lo spaccio, il rapimento e il brutale pestaggio a Lampanaro. «Tu sei il mio ragazzo»

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CROTONE Un pomeriggio di cieca violenza e terrore a Crotone, una spedizione punitiva che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi se non fossero intervenuti in tempo le forze dell’ordine. Tutto ruota attorno a quanto accaduto alla vittima, un giovane crotonese, il 28 novembre 2024: picchiato selvaggiamente e poi sequestrato a scopo d’estorsione da un gruppo che, secondo quanto emerso dalle indagini, era formato da Francesco e Gianfranco Gallo, arrestati in flagranza, e da altri 5 soggetti appartenenti al “commando”: Luciano Gallo (cl. ’74), Fabrizio Gallo (cl. ’72), Gregorio Laudari (cl. ’98), Salvatore Laudari (cl. ’97) e Pupa Francesco (cl. ’96), tutti arrestati oggi nel blitz eseguito dalla Squadra Mobile di Crotone, dopo una minuziosa ricostruzione di quanto accaduto, grazie alle intercettazioni e alle immagini di videosorveglianza, con il coordinamento della Distrettuale antimafia di Catanzaro.
Quel pomeriggio, come ricostruito dagli inquirenti, a dare l’allarme è stata una segnalazione giunta ai Carabinieri, di una persona trasportata contro la propria volontà in un appartamento in via Don Giuseppe Puglisi, a Crotone, nel quartiere Lampanaro, già teatro nei mesi scorsi dell’omicidio del pizzaiolo Francesco Chimirri, in seguito all’aggressione dell’agente di polizia, Giuseppe Sortino.

Una volta sul posto, i militari fermano un soggetto che cercava di darsi alla fuga, Francesco Gallo, ma è all’interno dell’appartamento, sentendo le urla della vittima, che si accorgono della gravità della situazione. Qui, infatti, trovano la giovane vittima «con numerose ferite al volto, mani, schiena» mentre «zoppicava vistosamente ed era a piedi scalzi». Sarà proprio il giovane aggredito selvaggiamente a descrivere quanto avvenuto quel pomeriggio. E il racconto è terribile. Intorno alle 14, il gruppo si sarebbe presentato sotto casa della vittima. Dopo aver visto Gianfranco Gallo sull’uscio, il giovane sarebbe stato poi immobilizzato ed aggredito alle spalle, «colpito da una serie di pugni e calci su tutto il corpo, facendomi cadere a terra diverse volte». Poi sarebbe stato caricato a bordo di una Opel Corsa. «Mi dicevano che mi avrebbero tagliato prima le dita delle mani, poi mi avrebbero ucciso». Una volta giunti presso l’abitazione di Francesco Gallo, la vittima ha cercato di fuggire ma, «stremato dalle numerose percosse ricevute», racconta «mi hanno riacciuffato e hanno continuato a percuotermi». Poi «Francesco Gallo ha ripreso a picchiarmi più e più volte, strappandomi dai polsi alcuni bracciali in oro e minacciandomi con una grossa ascia». Il gruppo, secondo quanto ricostruito, per evitare di attirare troppo l’attenzione, avrebbe deciso di portare la vittima nell’appartamento in via Don Giuseppe Puglisi, nel quartiere Lampanaro. Qui la vittima è stata legata con una corda ad una sedia. «Una volta immobilizzato» racconta la vittima, «sono stato colpito più volte con pugni e calci, a cui si aggiungevano i colpi con un martello al ginocchio, in testa e sulle mani, oltre ad essere minacciato con un grosso coltello da cucina e percosso più e più volte».

Durante il selvaggio pestaggio, la vittima riesce a capire cosa volesse da lui effettivamente il gruppo. Secondo il suo racconto, infatti, Francesco Gallo gli avrebbe più volte chiesto di mettersi al suo servizio «per svolgere l’attività di spaccio», ripetendogli in dialetto: «tu sei il mio ragazzo». Dopo questa richiesta, inoltre, Gallo avrebbe intimato la vittima di versare quanti più soldi avessi a disposizione, compresa l’auto. La vittima ha raccontato che Gianfranco Gallo lo avrebbe obbligato a contattare un amico, «per farmi portare più soldi possibili – 10mila euro – a garanzia di un credito mai contratto e per impegnarmi nell’attività di spaccio per conto di Francesco Gallo», Alla terribile ricostruzione, la vittima agli agenti racconterà che Francesco Gallo «mi aveva detto che sarebbe andato da mia madre a farsi firmare il passaggio di proprietà mentre io sarei rimasto nella casa a Lampanaro e mi avrebbero fatto uscire solo quando avevano i soldi o il passaggio di proprietà firmato».  

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Una ricostruzione minuziosa quella della vittima che trova conferma non solo dall’intervento effettuato quel pomeriggio a Lampanaro, ma anche dai referti della Polizia Scientifica e dalla visione delle telecamere di sorveglianza cittadine grazie alle quali sono stati ricostruiti i movimenti dei veicoli indicati dalla vittima, la Opel Corsa di Gianfranco Gallo e la Panda di Fabrizio Gallo. Gli indagati, inoltre, sono stati ripresi anche quando, a piedi, hanno raggiunto i luoghi indicati dalla vittima. Per il gip Chiara Esposito, infine, «ulteriore indizio, corroborante la ricostruzione accusatoria, è data dalle conversazioni e dai dialoghi intercettati» mentre la ricostruzione dei fatti risulta «avallata dal fascicolo fotografico e dalla documentazione sanitaria in atti che cristallizzano le gravi lesioni riportate dalla vittima in conseguenza del violentissimo pestaggio. (g.curcio@corrierecal.it)

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