Climate Pride, anche Marevivo scende in piazza per la biodiversità

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Anche Marevivo ha partecipato ieri alla performance organizzata dalla rete Climate Pride, a Piazzale Ugo La Malfa, per sollecitare un impegno politico e finanziario più ambizioso nella tutela della biodiversità, parallelamente alla seconda sessione della COP16 in corso presso la sede FAO di Roma

La manifestazione, indetta da diverse realtà ecologiste, ha rivendicato la necessità di rispettare i limiti planetari, promuovendo benessere, lavoro e inclusione sociale per ogni persona.

Indossando maschere raffiguranti varie specie viventi, un gruppo di attiviste e attivisti ha dato vita a una performance artistica, una sorta di “COP della Natura” con la presenza di bandiere dell’Onu, volta a catalizzare l’attenzione sulle richieste chiave rivolte ai rappresentanti delle nazioni. Questa performance, con la sua forte carica simbolica, è legata strettamente alla rivendicazione di azioni concrete e maggiori finanziamenti pubblici, diretti anche alle popolazioni indigene e locali, per raggiungere gli obiettivi internazionali sulla salvaguardia ambientale.

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Pochi giorni fa Fondazione Marevivo ha chiesto espressamente alla Delegazione italiana presente alla Cop di impegnarsi nella ricerca scientifica delle specie marine: “un passo fondamentale da ricordare allo stesso Governo che ha istituito il Ministero del Mare” aveva dichiarato in proposito la Presidente Marevivo Rosalba Giugni.

In questa occasione la rete del Climate Pride, a cui la Fondazione ha aderito, ha rafforzato le richieste già avanzate il 19 febbraio dalle organizzazioni della società civile, esortando i governi a ridurre di almeno 500 miliardi di dollari all’anno gli incentivi dannosi per la biodiversità e mobilitare almeno 200 miliardi di dollari all’anno per la tutela della biodiversità entro il 2030.

In coerenza con il Nature Restoration Law, che prevede il ripristino di almeno il 30% degli habitat degradati dell’UE entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050, la rete del Climate Pride afferma che, al fine di coniugare ottimizzazione delle risorse e tutela degli ecosistemi in linea con gli obiettivi europei, è fondamentale garantire che gli investimenti siano realizzati senza pregiudicare le risorse ambientali (principio del DNSH – Do No Significant Harm).

È inoltre importante sottolineare che le soluzioni per la protezione della biodiversità su scala globale non possono essere consegnate esclusivamente a logiche che non tengano conto del cambio di paradigma necessario che parta, innanzitutto, dal mettere la scienza al centro delle decisioni strategiche: devono essere le indicazioni della scienza, tramite il coinvolgimento delle comunità locali, a guidare le scelte politiche e non il contrario. È necessario finanziare azioni di tutela multidisciplinare (es. agricoltura, pesca, foreste, mobilità…) per ridurre le pressioni e puntare sul ripristino della natura in coerenza con regolamenti e trattati internazionali, puntando su soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solution).

Al contempo è necessario vigilare attentamente, e nel caso regolamentare in maniera stringente, il meccanismo delle compensazioni (biodiversity offsetting) in base al quale la perdita e distruzione di habitat, causata da progetti di sviluppo ed infrastrutturazione, può essere compensata altrove, anche in altri continenti, con una quantità di natura equivalente e ricreando ecosistemi “simili” che, tuttavia, vengono però raramente ricostruiti con successo avendo, come risultato, la perdita di habitat chiave e di specie native nonché degrado di servizi ecosistemici.

I Paesi del Nord Globale, compresa l’Italia, devono assumersi maggiori responsabilità nel finanziamento di tali misure, collaborando attivamente con i Paesi del Sud Globale, in particolare nel contesto della cooperazione con il continente africano. Per questo è fondamentale dotarsi di un sistema di indicatori globali capaci di misurare lo stato di avanzamento e applicazione dei Piani nazionali di protezione della Biodiversità.

La COP16 rappresenta un’opportunità cruciale per un cambio di rotta: è tempo che i governi si assumano la responsabilità di proteggere la biodiversità con azioni concrete e investimenti adeguati.





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