dal ministero i voti alla Regione Lazio

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Roma e il Lazio migliorano nell’assistenza ospedaliera, ma fanno registrare un calo nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. Sono i dati che emergono dal Nuovo sistema di garanzia, lo strumento che permette di avere il polso della situazione, in tutte le regioni, sull’accesso alle cure che rientrano nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), ovvero le prestazioni e i servizi che il servizio sanitario nazionale deve erogare in forma gratuita.  

Si tratta, in sostanza, di pagelle sulla sanità che si riferiscono al 2023 (ultimo anno disponibile) e di cui è stata al momento pubblicata una sintesi dei risultati, sul sito del ministero della Salute. Da cui è possibile avere un primo punto della situazione in tutte le regioni italiane.

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I parametri del monitoraggio

Primo dato positivo è che il Lazio rientra tra le 13 regioni che ottengono la sufficienza in tutte e tre le macroaree che compongono il monitoraggio e che sono: prevenzione, area distrettuale e area ospedaliera. La prima si compone di 6 indicatori in cui rientrano la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per ciclo base (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Hib) e per la prima dose contro morbillo, parotite e rosolia.

Ma anche la copertura delle principali attività di controllo per la contaminazione degli alimenti, con un focus sulla ricerca di sostanze illecite e la proporzione di persone che hanno effettuato test di screening di primo livello, in un programma organizzato per cervice uterina, colon e mammella.

L’area distrettuale comprende, invece, 10 indicatori tra cui: proporzione di eventi maggiori cardiovascolari, cerebrovascolari o decessi entro 12 mesi da un infarto miocardico acuto e da un episodio di ictus ischemico; il tasso di ospedalizzazione standardizzato (per 100mila abitanti) in età pediatrica (sotto i 18 anni) per asma e gastroenterite; il numero di deceduti per causa di tumori assistiti dalla Rete di cure palliative sul numero deceduti per causa di tumore; il numero di anziani non autosufficienti in trattamento socio-sanitario residenziale in rapporto alla popolazione residente, per tipologia di trattamento; e il tasso di pazienti trattati in Adi (Assistenza domiciliare integrata).

L’area ospedaliera, infine, si compone di 8 parametri, tra cui: l’autosufficienza di emoderivati; mortalità a 30 giorni dal primo ricovero per ictus ischemico; quota di interventi per tumore maligno della mammella eseguiti in reparti con volumi di attività superiori a 150 (con 10% di tolleranza) interventi annui; percentuale di pazienti di età superiore ai 65 anni con diagnosi di frattura del collo del femore operati entro due giorni in regime ordinario.

I voti del Lazio

Venendo ai voti del Lazio: per quanto riguarda l’area della prevenzione occupa la 14esima posizione tra le regioni e le province autonome con il punteggio di 63; nell’area distrettuale ottiene un punteggio di 68 (15esima posizione); mentre il totale più alto si conta nell’area ospedaliera, 85 (e ottava posizione).

Guardando al confronto con gli anni scorsi, si confermano nel bene e nel male le tendenze già riscontrate per il 2022. Ovvero: cresce l’area ospedaliera (nel 2022 il punteggio era di 81.30; nel 2021 77.1), mentre scendono quella della prevenzione (74.08 nel 2022 e 80.78 nel 2021) e quella distrettuale (72.07 nel 2022; 77.6 nel 2021).

Per avere un’idea di confronto: nell’aree ospedaliera e prevenzione a ottenere il risultato migliore è la provincia autonoma di Trento: 98 per la prima (ex aequo con il Veneto) e 97 per la seconda. Mentre nell’assistenza territoriale a eccellere è il Veneto con 96. I margini di miglioramento, per il Lazio, dunque sono ampi. Ma la situazione non è disastrosa.

Opposizione all’attacco

A commentare subito i dati (attaccando la giunta del presidente Francesco Rocca) è il consigliere regionale ed ex assessore alla Sanità, Alessio D’Amato: “Nella prevenzione nel 2022 eravamo all’ottavo posto tra le regioni italiane, mentre ora siamo al quattordicesimo. Nell’area distrettuale si perdono tre posizioni – sottolinea -.  Purtroppo, quello che temevo si sta verificando, un peggioramento evidente per la parte della prevenzione e della medicina territoriale”.

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I due anni di Francesco Rocca alla regione Lazio

Da qui l’attacco a Rocca, che ha tenuto per sé la delega alla Sanità: “Al di là dei toni enfatici utilizzati dal presidente Rocca, anche recentemente, la realtà è ben diversa e i numeri sono testardi. Se non si affrontano seriamente le politiche di prevenzione e un rafforzamento del territorio, gli ospedali saranno ulteriormente sovraccaricati, in una regione che ha uno dei maggiori tassi di invecchiamento a livello nazionale. Serve un maggior coinvolgimento di tutti i professionisti del settore della prevenzione e della medicina di base e del territorio”.

E ancora: “Avevamo una delle più alte coperture nelle vaccinazioni pediatriche, mentre oggi si stanno riaffacciando malattie che pensavamo debellate, come il morbillo, che può in alcuni casi essere particolarmente complicato per la salute, così come tutte le patologie di carattere respiratorio. Senza investire nella prevenzione e nel territorio, il sistema rischia il collasso e questo vale per il Lazio e per l’intero paese, che vede ad oggi un forte ritardo nell’attuazione del Pnrr”.



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