GALLIPOLI – La sfida è lanciata. E al termine dell’audizione in terra romana, presso il ministero della Cultura e al cospetto della giuria di esperti, presieduta da Davide Maria Desario, anche Gallipoli si gioca le proprie carte con un video e un dossier, di 60 pagine, che custodiscono le referenze della candidatura della città bella a Capitale italiana della Cultura del 2027.
Non si tratta solo di un sogno o della mera consolazione dell’importanza della partecipazione, ma l’amministrazione comunale ha ribadito la sua “visione” concreta che unisce territorio, comunità e ambiente in un progetto ambizioso e condiviso.
Si punta in alto, anche se la concorrenza e qualche perplessità sul sostegno economico della Regione Puglia ancora da formalizzare per il progetto, ed evidenziato da alcuni componenti della giuria tecnica, hanno rappresentato un ostacolo in più da superare per spianare la strada verso il riconoscimento nazionale definitivo.
Perplessità sulle quali tanto il sindaco Stefano Minerva quanto l’assessore regionale Viviana Matrangola hanno fornito le delucidazioni del caso garantendo la piena collaborazione istituzionale in ugual misura con quanto già previsto per le altre due realtà pugliesi in lizza per il titolo, quali Alberobello e Brindisi, anch’esse oggi in audizione in quel di Roma. In totale sono dieci le città rimaste in gara: oltre alle tre pugliesi le altre sette sono Aliano, La Spezia, Pompei, Pordenone, Reggio Calabria, Sant’Andrea di Conza e Savona.
“La nostra Gallipoli non è solo una meta estiva, ma è una città che ha molto da raccontare tutto l’anno”, ha sottolineato il sindaco Stefano Minerva, “e la nostra candidatura parte dalla volontà di far emergere la ricchezza culturale, storica e ambientale che ci caratterizza, mettendo in rete le tante risorse ancora poco conosciute e rendendo la cultura un motore di coesione e crescita per tutta la comunità. Gallipoli è una città di mare, e il mare ci insegna l’apertura, il viaggio, l’incontro”, ha concluso Minerva “con questa candidatura vogliamo raccontare una città che sa guardare avanti, senza dimenticare le proprie radici, pronta a costruire un futuro fatto di cultura, bellezza e inclusione. Vogliamo vincere anche per implementare la destagionalizzazione e investire nella cultura per dare un’opportunità ai nostri giovani che vogliono restare ed hanno investito per non abbandonare la loro terra natia”.
La proclamazione della Capitale italiana della Cultura si terrà entro il 28 marzo 2025. Alla città vincitrice verrà assegnato un contributo finanziario di un milione di euro per realizzare le iniziative e gli obiettivi delineati nel progetto di candidatura.
La Capitale italiana della cultura è stata istituita nel 2014. Il titolo viene conferito annualmente a una città dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro della Cultura. Ad oggi, hanno ricevuto il riconoscimento: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena (2015); Mantova (2016); Pistoia (2017); Palermo (2018); Parma (2020-21); Procida (2022); Bergamo-Brescia (2023); Pesaro (2024); Agrigento (2025) e L’Aquila (2026).
Alle 14 l’audizione al ministero
Il sindaco Stefano Minerva, nel primo pomeriggio di oggi, ha presentato ufficialmente il progetto di candidatura di Gallipoli a Capitale della cultura, delineando i tre pilastri su cui si fonda tale sfida: destagionalizzazione, valorizzazione del patrimonio latente e cultura come strumento di inclusione sociale e ricostruzione del paesaggio.
Uno degli elementi centrali del progetto è anche la tutela dell’ambiente e la ricostruzione del paesaggio, con riferimento a quanto fatto con il progetto della litoranea sud che oggi diventa simbolo di una nuova relazione tra uomo e natura, tra città e mare.
Ad impreziosire l’enunciazione del dossier è stata l’apertura emozionante del primo cittadino che ha recitato una poesia dedicata al mare, evocando il legame profondo tra Gallipoli e le sue acque. Quel mare che non si dimentica, come il sale sulla pelle, al quale tutto torna a volte anche controcorrente.
Al termine dell’audizione, un gesto simbolico ha poi reso ancora più tangibile questo messaggio: la distribuzione di piccole bottiglie contenenti il messaggio ispirato al video ufficiale della candidatura, “Alla mia bella”, un racconto visivo e poetico che invita a riscoprire il mare come elemento di connessione tra le persone.
A “raccontare” il dossier è stato Giacomo Cazzato, sindaco di Tiggiano e progettista e presidente del Comitato scientifico e organizzativo della candidatura di Gallipoli, che ha risposto anche alle domande poste dalla giuria tecnica presente in aula.
A supporto della candidatura, l’intervento dell’assessora alla Cultura, tutela e sviluppo delle imprese culturali della Regione Puglia, Viviana Matrangola che ha sottolineato l’importanza di sostenere la città di Gallipoli: “questa città ha tutte le carte in regola per vincere questa partita, per crescere nel solco della tradizione con uno sguardo rivolto al futuro. Uno sguardo che, necessariamente, incontra anche le storie di tanti giovani che sono andati via e che aspettano un’occasione di tornare. Con il suo animo radicato e giovane, da Gallipoli, attraverso la cultura, può arrivare una valida risposta anche a questa domanda di futuro”.
Il Patto delle Corti
Tra i punti cardine proposti nelle pagine del dossier vi è il “Patto di Corte”, un accordo tra residenti, amministrazione e operatori turistici per garantire il mantenimento di una popolazione stabile nel centro storico. Tra le azioni previste, anche le agevolazioni per residenti e giovani coppie per mantenere abitazioni nel centro storico, il recupero delle corti storiche come spazi di socialità, con giardini condivisi e iniziative culturali.
Le corti rappresentano uno degli elementi architettonici più affascinanti e distintivi di Gallipoli, contribuendo a definire il carattere storico e urbano della città vecchia. Questi spazi interni, tipici dell’architettura salentina: sono piccoli cortili privati circondati da abitazioni, e fungono da luoghi di aggregazione e socializzazione per i residenti.
Per questo si è proposta la realizzazione del Patto di Corte. Ovvero l’inizializzazione di un patto di corte in collaborazione con l’associazione “Città fertile”, per pensare ad una rigenerazione urbanistica e culturale del centro storico di Gallipoli sfruttando una delle sue caratteristiche peculiari: il sistema delle case a corte.
Paradigma di tante forme comunitarie di vita quotidiana che si sono sviluppate in molteplici forme nella storia dell’Italia popolare dei borghi e delle città. Il percorso consterebbe di 12 mesi in cui in altrettanti incontri, in ogni prima domenica del mese nel cuore del centro storico di Gallipoli, avviare un processo di partecipazione accompagnata da urbanisti, sociologi, agronomi, economisti e amministratori della cosa pubblica, in cui i cittadini così come differenziati per età, ceto sociale e professione siglano un patto di corte nella Gallipoli Capitale della Cultura.
Le conclusioni progettuali
Un aspetto fondamentale della candidatura di Gallipoli è la volontà di rendere la cultura ancora più accessibile: il dossier prevede laboratori culturali per le periferie, progetti di co-housing nelle corti per creare spazi abitativi inclusivi per tutti, azioni di guerilla gardening e il festival della cultura migrante.
Si propone anche l’evento “Gallipoli città della Musica” per la valorizzazione e la divulgazione del patrimonio immateriale musicale gallipolino (di cui fanno parte anche i canti pastorali, a quelli dei pescatori, le marce dei riti pasquali e la tradizione delle bande) che consiste in una giornata (o più giornate) strutturata in più momenti artistici in collaborazione con il maestro Enrico Tricarico, autore anche di volumi sulla musica e sui i musicisti gallipolini.
E tra gli eventi legati ad un possibile conferimento del titolo di Capitale italiana della Cultura anche l’invito al maestro Riccardo Muti a tenere una lectio magistralis presso il Teatro Italia di Gallipoli nel marzo del 2027.
Nelle pieghe del dossier documentale “La bellezza tra terra e mare”, Gallipoli si rivela una città ricca di storia, cultura e vitalità, mostrando come ogni angolo e ogni tradizione contribuiscono a creare un mosaico unico di esperienze. Dalla sua architettura storica, come il castello e il Rivellino, il faro, sino ai musei, i luoghi di cultura, la Sala Coppola e le biblioteche che custodiscono il sapere e l’arte: Gallipoli viene come un centro culturale di grande rilevanza.
La vivacità della città si riflette anche nelle sue tradizioni, nei suoi eventi e nelle sue manifestazioni culturali. Le celebrazioni del Carnevale, i presepi e le feste religiose come il Venerdì Santo dimostrano la profondità e la continuità delle tradizioni locali. Allo stesso tempo, la città si proietta verso il futuro con eventi contemporanei e manifestazioni artistiche che arricchiscono il panorama culturale, come le mostre e i concerti di artisti rinomati.
L’attenzione verso la letteratura e la poesia, con iniziative come il festival “Gallipoli in Poesia” e la valorizzazione di autori locali, sottolineano l’importanza della cultura scritta come parte integrante dell’identità cittadina.
Personaggi come Michelangelo Pistoletto e figure come Helen Mirren e Taylor Hackford aggiungono ulteriore prestigio al profilo culturale di Gallipoli, confermando il suo ruolo di crocevia tra passato e presente.
“In definitiva, Gallipoli emerge come una città dove il patrimonio storico si fonde con l’innovazione culturale, offrendo un’esperienza ricca e variegata” conclude il dossier, “la città non è solo un testimone di un passato glorioso, ma anche un attore dinamico nel panorama culturale contemporaneo, capace di attrarre e ispirare con la sua vivacità e le sue tradizioni”.
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