“Dopo 15 anni non ci sarà un ‘Unto dal Signore’, saremo l’unico voto utile per evitare Conte, Salvini e Landini ministri”

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Luigi Marattin, deputato del gruppo misto, darà vita l’8 marzo insieme alla sua Orizzonti Liberali, a Nos, Libdem e Liberal Forum a un nuovo soggetto politico. Un partito liberaldemocratico unitario che preannuncia di non coalizzarsi né con il centrosinistra né con il centrodestra.

Il periodo è decisamente complesso. Il mondo è in una pentola a vapore, e lo chef ha il ciuffo arancione. Che succede?
«Trump ha preso i voti sulla base di promesse di politica interna (anche a causa degli errori dei democratici), ma li sta usando in politica estera, per il momento per buttare a mare 80 anni di relazioni con l’Europa e di politica internazionale. Se sia in virtù di una…”relazione speciale” con Putin o per sua genuina convinzione, probabilmente non lo sapremo mai. Resta il fatto che nessuno avrebbe mai pensato di vedere un vice-presidente americano venire in Europa a dire che il problema della democrazia siamo noi e non i regimi autoritari. Ma facciamoci passare in fretta lo shock e usiamo la situazione a nostro vantaggio: è l’occasione, irripetibile, per fare l’Europa davvero. E mi pare che molti leader europei l’abbiano capito».

Le elezioni in Germania hanno tenuto fuori, per un soffio, i liberali del Fdp. Quali sono stati i loro errori?
«Difficile giudicare le dinamiche politiche di altri paesi. Può darsi che abbiano pagato aver fatto un governo con socialisti e verdi. Oppure che abbiano pagato una ormai eccessiva (persino per un esponente della destra Cdu come Merz) rigidità sui conti pubblici. O magari una combinazione di entrambe le cose».

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La crisi del multilateralismo: oggi i nodi vengono al pettine. Servono ancora Onu, Unesco e Oms?
«Servono più di prima. Il fatto di avere problemi globali (l’ambiente, la difesa, le migrazioni, le grandi sfide globali dell’innovazione) e dimensione politica ancora perlopiù incentrata sullo stato nazionale sta creando quell’impotenza della politica e la sua crisi di credibilità che stanno alimentando astensionismo e populismo. Ma i problemi globali si affrontano da un lato investendo sulla dimensione europea e dall’altro rafforzando le istituzioni multilaterali».

Tre anni di guerra in Ucraina, serve un accordo per una pace giusta. L’Europa e l’Italia non possono non esserci…
«Beh per il momento, visto come sono iniziati i colloqui a Riad, mi verrebbe da dire che innanzitutto l’Ucraina non può non esserci. Perché sembra incredibile ma il primo effetto dell’asse Trump-Putin è pensare di poter fare la pace in Ucraina senza considerare l’Ucraina, che in tre anni ha eroicamente resistito – al prezzo di sacrificare una generazione di giovani – alla criminale invasione russa. Ma un gradino sotto questa irrazionalità, c’è quella di pensare di fare la pace senza l’Europa».

Se la Nato rivede la presenza di truppe americane in Europa, l’Europa deve fare da sé. Tornando a investire molto sulla difesa. Lo vede possibile, a breve, un esercito europeo?
«A breve si può fare una forza rapida di reazione europea, che già sarebbe un risultato epocale. E poi una riorganizzazione a livello europeo della filiera industriale di fornitura militare al fine di creare le condizioni pratiche per avere, nel medio termine, davvero un esercito europeo. Mi faccia poi dire che la necessità (reale) di aumentare la spesa militare non si risolvere togliendo quelle spese nazionali dal computo del Patto di Stabilità, ma emettendo debito europeo, in sostituzione di quello nazionale, per la fornitura del bene pubblico “difesa e sicurezza”».

E va recuperata sovranità energetica. A partire dal nucleare di ultima generazione?
«A partire dal nucleare della generazione esistente, e di tutte quelle future».

L’Agenda Draghi, la competitività, il ritorno alla crescita. L’energia. L’eurodifesa. Riparte da qui la scommessa di un soggetto liberale che manca?
«Da qui e da due temi che né destra né sinistra si sognano neanche lontanamente di appoggiare o nemmeno menzionare. La riduzione, in cinque anni, di 3 punti di Pil di spesa pubblica da destinare a 3 punti di riduzione della pressione fiscale. E una massiccia ondata di liberalizzazioni, dal commercio ai taxi, dai balneari ai servizi pubblici locali, dalle professioni al commercio. Oggi chi vuole queste due cose non ha un partito da poter votare».

Sta lavorando al nuovo partito liberaldemocratico, ci dice che cosa succederà l’8 marzo? Ha già pronto il simbolo e il nome? Come verranno definiti cariche e programma?
«Sabato 8 marzo al centro congressi “Roma Eventi” in Piazza di Spagna facciamo il contrario di ciò che è avvenuto negli ultimi 15 anni. I partiti nascevano in un solo modo: arriva un Unto dal Signore e dice “tutti dietro a me, poi dopo vediamo cosa fare e come”. Noi facciamo un’altra cosa: presentiamo il nome, il simbolo, il manifesto, lo statuto, l’organizzazione, la classe dirigente e le proposte programmatiche del nuovo partito. Cose a cui hanno lavorato centinaia di persone negli ultimi mesi. E lo faremo con ospiti qualificati (da Ferruccio De Bortoli a Matteo Bassetti, da Carlo Cottarelli a Tommaso Cerno) che commenteranno, ragioneranno, magari ci criticheranno, ma ci aiuteranno a spiegare bene il nostro progetto. Alla fine dell’iniziativa lanceremo il sito e apriremo il tesseramento al nuovo partito, e quest’estate faremo il primo congresso con l’elezione del leader e degli organismi dirigenti».

Quali saranno le prime sfide elettorali del nuovo partito?
«L’obiettivo del partito sono le elezioni politiche dell’autunno 2027. Lì chiederemo agli italiani il voto utile: l’unico voto che servirà per evitare di avere il governo Meloni (con Salvini ministro dell’Interno e Delmastro e Montaruli ministri della Giustizia) o il governo Schlein (con Landini ministro del Lavoro e Conte ministro degli Esteri) sarà il voto a noi. Prima di allora, a partire dalle elezioni regionali dell’autunno, valuteremo caso per caso cosa fare e come farlo. Useremo queste consultazioni elettorali soprattutto per far crescere una nuova classe dirigente e allenare un progetto politico, che però non avrà l’assillo del sondaggio del lunedì o della prossima elezione amministrativa».

Che ruolo possono avere i liberaldemocratici in una Italia divisa tra la destra meloniana e la sinistra a tre punte, Schlein-Conte-Fratoianni?
«Come dicevo prima: cacciare una volta per tutte i populisti (di ogni ordine e grado) dal governo della Repubblica. L’altro è quella di non abbandonare l’Italia a quel mix tra reality show e sfida tra curve ultrà che è stata la politica negli ultimi anni. Abbiamo bisogno di dire agli italiani che la politica può ancora essere bella, divertente e soprattutto utile per creare un ambiente di libertà in cui ad ognuno è consentita la possibilità di cercare e trovare la propria felicità».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.





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