Sanità, la Corte dei conti: “Il Pnrr un’occasione persa per la Sicilia”

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Analisi della Corte dei conti: “Solo il 42% degli interventi completati”.

PALERMO – A distanza di quattro anni dall’inizio della pandemia da Covid-19 in Sicilia “soltanto il 42% dei lavori programmati” dalla Regione per il rafforzamento del sistema sanitario “è stato completato”. Tra le 121 pagine della relazione della Corte dei conti per la Regione Siciliana, che ha chiuso la sua istruttoria sulla gestione delle risorse Pnrr destinate al settore, emergono tutte le falle del sistema organizzativo regionale. Il giudizio è lapidario: “Una occasione perduta”.

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“Grave deficit di capacità amministrativa”

Il ritardo nei tempi di attuazione del piano “è difficile da giustificare – osservano dalla Corte dei conti – se non riconducendolo al grave deficit di capacità amministrativa”. Una macchina partita con il decreto firmato dall’allora assessore Ruggero Razza, che guidava la Salute sotto il governo Musumeci in piena emergenza Covid. Secondo i giudici, però, l’obiettivo di irrobustire il sistema sanitario regionale approfittando dell’enorme mole di finanziamenti non è stato centrato.

Era “una valida occasione” per il Servizio sanitario regionale “per raggiungere in tempi celeri l’obiettivo di garantire future migliori condizioni di equità di accesso alle cure, tempestività e qualità degli interventi”, osservano i magistrati contabili che però poi constatano amaramente: “Tutto ciò non è accaduto”.

Posti di terapia intensiva, i numeri

Emblema di questa situazione è il quadro sui posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva. Sui 571 programmati dal decreto regionale del 2021, quelli realizzati sono stati 151 e di questi ne sono in uso appena 109. “I lavori per l’attivazione dei posti letto di terapia intensiva e sub intensiva risultano eseguiti o in corso di esecuzione in tutte le aziende sanitarie e ospedaliere – ha precisato in una nota l’assessorato alla Salute. Uniche eccezioni il ‘Garibaldi’ di Catania, il ‘Sant’Antonio Abate’ di Trapani, il ‘Borsellino’ di Marsala e il ‘Fogliani’ di Milazzo, “che rappresentano circa il 20% di quelli programmati”.

Posti letto di terapia semi-intensiva

“Disordine sul quadro degli interventi”

Ma dalla relazione emerge anche tutta la difficoltà incontrata dalla magistratura contabile nel cercare di capire l’effettivo stato di avanzamento dei lavori. “Manca un documento strategico che offra un chiaro quadro riepilogativo”, osservano i giudici della Sezione di controllo presieduta da Salvatore Pilato. Non c’è un atto “che metta in ordine, da monte a valle, la situazione degli interventi per singolo ente territoriale”.

I numeri forniti dalla Corte dei conti

Nonostante queste difficoltà la Corte dei conti è riuscita a fare un quadro aggiornato al novembre 2024 che vede, appunto, soltanto il 42% degli interventi complessivi (non soltanto quelli per le terapie intensive ma anche sui Pronto soccorso) portati al traguardo: in termini numerici 31 su 71. La percentuale dei lavori non avviati, invece, è del 34% (24 sui 71 iniziali).

Le province top e flop

La provincia più virtuosa è Caltanissetta, che è riuscita a portare a termine quattro dei cinque interventi programmati (l’80%). Staccata di ben 16 punti percentuali Messina, che è ha portato a compimento il 64% dei lavori avviati (7 su 11). Stesso risultato in valore assoluto per Palermo, che però partiva da 18 interventi programmati (39%). Basse percentuali realizzative a Catania (25%), Trapani (25%) e Siracusa (29%).

Il doppio modello di gestione

Ritardi sui quali la politica ora vuole vederci chiaro e che i giudici, nel loro referto, addebitano anche al doppio modello di gestione che la Sicilia ha seguito per la realizzazione degli interventi. Fino all’ottobre 2022 è rimasta in auge la Struttura commissariale con a capo a Tuccio D’Urso, che però fu rimosso dal governatore Renato Schifani. Al suo posto arrivò il dirigente generale Salvatore Lizzio. Con il passaggio alla gestione ordinaria, la titolarità degli interventi da realizzare fu trasferita alle Aziende sanitarie e ospedaliere che diventarono quindi ‘soggetti attuatori’.

La sostituzione del vertice decisionale degli interventi è una decisione della quale i giudici contabili danno atto alla Regione Siciliana. La prima fase gestionale, infatti, “aveva già manifestato gli effetti della carente gestione amministrativo-contabile negli affidamenti contrattuali privi – si legge – di appartenenza ad un razionale sistema operativo-attuativo”. Una mossa, quindi, tardiva, secondo la visione della Corte dei conti anche se il dirigente generale “ha provato a dare adeguata risposta”.

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L’incremento dei costi

C’è, infine, il tema dell’incremento dei costi legati alla programmazione originaria. Altri settanta milioni di euro coperti con risorse Fsc 2021-2027 su input del dipartimento Pianificazione strategica. Il nuovo piano, infatti, prevede un investimento complessivo per 315.674.537 euro a fronte degli originari 237.291.670 euro.

“Il dato risulta documentato in occasione del passaggio di consegne dalla Struttura commissariale all’assessorato – ancora la precisazione da piazza Ottavio Ziino -. La Regione svolgerà gli approfondimenti necessari con le 16 Aziende, oggi soggetti attuatori degli interventi, a fronte di tutte le osservazioni contenute nella delibera della Corte dei conti”.



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