Legge S.C.A.C.CO tra sogno e realtà: un’occasione sprecata per i giovani lucani?

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“Abbiamo assistito all’approvazione di una legge che, almeno nel nome, doveva celebrare la cultura e la coesione sociale: il cosiddetto ‘Servizio di Cittadinanza Attiva per la Cultura e la Coesione Sociale (S.C.A.C.CO)’. Nelle intenzioni, un progetto di inclusione e di valorizzazione dei più giovani; nella realtà, con gli emendamenti proposti e approvati dal centrodestra, un dispositivo che rischia di trattarli alla stregua di pedine sacrificabili, offrendoli come manodopera a basso costo, con la benedizione di chi ha deciso di dire “sì” senza troppe domande”. Lo dichiarano Alessia Araneo e Viviana Verri, consigliere regionali del M5s che così proseguono: “Come consigliere del M5S, ci siamo astenute perché riconosciamo che l’idea di base, simile al Servizio Civile, non sia certo sbagliata. Al contrario, può essere uno strumento nobile. Peccato che in questa legge regionale, con gli emendamenti apportati, si intravedano i meccanismi tipici di una ‘cittadinanza attiva’ piegata alle esigenze del mercato, più vicina all’ideologia neoliberista che non a un genuino percorso di emancipazione sociale. Sembra quasi di sentir riecheggiare, in chiave moderna, una nota lettura marxiana: l’istituzione pubblica, invece di tutelare chi lavora, ne valorizza lo sfruttamento. La legge così come approvata quasi all’unanimità, diversamente dal condivisibile intento iniziale, potrebbe tradursi in una mera collezione di ‘ore di servizio’ in cui i giovani rischiano di fornire forza-lavoro gratuita o semigratuita a enti e aziende. L’indennità di partecipazione promessa è vincolata a una valutazione finale dell’ente ospitante: se non ‘vai bene’, resti a bocca asciutta. Una dinamica che fa pensare più al plusvalore estratto dal capitale che all’educazione civica”. “Perché questa impostazione – continuano le esponenti del M5s – ci preoccupa? Per prima cosa, aprire le porte alle imprese private – che riceveranno persino un credito d’imposta in caso di assunzione dei ‘volontari’, ammesso che si possa fare (!) – rischia di legalizzare un nuovo esercito industriale di riserva: giovani e persino minorenni spinti nella logica dell’addestramento al lavoro precario. Altro che valorizzazione delle competenze e dignità occupazionale! Poi c’è il coinvolgimento diretto delle amministrazioni pubbliche, che potranno utilizzare queste leve ‘volontarie’ in vari servizi. Se non suona come sostituzione di personale retribuito, ci manca poco: non vorremmo certo vedere la mano pubblica che, in nome di un’economia di spesa, si affida a una legione di ‘servitori civici’ precari, anziché assumere professionisti con regolari contratti. In tutto questo, i minorenni vengono catapultati in un sistema che ricorda sinistramente l’alternanza scuola-lavoro: una formula che già in passato ha mostrato forti criticità, esponendo le ragazze e i ragazzi a dinamiche di controllo e dipendenza nelle aziende, con annesso rischio di sfruttamento mascherato da percorso formativo”. “Non vogliamo demonizzare la parola ‘volontariato’ – sottolineano Araneo e Verri – che può ed è nobile quando è davvero libero e finalizzato al bene comune; ma se l’ente di turno assume il potere di decidere se concedere o meno un’indennità, sorge il sospetto che si finisca per premiare chi ‘si adegua’. Suona ironico, in una Regione che ha disperato bisogno di lavoro vero e di politiche attive, ritrovarsi con una legge che legittima il lavoro a costo irrisorio, riducendo i giovani a pedine sullo scacchiere delle convenienze. Avremmo preferito un modello ispirato al Servizio Civile Nazionale, così come forse era stato inizialmente concepito, con meccanismi certi di remunerazione e riconoscimento, più trasparenza nella valutazione, formazione di qualità davvero scollegata dalle logiche di profitto, e una scrupolosa distinzione tra pubblico e privato. Con queste basi, avremmo votato a favore senza esitazioni. Eppure, al grido di ‘cittadinanza attiva’, la maggioranza dei consiglieri ha chiuso un occhio sulle possibili derive di precarizzazione”. “Noi – concludono Araneo e Verri – come Movimento 5 Stelle, non ce la siamo sentita di essere complici. Non è così che si garantiscono diritti e dignità alle nuove generazioni; non è così che si combattono la disoccupazione e la fuga dei nostri giovani. Il futuro della Basilicata si costruisce con investimenti in istruzione e occupazione stabile, ricerca e sviluppo, non inventando scorciatoie che per alcuni profumano di solidarietà, mentre per tanti altri rischiano di trasformarsi in lavoro non pagato e precarietà perpetua”.





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