Vi pongo una riflessione. Prima, però, un breve aggiornamento sugli eventi avvenuti tra martedì e mercoledì notte. L’oro ha chiuso le negoziazioni raggiungendo un nuovo record storico di 2.930 dollari l’oncia. Contemporaneamente, nel caveau del Comex a Manhattan, sono arrivate da Londra altre 160.000 once di oro fisico.
Attualmente, il volume totale di oro conservato nei caveau di New York ha raggiunto un picco storico di 37,6 milioni di once. Questo grafico ci offre una prospettiva temporale degli eventi. E ciò che emerge merita una seria riflessione. Questo incremento senza precedenti dell’oro fisico è avvenuto in soli tre mesi, subito dopo le elezioni americane.
Questi sviluppi cosa ci suggeriscono? Ma prima di rispondere, ecco ancora qualche dato. Anche la scorsa notte, il tasso per prendere in prestito azioni dell’Etf sull’oro e scommettere al ribasso ha toccato il 10,45%. Il tasso di leasing a sei mesi ha superato i livelli della crisi di Lehman. Nel 2008 era all’1,1%, ora è all’1,2%.
Questi indizi sembrano preannunciare un “short squeeze” storico, capace di scoperchiare uno dei più famosi vasi di Pandora della storia: il gioco delle tre carte tra l’oro fisico disponibile per la consegna e l’oro “di carta” utilizzato per speculazioni e arbitraggi su derivati.
Ora osservate questo altro grafico, che mostra il breakdown contenuto nell’ultimo report dell’Office of the Comptroller of the Currency degli Stati Uniti sui contratti derivati sui metalli preziosi.
Giusto per essere chiari, al 31 dicembre, il mercato dei derivati era dominato da sole 4 banche statunitensi, che controllavano l’88,1% del totale nozionale, che ammontava a 218,8 trilioni di dollari. Di questi, 566 miliardi di dollari erano destinati ai contratti sui metalli preziosi, con un aumento di 83 miliardi tra il secondo e il terzo trimestre del 2024.
Ora la domanda. In un contesto così epocale, con Elon Musk che minaccia/annuncia un audit a Fort Knox per verificare se l’oro americano sia ancora presente e non sostituito da tungsteno verniciato (l’ultimo controllo risale al 1974), perché l’Italia non discute di questo argomento? In modo completamente bipartisan e generalizzato. Politica, parti sociali, finanza, media e persino l’opinione pubblica, distratta da eventi come Sanremo e la Champions League, tacciono.
Ricordo che l’Italia ha il secondo più grande debito pubblico tra le economie avanzate, dopo il Giappone, ma anche le terze riserve auree al mondo, dopo Usa e Germania. Quest’ultima, come ricorderete, ha rimpatriato i suoi lingotti molto rapidamente tra il 2016 e il 2018, da Londra, New York e Parigi a Francoforte. All’epoca si temeva un’invasione russa di un tipo diverso da quello dei tempi della Cortina di Ferro.
Per un breve periodo, il tema delle riserve auree tornò d’attualità quando Mario Draghi, allora presidente della Bce, rivelò che l’oro italiano non era disponibile per la Banca d’Italia, ma per la Bce. Poi la questione svanì, fino agli ultimi giorni di Draghi alla guida dell’Eurotower, prima dell’arrivo di Christine Lagarde.
Chi si ricorda l’ultimo atto di Draghi prima del cambio di comando nel luglio del 2019, a soli tre mesi dalla fine del suo mandato? La sorprendente decisione di porre fine al Central Bank Gold Agreement in vigore dal 1999, che limitava le vendite di oro dalle banche centrali dell’Eurozona.
Ora immaginate un videoregistratore che ripercorra questi eventi. Premete il tasto di fast forward fino ad oggi, collegando quel punto con la situazione attuale. Sembra un collegamento lungo e tortuoso, ma la stampa e la politica si concentrano solo sul rally delle borse post-Trump e ignorano l’exploit dell’oro fisico. Cosa ci dice o ci nasconde questo?
Potrebbe essere che Donald Trump, con l’aiuto di figure come Elon Musk, stia considerando una ristrutturazione delle riserve auree come garanzia del colossale debito americano o come temporanea fonte di finanziamento per evitare un aumento del deficit. E tutto questo mentre si prepara per le discussioni primaverili sul tetto del debito.
Nonostante l’Italia detenga ufficialmente la terza riserva aurea al mondo, perché rimane in silenzio e non assume un ruolo di protagonista giustificato e necessario in questo contesto? Forse ci affidiamo troppo all’aumento del prezzo delle sigarette o alle emissioni di Btp per tentare di risanare la situazione? Qualcosa non quadra, lo vedete anche voi, vero?
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Tags: Donald Trump, Mario Draghi, Elon Musk
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