Caro energia: i grandi produttori, avendo guadagnato moltissimo negli ultimi anni, dovrebbero seriamente aiutare l’industria italiana a superare la crisi invece di fare polemiche

Effettua la tua ricerca

More results...

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Filter by Categories
#finsubito

Assistenza per i sovraindebitati

Saldo e stralcio

 


di ANTONIO GOZZI

La tesi di questo articolo è che finora non si è ancora visto “spirito patriottico” da parte dei grandi produttori di energia in Italia che, pur avendo fatto enormi profitti negli ultimi 3 anni, sembrano incapaci di proporre soluzioni di sistema per aiutare le imprese industriali e le famiglie italiane, che sono i loro clienti e che oggi soffrono per il caro energia.

Questa incapacità risiede e si manifesta in comportamenti egoistici, spesso frutto di posizioni rilevanti, che cercano sempre la perpetuazione di rendite di posizione; così è stato nel caso del rinnovo senza gare delle concessioni della distribuzione, e così sembra essere sul rinnovo, sempre senza gara secondo la richiesta dei produttori, delle concessioni idroelettriche.

Prestito condominio

per lavori di ristrutturazione

 

Invece di proporre soluzioni per mitigare le sofferenze di famiglie e imprese, si fa della demagogia di basso livello attaccando le imprese energivore italiane, che secondo loro godrebbero di sussidi e che invece pagano l’energia elettrica il doppio o il triplo dei loro concorrenti europei. 

Il caro energia colpisce duramente famiglie e imprese italiane. Gli ultimi mesi hanno visto una nuova crescita del prezzo del gas che, pur non arrivando ai livelli altissimi della crisi del 2022, ha comunque superato i 50 euro a MWh, cioè il doppio del prezzo precedente l’invasione russa dell’Ucraina.

Il prezzo del gas determina anche il prezzo dell’energia elettrica per il meccanismo definito del marginal price. In pratica il prezzo dell’elettricità è determinato dal prezzo di vendita alla rete dell’energia elettrica prodotta dalla centrale turbogas più inefficiente. Ovviamente sul prezzo dell’elettricità prodotta con il gas gravano anche i costi della tassa carbonica (ETS) sulle emissioni di CO2 generate dalle centrali.

Questo meccanismo del marginal price, applicato in tutta Europa, fa sì che vi sia un vantaggio a favore delle centrali più efficienti ma soprattutto che si crei una rendita significativa a favore dei produttori di energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico) che non avendo combustibili da comprare hanno costi di generazione elettrica molto più bassi e non devono pagare la tassa carbonica.

Questa rendita è clamorosa nel caso dei concessionari delle centrali idroelettriche, il cui costo di produzione del MWh si aggira mediamente tra i 25 e i 30 euro, quando poi  lo stesso MWh viene venduto a PUN (Prezzo Unico Nazionale) che oggi oscilla tra i 120 e i 140 euro.

Da molte parti si chiede quindi il disaccoppiamento, o “decoupling”, del prezzo dell’elettricità prodotta con le due differenti tecnologie, gas e rinnovabili. Ne ha parlato più volte Draghi sia da Presidente del Consiglio sia da estensore del rapporto sulla competitività europea per Ursula von der Leyen, e ne parlano sempre più spesso associazioni e operatori di mercato.

La teoria alla base del decoupling è che se si creassero due mercati distinti si potrebbe almeno avere un prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili più basso di quella prodotta con il gas. E tenuto conto che l’energia prodotta da fonti rinnovabili costituisce una quota importante dell’energia elettrica prodotta in Europa, ciò aiuterebbe ad abbassare significativamente le bollette sia per le famiglie che per le imprese.

Questo disaccoppiamento fino ad oggi non si è realizzato in parte per oggettive ragioni tecniche (essendo il marginal price un meccanismo europeo non si può abbandonarlo in un singolo Paese) ma soprattutto per la sorda opposizione tanto dei produttori di energie rinnovabili, i “rinnovabilisti”, che perderebbero la loro formidabile rendita, quanto degli ideologi delle rinnovabili e del green a tutti i costi anche a prezzo di rendite insensate.

Conto e carta

difficile da pignorare

 

I “rinnovabilisti” non sono solo i piccoli e medi investitori privati. Sono anche e soprattutto i grandi produttori elettrici come EnelEdison, e le grandi utilities A2AHeraIren ecc., tutti riuniti nell’associazione che prende il nome di ‘Elettricità futura’.

Questi soggetti hanno goduto di un mercato di prezzi al rialzo a partire dalla crisi del 2022 e hanno fatto negli anni 2022, ‘23 e ‘24 risultati formidabili. Questi operatori sono price-maker, cioè hanno la forza di determinare i prezzi di vendita a famiglie e imprese, le quali sono invece price-taker, cioè subiscono il prezzo determinato dagli oligopolisti.

La sola Enel ha realizzato un risultato netto ordinario di gruppo di 5,4 miliardi di euro nel 2022, di 6,5 mld di euro nel 2023 e dovrebbe superare abbondantemente i 7 mld di euro nel 2024. Quasi 20 miliardi di risultato in 3 anni!

Gli utili delle imprese, anche delle grandi imprese oligopoliste, sono sempre benedetti e non vanno mai demonizzati, specie quando si traducono in investimenti nel Paese e non in avventure esotiche.

Gli enormi utili realizzati dovrebbero però consentire a queste imprese di essere, come dicono i francesi, un po’ più “citoyennes”, approntando per famiglie e imprese soluzioni capaci di mitigare le crisi: soluzioni di sistema di cui, purtroppo, non si intravede traccia.

A proposito di Francia, fa specie che sia Edison, società italiana di proprietà della francese EDF, ad essersi mostrata la più aperta al dialogo e al confronto con i consumatori industriali cercando una collaborazione con le imprese energivore italiane, in particolare quelle siderurgiche, per arrivare alla stipula di contratti a lungo termine di energia nucleare dalla Francia. Inoltre sempre Edison recentemente dovendo acquistare due centrali turbogas si è rivolta all’italiana Ansaldo Energia quando, nello stesso momento, un primario operatore elettrico italiano con maggioranza azionaria dei Comuni di Brescia e di Milano, e cioè a proprietà a maggioranza pubblica, ha pensato bene di acquistare due impianti analoghi dalla tedesca Siemens. Quando si dice il patriottismo. 

Andando oltre queste amare constatazioni, i produttori devono comprendere che la transizione energetica – perché questo è il fondamentale alla base della attuale situazione impazzita – richiede un plus di visione strategica, che coniughi la necessità di mettere energia a prezzi equilibrati a disposizione dei consumatori, e di garantire agli investitori un profilo di investimento di lungo periodo ed una giusta remunerazione.

Mutuo 100% per acquisto in asta

assistenza e consulenza per acquisto immobili in asta

 

Ci vogliono nuove strutture contrattuali. Il disaccoppiamento sarà pure difficile da conseguire, ma nuovi schemi contrattuali sono possibili già da oggi. Anche Bruxelles si è accorta che se si va avanti per inerzia tutto il processo va a sbattere. Per questo sta pensando a nuove configurazioni del mercato.

I produttori italiani hanno voglia di sedersi a discuterne? È tempo di generosità intellettuale!



Source link

***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****

Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link

Source link

Finanziamo agevolati

Contributi per le imprese