Il Governo accelera per portare in Cdm i dl bollette e nucleare. La critica delle imprese energivore: “In Italia l’energia si paga il doppio”. 2024 nero per Stellantis, ricavi crollati. Puliti (Saipem): “Fusione Subsea7 creerà polo mondiale”. La rassegna Energia
È partita la corsa contro il tempo del Governo per trovare la quadra sui dl bollette ed energia entro il CdM di domani, ma la coperta delle risorse è corta. Tra le misure che potrebbero rientrare nel dl bollette troviamo l’aumento degli aiuti per i più fragili, la riduzione a tre mesi del potenziamento del bonus per famiglie con Isee fino a 20.000 euro, l’anticipazione delle compensazioni per i costi indiretti dell’Ets (la tassa sulle emissioni) e l’allargamento del raggio d’azione ad altre misure, come la proroga delle concessioni idroelettriche. “In Italia l’energia si paga il doppio”. La critica arriva dalle imprese energivore, che chiedono al Governo di inserire correttivi nel dl bollette per contrastare il caro energia. Il prezzo medio della componente energia, che in Italia è pari a 134,4 euro per MWh, risulta corretto solo in parte dalla riduzione di circa 30 euro a megawattora che deriva dalla possibilità di praticare su una parte dei consumi prezzi analoghi a quelli richiesti nei Paesi a minor costo dell’energia. Un 2024 nero per Stellantis. Infatti, l’anno scorso il gruppo ha visto le vendite ridursi del 12% (5,4 milioni di vetture), i ricavi scendere del 17% (157 miliardi) e l’utile toccare il record negativo del -70% (5,5 miliardi). “La fusione con Subsea7 creerà un polo mondiale” nell’energia. A dirlo è il ceo di Saipem, Alessandro Puliti, che ha confermato l’intenzione di rafforzare gli obiettivi dell’azienda nel campo della tecnologia per l’industria energetica, estendendo la sua presenza nel mondo. La rassegna Energia.
STRETTA DEL GOVERNO SU DL BOLLETTE E NUCLEARE
“Il governo stringe sul nuovo pacchetto di aiuti contro il caro energia atteso al Consiglio dei ministri di domani insieme al disegno di legge delega sul nucleare. Ieri a Palazzo Chigi si è tenuta una nuova riunione interlocutoria, alla quale ha partecipato anche la premier Giorgia Meloni, con ministri competenti, a cominciare dal titolare dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e tecnici per trovare un punto di caduta che assicuri, come sollecitato da lei stessa, misure concrete e dagli effetti visibili. La coperta, nonostante il pressing di questi giorni, continua, però, a essere molto corta (…) La soluzione finale del rebus ancora non c’è. Ma si sta lavorando su diverse ipotesi con l’obiettivo di concentrare il più possibile nel breve periodo le risorse a disposizione – i 2,8-2,9 miliardi faticosamente recuperati dal Mef – e rendere le misure più efficaci possibili, come chiesto dalla presidente Meloni, per allentare l’impatto del caro prezzi. Per questo si starebbe valutando di procedere verso un intervento più incisivo a favore dei più fragili rispetto alla misura concepita inizialmente di un possibile innalzamento fino a 15mila euro (a fronte degli attuali 9.530) della soglia Isee che determina l’accesso al bonus sociale, lo sconto per le famiglie in condizioni di svantaggio economico o fisico”, si legge su Il Sole 24 Ore.
“L’ipotesi più accreditata al momento sarebbe quella di limitare a soli tre mesi il potenziamento del bonus fino a 20mila euro (alzando in modo proporzionale anche l’asticella per i nuclei più numerosi, con almeno 4 figli a carico, oggi a 20mila). (…) Poi c’è il capitolo imprese, dove, complici le risorse non infinite e già impegnate per buona parte dal possibile ampliamento del bonus, si cerca di capire se privilegiare l’ipotesi dell’anticipazione delle compensazioni per i costi indiretti dell’Ets (la tassa sulle emissioni), che sembrerebbe quella meno ardua, o allargare il raggio d’azione ad altre misure, a partire dall’idroelettrico alle prese con il nodo dei rinnovi (si veda altro articolo in pagina). Su questo fronte, un canale con Bruxelles è stato aperto e le opzioni sono diverse (dall’ipotesi che aggancia i rinnovi alla cessione al Gse di una parte di diritti sull’energia prodotta, a quella che riassegna le concessioni al concessionario scaduto o uscente a fronte della presentazione di piani pluriennali di investimenti). Ma la chiusura del cerchio ancora non c’è”, continua il giornale.
ENERGIA, IMPRESE: IN ITALIA SI PAGA IL DOPPIO
“Un costo dell’energia pari fino a tre volte quello sostenuto dai concorrenti europei. Non sono solo le grandi imprese ma anche le Pmi dei settori «energivori» a denunciare il caro energia in Italia, una distorsione che rischia di mettere le aziende tricolori fuori mercato rispetto ai competitor europei. Energivore sono tipicamente le imprese che appartengono ai settori della carta, della ceramica, dell’acciaio, del vetro, del cemento e più in generale tutte le aziende il cui consumo energetico è sproporzionato rispetto alla media. In Italia sono circa 3mila le aziende considerate energivore rispetto ai competitor o ai parametri di settore. (…) Il prezzo medio dell’energia pagato dalle imprese elettrointensive dell’Ue, calcolato in base ai prezzi spot dal primo gennaio 2025 al 22 febbraio 2025, con stime fino al 31 dicembre di quest’anno è pari a 98,38 euro per megawattora (MWh) in Italia, contro i 27,02 euro dei Paesi Nordici (Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca), i 55,96 della Germania e i 29,78 euro della Francia, temibile concorrente che ha drasticamente ridotto il costo della sua bolletta energetica grazie alla scelta nucleare”, si legge su Il Corriere della Sera.
“Per questo le imprese energivore italiane chiedono con urgenza interventi correttivi da parte del governo, che ha rinviato a domani il Decreto Bollette che mette a disposizione 3 miliardi per venire incontro ai problemi generati dal caro-energia per le famiglie e per le imprese. Secondo le aziende ad alta intensità di consumo energetico le attuali misure correttive non offrono una soluzione adeguata al problema. Il prezzo medio della componente energia, che come evidenziano i dati della tabella in Italia è pari a 134,4 euro per MWh, risulta corretto solo in parte dalla riduzione di circa 30 euro a megawattora che deriva dalla possibilità di praticare su una parte dei consumi prezzi analoghi a quelli richiesti nei Paesi a minor costo dell’energia (ad esempio Francia o Nordici). (…) Con l’attuale meccanismo, infatti, — denunciano le imprese energivore — l’adeguamento verso l’alto del prezzo delle energie rinnovabili non consente risparmi a chi quell’energia la consuma”, continua il giornale.
GLI UTILI STELLANTIS CROLLANO DEL 70%
“Brusca frenata per Stellantis. Dopo anni di profitti record, nel 2024 il gruppo nato dalla fusione fra Fiat-Chrysler e Peugeot ha visto le vendite ridursi del 12% a 5,4 milioni di vetture, i ricavi scendere del 17% a 157 miliardi e l’utile crollare del 70% a 5,5 miliardi. Il secondo semestre è stato particolarmente nero e si è chiuso in perdita per 127 milioni. «È stato un anno di forti contrasti», ha ammesso il presidente John Elkann, alludendo probabilmente agli scontri di Stellantis con i governi, con la filiera dei fornitori e con i concessionari. (…) «Siamo intenzionati a guadagnare quote di mercato e a migliorare le performance finanziarie nel 2025», ha detto Elkann. Quest’anno sarà però ancora di transizione per Stellantis: ricavi e margini dovrebbero tornare a crescere, ma resteranno lontani dai picchi raggiunti nell’era Tavares a suon di aumenti dei prezzi e tagli dei costi. Le previsioni prudenti, unite al dividendo più che dimezzato (68 centesimi per azione), hanno affondato il titolo in Borsa (-4,1%). Sulle prospettive di Stellantis e del settore auto pesano del resto diverse incognite. Incombe, anzitutto, la minaccia dei dazi di Donald Trump su Messico, Canada ed Europa che rischia di incidere sui risultati già deludenti del gruppo negli Stati Uniti (-80% i margini di profitto nel 2024). (…) Elkann si è detto fiducioso che, pur nella grande incertezza, le vetture prodotte da Stellantis potranno andare esenti dalle nuove tariffe. Quanto al bando Ue a benzina e diesel, Elkann ha definito le normative europee «dure e contraddittorie», spiegando che il gruppo sta dialogando con le autorità per capire «cosa accadrà prima e dopo il 2035»”, si legge su Il Corriere della Sera.
“Il compito di dipanare questa matassa di dubbi spetterà al prossimo ceo. «Cerchiamo un leader che capisca di finanza e tecnologia e che sappia lavorare in modo unitario con i soci e con gli stakeholders», ha anticipato Elkann che tramite Exor è primo azionista del gruppo. In esame ci sono diversi manager interni ed esterni, fra i quali, da ultimo, figurerebbe anche Lorenzo Simonelli, attuale ceo di Baker Hughes. La scelta arriverà entro la metà del 2025, ma non prima del 19 marzo, data in cui Elkann sarà in Parlamento per un’audizione molto attesa. (…) «I dati sono drammatici», ha commentato il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. «È il suicidio imposto da Bruxelles in nome dell’auto elettrica». Critici i sindacati che lamentano la sproporzione fra il premio di risultato accordato ai dipendenti (600 milioni totali) e le cedole per gli azionisti (circa 2 miliardi). «Stellantis paga dividendi mentre i lavoratori italiani sono da più di dieci anni in cassa integrazione perché non ci sono investimenti in ricerca sviluppo e produzione», ha detto Michele De Palma, segretario della Fiom. In particolare difficoltà, soprattutto, Maserati, che ha dimezzato vendite e ricavi, rispettivamente, a 11.300 unità e poco più di un miliardo. Di tutt’altro segno l’andamento dell’altro marchio di auto di lusso di casa Exor, Ferrari, che in due anni ha quasi raddoppiato il valore di Borsa, ormai vicino a 90 miliardi”, continua il giornale.
ENERGIA, PULITI (SAIPEM): “SUBSEA7 CREERA’ POLO MONDIALE”
“Aumento del dividendo e accelerazione sulla fusione con Subsea7 «che creerà un polo mondiale». Nella settimana che sta cambiando la storia del gruppo Saipem, che domenica scorsa ha annunciato un progetto di fusione con la società norvegese e successivamente il ritorno alla cedola e la revisione al rialzo dei target per il 2025, ieri durante le conference call con gli analisti e la stampa il ceo Alessandro Puliti ha rilanciato ulteriormente sugli obiettivi del gruppo attivo nella tecnologia per l’industria dell’energia (…) «Ovunque ci sarà crescita Saipem sarà là» ha dichiarato Puliti, che ha citato come esempio l’ingresso recente in Suriname per Total e in Namibia per Galp. La politica del dividendo prevede di distribuire almeno il 40% del free cash flow, il che comporta il pagamento di 333 milioni nel 2025 e di almeno 300 milioni di dollari (285,94 milioni di euro) nel 2026. Ma «è chiaro che la nostra ambizione è fare meglio», ha dichiarato Puliti ieri, giorno dopo la pubblicazione dei risultati del 2024, chiuso con un utile netto di 306 milioni (+70%), ricavi a 14,5 miliardi (+23%) e un portafoglio ordini ha raggiunto il massimo storico di 34 miliardi”, si legge su Il Corriere della Sera.
“Il gruppo controllato da Eni e da Cdp prevede che l’accordo vincolante con Subsea7 sia firmato intorno alla prima metà 2025, poi saranno eseguite le verifiche antitrust nei vari Paesi e che l’accordo diventi operativo nella seconda metà del 2026. «Lavoreremo per accelerare al massimo questa tempistica per quanto riguarda le azioni che controlliamo», ha sottolineato il ceo che ha poi spiegato qual è il senso industriale dell’operazione: «Il razionale strategico è nel combinare le flotte di Saipem e di Subsea7, che sono complementari, per gestire insieme una flotta più grande, in maniera più efficiente e più efficace di quello che due flotte separate possono fare». (…) «Il settore più vivo in questo mercato – ha dichiarato Puliti – è la cattura e stoccaggio della Co2. Nell’ultimo quarto trimestre del 2024 abbiamo acquisito due contratti importanti, uno nel Regno Unito e l’altro in Indonesia. Poi anche il settore dell’ammonia e dell’urea. Stiamo costruendo due impianti di fertilizzanti e partecipando a gare per costruirne altri. Sul fronte dell’eolico a mare bisogna trovare la quadra tra i costi di installazione dei parchi eolici e i ricavi che possono essere ottenuti producendo energia elettrica in questo modo. Le ultime gare in Danimarca sono andate deserte per la curva dei costi»”, continua il giornale.
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