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La sfilata di Antonio Marras alla Milano Fashion Week nasce dalla ricerca di un libro antico. Ad applaudirla in front row anche Sharon Stone
Antonio Marras, per la sua collezione autunno inverno 2025 2026 andata in scena alla Milano Fashion Week, deve aver piacevolmente cambiato idea dopo una recente chiacchierata con Vogue Italia. Nell’intervista dello scorso novembre aveva dichiarato «una volta creavamo i libretti con la storia narrata in passerella ma pare che il limite medio di attenzione sia di 15 secondi (ride, ndr). Siamo fuori tempo massimo. Al giorno d’oggi, dove tutto annoia, stupirsi è già magia». E probabilmente questa sua dichiarazione deve averlo spronato a ristampare quei mitici libretti che accompagnavano ogni suo show. In effetti sarebbe stato strano il contrario, o meglio sarebbe mancata parte della magia, perché la sfilata Antonio Marras autunno inverno 2025 2026, dove ad applaudire in prima fila c’era anche Sharon Stone, inizia da un’opera ritrovata carissima al designer.
Da dove nasce l’idea?
L’ispirazione nasce da un incontro – prima a Pesaro, poi al Museo Internazionale della Musica di Bologna e poi ancora a Pesaro – tra un appassionato melomane e un innamorato di Alghero. Ricerca: un libretto antico, La bella d’Alghero, del 1892. Sebbene nessuna partitura sia sopravvissuta – ma rivive oggi in quella creata da Marras appositamente per lo show – Massimiliano Fois e Raffaele Sari Bozzolo hanno collaborato alla ricostruzione dell’opera, con musiche di Giovanni Fara Musio, che è andata in scena per l’ultima volta al Liceo Musicale Rossini di Pesaro.
I protagonisti sono quattro, intenti in un menage à quatre anche in passerella, tra abiti che richiamano le loro personalità
Ci sono le due sorelle, la bella Eulalia e “l’amore che acceca” Rosalia, c’è poi il conteso Efisio e il promesso Gavino. Rivivono ora in un’opera di abiti teatrali che dal nero cupo si fa pian piano più gentile, a tinte grigie e verde militare, fino a toccare la passione, con un tocco di rosso Marras, e risprofondare, sul finale, nel melodramma.
A far da sfondo c’è Alghero, in una data esatta e cioè il 29 settembre, festa di San Michele quando si svolge la vicenda. Solo che la storia raccontata da Antonio Marras si fa più contemporanea; è ambientata nel 2025, quando una compagnia catalana rimetterà in scena il dramma teatrale nel capoluogo sardo.
Per marcare il legame di sangue tra i due popoli di comune origine – ed ecco che “risbuca” sulla maglieria il filo rosso tipico della griffe – gli abiti mixano le classiche silhouette del designer sardo con guizzi catalani, a richiamo de La Carmen di Bizet.
La collezione
Vanno in scena completi gessati e in principe di Galles, vestiti in jacquard ottoman alternati a capi in pelle o denim, fino ad arrivare agli abiti, talmente leggiadri, che fluttuano con il movimento del vento. Star dell’abbigliamento donna è una gonna, a metà tra la coda di una sirena e il costume di scena di una ballerina di flamenco, mentre per gli uomini sono i pantaloni da Picador a trionfare, anche per le occasioni più formali.
Le linee di questa collezione sono sartoriali e ben stratificate, talvolta micro oppure più massimaliste, e tutte lavorate con ricami, inserti, plissé e pennellate realizzate a mano dallo stesso Marras. L’omaggio del designer è sempre finalizzato agli abiti, a cui, come fogli bianchi, dà voce: «affinché diventino vestiti che parlano».
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