Cos’è la Calabria per Legambiente? Una regione ricca di biodiversità ed ecosistemi da preservare, un campo di applicazione essenziale della legge europea “Nature restoration low” che punta a rinaturalizzare entro il 2030 il 30% della superficie continentale (come prima tappa per raggiungere il 90% entro il 2050) ? È un luogo in cui, in ossequio appunto ai principi dell’ambientalismo, si può tentare un contrasto al totalitarismo economico finanziario che persegue e impone i flussi inarrestabili di materia ed energia funzionali alla cosiddetta e maledetta crescita? In cui una grande organizzazione ecologista può operare con continuità a sostegno dei tanti giovani che si dedicano all’agricoltura biologica di sussistenza, all’ apicoltura, all’allevamento? Che ( nel tentativo di ” rilocalizzare” l’economia, connettendola alle risorse endogene rinnovabili e alle filiere corte ) si spendono per la rigenerazione territoriale, per rendere meno energivore le forme umane di insediamento e le attività di produzione e consumo? Purtroppo no: anche questa Lega non contempla per noi simili orizzonti alti, etici, luminosi e concepisce la nostra regione come una mera risorsa al servizio della produzione energetica da fonti rinnovabili, offrendo alla popolazione l’esaltante prospettiva di dover rinunciare ai legami emotivi, spirituali, economici, storici e socio-ambientali con la porzione del pianeta in cui è nata o ha deciso di vivere.
Secondo Legambiente “è importantissimo costruire, sul territorio regionale, con un’adeguata programmazione, gli impianti a fonti rinnovabili, i grandi impianti industriali, sviluppare l’eolico a terra e off shore, il fotovoltaico sui tetti e a terra puntando non solo sulle aree già compromesse ma anche su quelle agricole non produttive. Senza dimenticare l’agrivoltaico e ancora la produzione di biogas, biometano e l’idrogeno verde”.
In pratica un programma di guerra per conquistare la monocultura.
Noi avevamo già polemizzato con la responsabile regionale di questa associazione ( a distanza, poiché aveva disertato il confronto pubblico organizzato nel settembre scorso a Catanzaro dalla trasmissione televisiva ” Monitor ” ), ironizzando sulle rinnovabili che non rinnovano niente se non contestano le logiche del mercato, della bulimia energetica e del profitto; se non si accoppiano a una battaglia per il rispetto della Costituzione Repubblicana e dunque per l’energia come servizio pubblico essenziale, messo al riparo dalla barbarie economica incurante dei limiti biofisici dell’ ecosistema terrestre. Adesso ci ritroviamo il nostro giochetto linguistico ( ovviamente con il senso ribaltato) come titolo del “Primo forum energia ” organizzato il 24 febbraio da Legambiente all’Università della Calabria con la complicità del Dipartimento di Fisica: ” L’ energia che rinnova la Calabria “. In effetti manca fantasia, slancio rivoluzionario, voglia di cambiare rotta invece di rattoppare qualcosa per proseguire nella stessa direzione . Queste assenze si manifestavano sul volto, nel tono di voce e nelle modalità espressive burocratico-imperative adottate dal presidente nazionale Ciafani, che comunicava a un giornalista lo splendido avvenire da lui immaginato per la Calabria. Ma forse il presidente era solo molto triste perché il suo forum ha richiamato quattro gatti in croce, anche se per tutta la giornata la testata RAI regionale gli ha dedicato il servizio di apertura dei TG e dei GR definendo con sprezzo del ridicolo l’iniziativa ” un’importante occasione di confronto tra istituzioni, imprese, mondo dell’economia e della ricerca sul tema della transizione energetica come strumento chiave per contrastare i cambiamenti climatici “. Bum! Non spariamo sulla Croce rossa ma una precisazione è necessaria rispetto a un’ulteriore frase roboante rivolta a noi, definiti in altra circostanza dal trascinante presidente “ambientalisti incoerenti “. Eccola qui: ” è stata una sfida importante in una regione dove il contrasto alle rinnovabili è sempre più acceso”. Una sfida importante? E allora la sfidiamo, in quella facoltà egregio presidente, a dimostrare che noi abbiamo in qualche occasione contrastato le rinnovabili. Impugnando striscioni sui quali c’era scritto ” Rinnovabili sì ma non così ” abbiamo rivendicato il diritto a partecipare alle decisioni su faccende che ci riguardano direttamente, abbiamo rifiutato la sottomissione illimitata alle logiche di mercato e agli interessi di pochi grandi gruppi economico finanziari chiedendo l’applicazione della Costituzione Repubblicana . Se lei non è un riduzionista, come sembrerebbe a prima vista, ci aiuti a liberare l’immaginario collettivo dall’idea che un approccio energetico alla crisi ecologica possa essere sufficiente ad affrontarla, ci aiuti a fermare il consumo di suolo e la devastazione dei boschi, così cara ad alcune organizzazioni criminali che , come dimostrano tante vicende giudiziarie, si sono bene inserite nell’alveo dell’eolico stragista. L’aspettiamo, anche per tirarle su il morale grazie alla simpatia di diecimila amici che ancora non conosce perché il servizio pubblico di informazione regionale, così accanito con i suoi quattro gatti, ha ricevuto l’ordine di ignorarli.
Controvento Calabria
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