso, presentato l’anno scorso dalla amministrazione dell’ingegner Giovanni Ponchia. Ha riferito le osservazioni del Comitato di Difesa Ambientale, quelle del gruppo consiliare Idea Montanaro e la posizione dei sostenitori del progetto.

Diamo ora brevemente conto del parere della Regione. Dunque, il 2 aprile 2024 l’amministrazione guidata dal sindaco Ponchia manda alla Regione il progetto “Realizzazione del bacino di laminazione del rio Fossasso”. La Regione lo sottopone a diversi uffici competenti, ne raccoglie i pareri e suggerimenti, e il 20 giugno 2024 li invia al Comune. Dove da pochi giorni si è insediato il nuovo sindaco, il dottor Antonino Careri, che si trova ad ereditare e gestire la patata bollente.

Sì, perché il documento della Regione è una patata bollentissima. Elenca 21 punti critici del progetto, invita il Comune a eseguire ulteriori indagini e rinvia il progetto alla Valutazione di Impatto Ambientale. Non una bocciatura, ma una critica severa. Il progetto è opera del Comune, e la realizzazione materiale dovrebbe venire effettuata dalla società Allara, che presumibilmente rientrerebbe dalle spese di realizzazione vendendo o trattando la sabbia e la ghiaia ricavate dall’escavazione: traendone legittimamente un profitto.

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I 21 punti rilevano nel progetto delle lacune, dimenticanze, superficialità proprio riguardo alla centralissima questione idrogeologica: ovvero il rischio “acqua in casa”, proprio il rischio che Ponchia, col suo progetto, vuole mitigare. Tradotto: l’attuazione del progetto, in questa formulazione, ridurrebbe effettivamente il rischio alluvione, oppure no? In conclusione, ecco il messaggio provvisorio della Regione al Comune: correggetelo e rimandatecelo. Così non va.

Antonino Careri e Giovanni Ponchia

Facciamo qualche esempio. Lo studio idrogeologico del progetto non tiene conto dei benefici già eventualmente apportati dagli ultimi interventi nella zona Nord del Comune. Ossia, serve veramente un nuovo bacino, o bastano le opere che già ci sono?

Il cronoprogramma non indica i tempi delle fasi di attuazione: nei primi cinque anni verrebbe solo fatta estrazione del materiale, e solo dopo il quinquennio i lavori comincerebbero a proteggere il paese: “Per i primi 5 anni è prevista solo l’attività di cava. Tali tempistiche si ritengono eccessive per la mitigazione del rischio idraulico di una parte del concentrico del Comune”.

Manca un calcolo preciso della profondità della falda nella zona: se non abbiamo questi dati, come possiamo sapere quanta acqua dovrebbe contenere il bacino in progetto per assolvere alla propria funzione protettiva? Cioè, per la Regione il Comune non ha verificato abbastanza a quanti metri o centimetri di profondità si trova la falda acquifera. Una verifica – osserviamo noi – che qualsiasi privato farebbe prima di farci costruire sopra la sua villetta, considerato che Montanaro è un paese storicamente di alluvioni.

E poiché non si sa con precisione quanto sia profonda la falda, la Regione chiede al Comune di continuare a fare monitoraggi presso i piezometri esistenti almeno per un altro anno. Poi ci risentiamo…

Per precauzione, occorre studiare se e quali fonti di contaminazione si trovano a monte del rio Fossasso (es. fertilizzanti, effluenti zootecnici [tradotto: merda], fitofarmaci, ecc.). Tenuto anche conto che a poco più di duecento metri c’è un pozzo idropotabile alimentato da una falda profonda.

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Occorre calcolare la quantità e qualità delle polveri che verrebbero sollevate dai lavori e il rumore prodotto dal transito dei veicoli connesso all’escavazione.

E, ultimo ma non minore, è veramente necessario il bacino in progetto? O sarebbe meglio, anche in termini di costi, completare il quarto lotto dello scolmatore? Scrive la Regione: “Non è stata prodotta una valutazione comparativa in grado di dimostrare la maggiore, o quantomeno uguale, efficacia dell’intervento di realizzazione di una vasca di laminazione in luogo del completamento del quarto lotto del canale scolmatore sia dal punto di vista della mitigazione del rischio idraulico sia dal punto di vista economico-finanziario”.

Bene, non siamo dei tecnici e fin qui ci siamo limitati a riportare i dati e le considerazioni dei tecnici della Regione. Ma, al di fuori dei benvenuti tecnicismi, ci poniamo altre domande. Ne riparleremo. Per adesso, proviamo ad immaginare il dilemma nel quale si trova la giunta Careri: se lascia cadere il progetto sarà attaccato dalla minoranza di Ponchia e accusato di non volere un’opera necessaria alla messa in sicurezza del paese. Se con determinazione prosegue sulla strada di Ponchia, sarà accusato da altre parti di spendere soldi pubblici, anche solo in carte e indagini e parcelle, per un’opera che la stessa Regione teme che sia di scarsa utilità a fronte della spesa

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