Nel Paese Ue strategico per il fianco Est della Nato, il politico di estrema vincitore del primo turno delle presidenziali poi annullato è stato fermato e interrogato per l’indagine sui finanziamenti della sua campagna elettorale. Perquisite le case dei suoi collaboratori
Calin Georgescu, il populista filorusso vincitore a sorpresa a novembre del primo turno delle elezioni romene, poi annullate dalla Corte Costituzionale, è stato incriminato per «aver istigato azioni contro l’ordine costituzionale» nell’ambito dell’inchiesta sulle sospette interferenze di Mosca nel voto. La Procura presso l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia ha annunciato l‘avvio di un procedimento penale nei suoi confronti.
Georgescu si era ricandidato alle nuove elezioni, riprogrammate per il 4 maggio, nel Paese Ue strategico per il fianco Est della Nato.
I pubblici ministeri hanno svolto 47 perquisizioni in varie contee, a iniziare dalle abitazioni dei suoi stretti collaboratori. Tra questi, Horațiu Potra, il capo mercenario attivo in Africa. Sono 27 le persone indagate insieme a lui a vario titolo per aver agito contro l’ordine costituzionale romeno, per istigazione pubblica, avvio di un’organizzazione fascista e false dichiarazioni sulle fonti di finanziamento della campagna elettorale dello scorso anno. Georgescu aveva sempre dichiarato di non aver speso nulla per la campagna elettorale.
Georgescu, fermato in strada a Bucarest e condotto in Procura per essere interrogato, ha reagito come sempre sui social sostenendo che è in atto un tentativo di bloccare la sua nuova corsa presidenziale. «Calin Georgescu stava per presentare la sua nuova candidatura alla presidenza. Circa 30 minuti fa, il sistema lo ha bloccato nel traffico ed è stato fermato per un interrogatorio presso l’ufficio del Procuratore generale! Dov’è la democrazia, dove sono i partner che devono difendere la democrazia?», si legge in un post firmato dal suo team.
Nexta tv ha pubblicato un post su X corredato da foto di mazzette di banconote che sarebbero state trovate nelle abitazioni di alcuni collaboratori di Georgescu. Nel post si legge che «le forze dell’ordine hanno trovato 10 milioni di dollari in contanti e biglietti aerei per Mosca in una cassaforte sotterranea nella casa della guardia del corpo di Georgescu».
Stesse accuse lanciate a dicembre nei confronti del presidente filo europeo Johannis, quando desecretò documenti di intelligence che suggerivano che centinaia di account TikTok erano stati attivati a sostegno di Georgescu a ridosso del voto. Secondo l’intelligence romena, dietro a questo, nonché a migliaia di attacchi informatici e altri sabotaggi, c’era la Russia. Su queste basi la Corte costituzionale, con una mossa senza precedenti, decise di annullare l’esito del primo turno a due giorni dal ballottaggio dell’8 dicembre.
All’epoca i politici dell’opposizione avevano accusato Iohannis di aver agito in modo antidemocratico. Ora nel mirino sono finiti i procuratori: centinaia di sostenitori si sono radunati davanti all’ufficio del procuratore, ventolando la bandiera della Romania e scandendo: «Georgescu libero!» e «Georgescu presidente!».
Pronta la reazione anche dei politici vicini al candidato «indipendente» la cui popolarità rimane alta, alimentata dal malcontento verso i partiti tradizionali e dall’insoddisfazione per l’annullamento delle precedenti elezioni.
Georgescu ha sempre negato di essere filo Putin ma le sue dichiarazioni anche recenti ripetono la propaganda del Cremlino: «L’Ucraina è uno Stato artificiale – era la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Sono convinto al 100% che sarà divisa» ha detto in un’intervista un mese fa rivendicando alcune regioni ucraine per la Romania, quelle con popolazione romena, e lasciando intendere che anche a Polonia e Ungheria spetterebbero dei territori.
Dopo il terremoto geopolitico portato dal ritorno di Tump alla Casa Bianca, non è più solo Mosca a «tifare» per Georgescu, c’è anche Washington. Non a caso i suoi sostenitori, denunciando l’arresto su X, hanno taggando il presidente Donald Trump, il suo vice Vance ed Elon Musk. Il capo del Doge ha reagito prontamente: «Hanno appena arrestato la persona che ha ottenuto più voti alle elezioni presidenziali rumene. Questa è una cosa assurda» ha scritto mentre Georgescu era ancora sotto interrogatorio in un post, il quinto in poche settimane in cui Musk entra agamba tesa nella politica romena.
Da settimane le autorità di Bucarest stanno subendo forti pressioni da parte dell’amministrazione Usa affinché non ostacoli la corsa di Georgescu alle elezioni del 4 maggio. Il vicepresidente JD Vance alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza ha criticato pubblicamente la Romania per l’annullamento delle elezioni dello scorso anno, considerandolo un esempio di repressione politica contro i gruppi populisti. Il vice di Trump, anche in un’intervista al Wall Street Journal, ha accusato l’Europa di avere una democrazia debole, in cui le voci populiste vengono zittite ed etichettate come «disinformazione».
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