La mistica di Davide che abbatte Golia è meravigliosa finché si verifica nel giardino altrui. Lo share basso nei precedenti di Fiorentina-Cremonese 2023 e Alessandria-Milan 2016 dice che non abbiamo la cultura per reggere partite dove non siamo tifosi o hater. E la prospettiva di una Supercoppa senza Juventus e Milan piace poco ai sauditi che l’hanno comprata
Bella, bellissima la Coppa d’Inghilterra, con i suoi giant killer, il suo approccio democratico, la mistica del Davide che abbatte Golia. E la Coupe de France, vogliamo parlare?
Il Calais finalista è storia di un quarto di secolo fa ma ancora se ne parla, fonte di ispirazione, oggi c’è in semifinale il Cannes di Quarta Divisione: senza contare che si impara anche la geografia, con i viaggi transoceanici dei club dei territori d’oltremare. Che storia, che storie, e peccato non sia così anche da noi, con il format apparecchiato per avere semifinaliste, finaliste e vincitrici appartenenti all’aristocrazia plutocratica della Serie A.
Già, che meraviglia altrove, che magnifici i giardini degli altri: questo passa nella retorica del racconto del trofeo nazionale tricolore. Poi però accade che la Coppa Italia 2025, oltre a una delle milanesi, in finale se la giocherà una tra Empoli e Bologna, due rispettabili società di Serie A e non certo squadre di semidilettanti o di categorie inferiori che hanno fatto l’impresa (i rossoblù hanno anche giocato la Champions League), eppure club che una finale non l’hanno mai vista, i toscani, o che non la disputano dal 1974.
Così, in tutta evidenza, la retorica di cui sopra sbatte il muso contro una realtà che adora criticare, ma che detesta quando si verifica, quell’effetto FA Cup che tutti dicono di desiderare, ma che non soddisfa nessuno.
Perché, sì, in finale potrebbe davvero finirci un Empoli che rischia la retrocessione, con i suoi giovani fatti in casa, la sua conduzione familiare, il suo Maleh cresciuto in quella Portonovo di Medicina che fu terra natia di Giacomo Bulgarelli, capitano del Bologna vincitore della Coppa Italia 1974 e che proprio contro i toscani proverà a tornare in finale. Sarebbe l’ennesima impresa di Vincenzo Italiano che, con la Fiorentina, è arrivato a giocarsene tre in due anni, in Italia ed Europa, perdendole tutte, avendo con le finali un po’ il rapporto che aveva il colonnello Aureliano Buendia con le sollevazioni armate. Quante storie ci sarebbero da scrivere, ma ci penseranno le cronache locali, perché l’unica semifinale che conterà, a livello mediatico, sarà tra Inter e Milan.
I precedenti
Perché la Coppa Italia non è Macondo e il realismo magico di una semifinale imprevista e imprevedibile è in realtà una sciagura per la realpolitik di chi la competizione l’ha organizzata (la Lega di A) e di chi ne ha acquisito i diritti di trasmissione, Mediaset: Empoli-Bologna e Bologna-Empoli, in aprile, promettono audience mediocri e introiti pubblicitari deludenti.
I precedenti parlano chiaro: nella stagione 2022-23, quando le semifinali furono in qualche modo analoghe per peso, vale a dire Juventus-Inter e Fiorentina-Cremonese, l’andata e il ritorno della prima furono televiste da oltre 14 milioni di spettatori, quelle della seconda ne sommarono appena 6 milioni. Nove anni fa, quando in finale andò l’Alessandria contro il Milan, nonostante la presenza dei rossoneri le due sfide non arrivarono a 9 milioni. Detto chiaro e tondo: in Italia il contesto calcistico, a livello di tifo, passione e seguito, nonché a livello culturale, non ha nulla da spartire con Fa Cup o Coupe de France. Ne cantiamo le lodi per far bella figura, ma se poi non ci sono Inter, Juventus e Milan, non frega nulla né ai tifosi né agli hater.
In questo senso, l’Arabia Saudita è più vicina di quanto si possa pensare. Per quanto appaia brutale, è così: ricordate i vuoti nello stadio di Riad, in cui si sono giocate le gare del nuovo format della Supercoppa allargata, quando in campo sono andate, negli ultimi anni, Lazio, Fiorentina, Atalanta e Napoli? Ebbene, il contratto stipulato tra Lega di A e i sauditi prevede che si giochino in quei luoghi due edizioni delle prossime quattro, da Riad si sono tenuti la possibilità di decidere quali, oltre alla concertazione del format – non necessariamente come final four – con le società. Ecco: in caso di conferma della final four, nella prossima edizione della Supercoppa una delle partecipanti sarà per forza o l’Empoli o il Bologna, e dal campionato verosimilmente almeno una tra Atalanta e Napoli, se non entrambe. Apparecchiata così, la tavola non piace più ai sauditi, e poco anche agli italiani.
© Riproduzione riservata
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link