La corruzione sta indebolendo la lotta al cambiamento climatico in tutto il mondo

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Riproponiamo il testo di Milos Skakal della Redazione ASviS, il cui Comitato scientifico è presieduto dal professore Enrico Giovannini, pubblicato sul sito dell’ASviS il 18 febbraio 2025

Due delle più grandi sfide che l’umanità sta affrontando sono strettamente interconnesse: la corruzione e la crisi climatica. Nonostante miliardi di persone nel mondo devono far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico, le risorse per l’adattamento e la mitigazione rimangono dolorosamente inadeguate. La corruzione intensifica queste sfide, causando maggiori minacce sulle comunità più vulnerabili”. Questo è uno dei messaggi principali che emerge dal nuovo Corruption perception index 2024, pubblicato a febbraio dall’ong Transparency international.

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La metodologia

L’Indice di percezione della corruzione (Cpi) nasce nel 1995 e misura annualmente la percezione della corruzione da parte dei cittadini di 180 Paesi e territori di tutto il mondo, utilizzando dati provenienti da 13 banche dati diverse. I dati ricevuti vengono poi elaborati da Transparency international per assegnare a ciascun Paese un punteggio da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita) e stilare così la classifica globale.

La corruzione indebolisce il clima

Il 2024 ha registrato un peggioramento generale del valore sulla percezione della corruzione. Oltre 120 Paesi, ovvero più di due terzi del campione, hanno ottenuto un valore inferiore al punto medio della scala (50). Questo dato, sottolinea il Rapporto, preannuncia “grandi, e potenzialmente devastanti, impatti sull’azione globale per il clima”.

Alti livelli di percezione della corruzione, infatti, “indeboliscono le strutture di governance, minano l’applicazione della legge e spostano verso altre voci di spesa i fondi allocati per ridurre le emissioni e per costruire forme di resilienza”, sottolinea il documento. Un fenomeno, quello della corruzione, dovuto alla mancanza di adeguate misure di trasparenza e di meccanismi di responsabilità, che accentua i rischi di malagestione dei fondi destinati alla lotta al cambiamento climatico. Da evidenziare che i Paesi con livelli di percezione della corruzione più bassi sono anche quelli dove il livello di reattività ai cambiamenti climatici è più alto.

L’andamento globale

In testa alla classifica 2024 del Cpi si trova la Danimarca, con 90 punti, valore invariato dall’anno precedente. Seguono Finlandia (88), Singapore (84), Nuova Zelanda (83) e Lussemburgo (81).
In fondo alla classifica si collocano invece il Sud Sudan, all’ultimo posto con 8 punti, la Somalia (9), il Venezuela (10), la Siria (12) e lo Yemen (13).

Tra le sei regioni prese in esame dal documento, solo Medio oriente mostra un andamento in crescita. Un dato che nasconde però delle insidie, visto che l’Indice relativo alla regione è rimasto invariato per circa dieci anni, facendo registrare nel 2024 l’aumento di un solo un punto (39/100).

Nelle Americhe la mancanza di efficaci misure anti-corruzione ha portato all’aumento dell’influenza del crimine organizzato nelle politiche pubbliche. L’Africa sub-sahariana, con un punteggio di 33, e circa il 90% dei Paesi sotto la soglia media del 50, è la regione con i valori più bassi, ma molti Stati africani stanno investendo in leggi anti-corruzione. I governi dei Paesi della regione dell’Asia-pacifico, una delle zone del mondo più colpite dai disastri climatici, non sembrano dare nelle loro agende politiche priorità alla lotta contro la corruzione.

Infine, l’Europa occidentale, con un punteggio di 64, vede ridursi sempre di più gli sforzi per combattere la corruzione, mentre quella orientale (35) si trova sotto lo scacco dell’instabilità politica e della debolezza delle istituzioni democratiche.

E l’Italia?

Il nostro Paese non ottiene una buona performance, avendo perso dal 2023 al 2024 due punti (da 56 a 54/100). Un passo negativo che ha fatto scivolare l’Italia dalla 42esima alla 52esima posizione nella classifica globale (17esima su 27 Stati membri Ue), a causa dei pochi sforzi fatti nell’ultimo anno per combattere la corruzione.

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