La sveglia questa svolta è suonata per davvero. O l’Europa si ridesta dal suo sonno politico-industriale oppure la prospettiva è quella di arrivare in ritardo all’appuntamento con la Storia. Appare ormai evidente che il mondo tutt’attorno al vecchio continente stia correndo veloce e le occasioni per tenere il passo si riducono sempre di più. Non esistono più certezze e non si può più far affidamento su Paesi “amici” perché l’imposizione di dazi al 25% sui prodotti europei da parte dell’amministrazione Trump rappresenta una sfida significativa per l’economia dell’Unione Europea, colpendo in modo particolare il settore automobilistico. Questa mossa protezionistica americana potrebbe tuttavia trasformarsi in un’opportunità storica per rafforzare la cooperazione industriale tra Italia e Germania, due economie manifatturiere profondamente interconnesse. Italia e tedeschi dovrebbero esplorare la possibilità di sviluppare sistemi di difesa (ai dazi) congiunti attraverso consorzi industriali italo-tedeschi, con particolare attenzione al settore automobilistico, alle strategie energetiche e alle sinergie produttive che potrebbero contrastare efficacemente l’impatto dei dazi americani.
Il nuovo Scenario economico
L’introduzione dei dazi del 25% sulle importazioni europee negli Stati Uniti segna un cambiamento radicale nelle relazioni commerciali transatlantiche. Per il settore automobilistico europeo, che esporta annualmente veicoli e componenti per miliardi di euro verso gli USA, questa misura rappresenta un colpo potenzialmente devastante. La Germania produce circa 7 milioni di auto ogni anno, di queste 1,4 milioni (in media) finiscono negli USA. Si tratta circa del 20% del totale per un valore in dollari pari a 60 miliardi. I principali produttori tedeschi come Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz saranno particolarmente colpiti, così come l’industria italiana della componentistica e i marchi di lusso come Ferrari e Lamborghini. L’Italia esporta ogni anno automobili in USA per un valore complessivo di 4 miliardi di dollari.
Il nuovo scenario richiede una risposta coordinata e innovativa. Se in passato ogni paese europeo ha spesso cercato soluzioni individuali per affrontare le sfide commerciali internazionali, questa volta la portata della minaccia richiede un approccio diverso. Italia e Germania, come due le principali potenze manifatturiere europee (valgono il 40% della produzione manifatturiera europea), hanno l’opportunità di guidare questa risposta, creando un modello di cooperazione industriale che potrebbe estendersi ad altri settori e paesi dell’Unione.
Le convergenze economiche Italia-Germania
Italia e Germania condividono caratteristiche economiche che rendono particolarmente vantaggiosa una cooperazione rafforzata. Entrambe le nazioni si distinguono per una forte vocazione manifatturiera e per l’eccellenza nel settore automobilistico, sebbene con specificità complementari. La Germania eccelle nella produzione di veicoli di fascia media e alta e nei sistemi di ingegneria avanzata, mentre l’Italia è rinomata per il design, i veicoli di lusso e una rete capillare di piccole e medie imprese altamente specializzate nella componentistica.
La catena di fornitura automobilistica tra i due paesi è già profondamente integrata: numerosi componenti di automobili tedesche sono prodotti in Italia, mentre tecnologie e sistemi tedeschi trovano applicazione nelle auto italiane. Questa interdipendenza esistente fornisce la base per una cooperazione più strutturata e strategica in risposta alla sfida dei dazi americani.
Le economie dei due paesi condividono inoltre sfide comuni: costi energetici elevati rispetto ai concorrenti globali, un costo del lavoro significativo e la necessità di mantenere alti standard qualitativi per giustificare il premium price dei loro prodotti. Queste similitudini rendono possibile lo sviluppo di strategie condivise per affrontare queste sfide. Infine, entrambi hanno un surplus commerciale con gli USA molto importante: 70 miliardi per la Germania, 43 miliardi per l’Italia.
Il ruolo di coordinamento dell’Unione Europea
Un elemento fondamentale per il successo dell’alleanza italo-tedesca risiederebbe nel coordinamento da parte dell’Unione Europea. L’UE non rappresenterebbe solo una cornice istituzionale per questa cooperazione, ma agirebbe come facilitatore attivo e garante dell’interesse comunitario più ampio.
Il coinvolgimento diretto dell’UE conferirebbe all’iniziativa una legittimità istituzionale che la porrebbe al riparo da accuse di protezionismo bilaterale o di distorsione del mercato interno europeo. Inoltre, permetterebbe di inquadrare la risposta ai dazi americani come parte di una strategia industriale europea coerente, anziché come una reazione isolata di due Stati membri.
La Commissione Europea potrebbe svolgere un ruolo cruciale nell’armonizzare le normative rilevanti, facilitando così l’integrazione industriale tra i due paesi. Potrebbe inoltre attivare strumenti finanziari specifici, come fondi del Next Generation EU o della Banca Europea per gli Investimenti, per sostenere gli investimenti necessari alla riconfigurazione delle catene produttive.
Non da ultimo, il coordinamento europeo garantirebbe che questa cooperazione rafforzata rimanga aperta ad altri Stati membri che volessero aderirvi in futuro, evitando la creazione di blocchi chiusi all’interno del mercato unico.
Un consorzio italo-tedesco per l’automotive
Il nucleo della proposta è la creazione di un consorzio industriale italo-tedesco che riunisca i principali produttori automobilistici e fornitori di componenti dei due paesi. Questo consorzio non si limiterebbe a una semplice alleanza commerciale, ma costituirebbe una vera e propria integrazione strategica con obiettivi a lungo termine.
Il consorzio potrebbe strutturarsi secondo un modello di governance condivisa, con rappresentanti delle principali aziende automobilistiche (come Volkswagen, BMW e Mercedes da parte tedesca; Stellantis, Ferrari e Lamborghini da parte italiana) e delle associazioni dei fornitori di componenti (VDA tedesca e ANFIA italiana). Istituzioni finanziarie di entrambi i paesi potrebbero fornire il supporto necessario per gli investimenti iniziali, con il possibile coinvolgimento della Banca Europea per gli Investimenti.
Gli obiettivi primari del consorzio includerebbero il coordinamento della risposta ai dazi americani, inclusa la riorganizzazione delle catene di fornitura e delle strategie di export. Lo sviluppo di piattaforme produttive condivise che consentano economie di scala. Degli investimenti congiunti in ricerca e sviluppo, con particolare attenzione alle tecnologie necessarie per rimanere competitivi a livello globale.
Strategie comuni
Una delle chiavi per contrastare l’impatto dei dazi è la riduzione dei costi di produzione, e l’energia rappresenta una componente significativa di tali costi. Italia e Germania potrebbero sviluppare una strategia energetica comune specificamente mirata al settore automobilistico.
Questa strategia potrebbe includere la creazione di distretti industriali specifici con accesso privilegiato a fonti energetiche rinnovabili. Inoltre, i due paesi potrebbero negoziare congiuntamente contratti di fornitura energetica più vantaggiosi, sfruttando il maggiore potere contrattuale derivante dalla loro unione.
Il costo del lavoro rappresenta un’altra componente significativa dei costi di produzione che influenza la competitività internazionale. Italia e Germania condividono la sfida di mantenere elevati standard salariali e di protezione sociale, compatibilmente con la competitività globale.
La riorganizzazione e l’ulteriore integrazione delle catene di fornitura rappresenta un elemento cruciale della strategia difensiva contro i dazi. Italia e Germania potrebbe implementare un sistema di mappatura completa delle competenze e capacità produttive presenti nei due paesi, ottimizzando la distribuzione della produzione per massimizzare l’efficienza e minimizzare i costi.
Implicazioni geopolitiche
La creazione di un consorzio italo-tedesco per rispondere ai dazi americani avrebbe implicazioni geopolitiche significative. Dimostrerebbe la capacità dell’Europa di rispondere in modo coordinato e efficace alle sfide commerciali globali, rafforzando la posizione dell’Unione Europea come attore unitario nella scena internazionale.
Questa iniziativa potrebbe inoltre fungere da catalizzatore per una più ampia cooperazione economica europea, estendendo potenzialmente il modello ad altri settori e paesi. Potrebbe anche influenzare le future relazioni commerciali con gli Stati Uniti, creando le condizioni per una rinegoziazione dei rapporti su basi più equilibrate.
Non va sottovalutato, inoltre, l’impatto che questa cooperazione rafforzata potrebbe avere sulle relazioni con altri attori globali, in particolare con la Cina. Un’Europa più coesa economicamente potrebbe negoziare da una posizione di maggiore forza con tutti i partner commerciali globali.
La sfida posta dai dazi americani rappresenta un’opportunità storica per Italia e Germania di costruire un nuovo modello di cooperazione industriale. Attraverso la creazione di un consorzio automobilistico integrato, i due paesi potrebbero non solo mitigare l’impatto immediato dei dazi, ma anche porre le basi per un’industria europea più forte e competitiva a livello globale.
La sfida dei dazi americani potrebbe così trasformarsi in un’opportunità per accelerare il processo di integrazione europea in ambito industriale, dimostrando la resilienza e la capacità innovativa dell’economia continentale di fronte alle pressioni esterne. L’alleanza italo-tedesca nel settore automobilistico, lungi dall’essere una semplice risposta difensiva, potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova fase della politica industriale europea, più integrata, strategica e orientata al futuro.
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