Il Patto per l’Autonomia ha organizzato e presentato sabato 15 febbraio a Udine un incontro pubblico dedicato alla comprensione ampia della Cultura digitale e dei cambiamenti tecnosociali in atto, a partire dalla Proposta di legge presentata in Regione da Furio Honsell (Open FVG) per la promozione di software OpenSource presso Pubbliche amministrazioni, istituzioni e enti locali. Si tratta di una questione civica, e di civiltà , incardinata sui valori della trasparenza, della sicurezza, della privacy, dell’inclusione sociale.
Quando parliamo di adozione di software opensource (OSS) nella Pubblica Amministrazione, scelta senz’altro da prediligere secondo precise indicazioni legislative, non abbiamo certo a che fare con un semplice aggiornamento tecnologico: siamo di fronte a un cambio radicale di paradigma, quasi una rivoluzione di sistema per la sua capacità di re-ingegnerizzare i processi gestionali dell’organizzazione lavorativa pubblica nel rispetto del trattamento dei dati personali dei cittadini, nell’attenzione agli aspetti relativi alla privacy, nella generale comprensione degli obblighi di trasparenza a cui lo stesso Codice dell’Amministrazione Digitale ci richiama fin dalla sua emanazione nell’ormai lontano 2005.
Non si tratta quindi solo di sostituire un programma informatico con un altro, ma di ridisegnare il rapporto tra Stato, cittadini e mercato, con ripercussioni profonde su trasparenza, partecipazione, sicurezza e sviluppo economico.
Scelta di trasparenza e partecipazione
Per comprendere l’impatto di questa trasformazione, immaginiamo un’amministrazione locale oppure una scuola che si avvale di software opensource per la gestione dei servizi anagrafici. Il codice informatico con il quale è stato scritto il programma è pubblico e accessibile, consentendo ai cittadini di verificare il trattamento dei propri dati, le logiche alla base delle decisioni algoritmiche e le garanzie di sicurezza adottate. Un cambio di prospettiva radicale rispetto ai software proprietari, spesso opachi e inaccessibili al controllo pubblico.
La trasparenza costituisce tuttavia solo la prima tessera del mosaico. L’opensource porta con sé un nuovo modello di partecipazione. La comunità di sviluppatori e utenti che ruota attorno a un progetto OSS non va considerata come un’entità passiva: contribuisce attivamente al miglioramento del software, correggendo errori, proponendo nuove funzionalità e adattandolo alle esigenze emergenti. In questo senso, l’utilizzo negli uffici pubblici di OSS rappresenta una forma di cittadinanza digitale attiva, dove il cittadino o le imprese, le stesse Pubbliche amministrazioni non sono più semplici fruitori, ma attori concretamente impegnati nel miglioramento dei servizi pubblici. Dal punto di vista della filiera economica, il software libero spezza il monopolio dei grandi fornitori privati e favorisce la crescita di un ecosistema territoriale di imprese e professionisti in grado di offrire servizi di supporto, personalizzazione e manutenzione. Un effetto domino indubbiamente in grado di generare opportunità di lavoro e favorire la circolazione delle competenze, contribuendo alla crescita del tessuto imprenditoriale locale.
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Allo stesso modo non può essere ignorato il nodo cruciale della sicurezza e della protezione dei dati. L’opensource, per sua natura, non è di per sé sinonimo né di maggiore né di minore sicurezza rispetto al software proprietario. La vera discriminante, soprattutto in settori sensibili come a esempio la sanità , i tribunali e le scuole, risiede nelle modalità di implementazione, nelle procedure di controllo e nella preparazione del personale. Le Pubbliche Amministrazioni devono dunque dotarsi delle competenze adeguate per gestire i rischi, attribuire precise responsabilità , assicurare la conformità degli applicativi alle normative sulla protezione dei dati (GDPR) e garantire la sicurezza delle informazioni sensibili.
Scelta di efficienza e formazione
Uno dei settori in cui l’OSS può avere un impatto trasformativo è senza dubbio il mondo della scuola. Introdurre software opensource negli istituti scolastici, sia per l’organizzazione amministrativa sia per la didattica, oltre a permettere di ridurre i costi di licenza può rappresentare un’opportunità straordinaria per educare le nuove generazioni alla cittadinanza digitale, alla collaborazione, alla cultura del software libero. Offrire agli studenti la possibilità di esplorare, modificare e contribuire ai programmi che utilizzano significa formare cittadini digitalmente consapevoli, capaci di interagire con la tecnologia in modo critico e responsabile.
Adottare l’opensource nella PA non è quindi una scelta da prendere alla leggera: è un processo che richiede una visione strategica, investimenti in formazione e un cambiamento culturale profondo, in una visione di lungo periodo. I benefici sono però innegabili. Si tratta di una rivoluzione silenziosa ma dirompente, in grado di rendere la Pubblica Amministrazione più trasparente, efficiente e vicina ai cittadini. Un passo necessario verso un futuro in cui la tecnologia non sia solo uno strumento di gestione, ma un mezzo per costruire una società più aperta e democratica.
Scelta di crescita e autodeterminazione
Per un partito regionale come il Patto per l’Autonomia sostenere l’adozione dell’opensource nella Pubblica Amministrazione significa abbracciare una visione politica coerente con i principi dell’autodeterminazione. Il software libero riduce la dipendenza da grandi multinazionali, consentendo alle istituzioni regionali di scegliere soluzioni su misura per le proprie esigenze, senza vincoli imposti da fornitori esterni. Questo approccio rafforza l’indipendenza digitale delle amministrazioni locali, promuovendo un modello di governance più flessibile e responsabile, e può al contempo costituire un volano per l’economia regionale, favorendo lo sviluppo di un ecosistema di imprese locali specializzate nello sviluppo tecnologico e nell’affiancamento del personale dei pubblici uffici.
Invece di destinare ingenti risorse a contratti con aziende multinazionali, le amministrazioni potrebbero investire in competenze e soluzioni sviluppate sul territorio, generando ricchezza e occupazione locale, in linea con i principi di crescita sostenibile e valorizzazione delle realtà produttive autonome.
Il Patto per l’Autonomia, con il suo impegno per una democrazia partecipativa e inclusiva, può trovare nella filosofia e nella pratica opensource un perfetto alleato. La trasparenza del codice e la possibilità per la cittadinanza di contribuire attivamente alla gestione dei servizi pubblici rispecchiano l’idea di una politica che mette al centro la partecipazione civica e il controllo diffuso sulle scelte amministrative. Adottare l’opensource non è solo una scelta tecnica, ma un atto politico di coerenza con i principi di autonomia e sviluppo locale.
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