Ad est, si continua a combattere, villaggio per villaggio, nel regno delle cosiddette “terre rare” ucraine, secondo diversi analisti il vero motivo dello scoppio di questa guerra che nessuno vorrebbe continuasse. Metalli rari ma comuni nell’alta tecnologia, negli elettrodomestici, e di cui il Donbass – tanto per fare un esempio – sarebbe ricchissimo. Ed allora, di questo si inizia a parlare, sussurrare, nei corridoi delle trattative (o pre-trattative) discrete tra gli attori coinvolti in questa guerra diplomatica ed economica, prima che sul campo, con il ciclone Trump che irrompe sulla scena a tre anni dall’inizio del conflitto, modificando gli assetti e le richieste di Ucraina, Russia, e Ue.
Quel che resta della città di Toretsk, sulla linea del fronte del Donbass ( Andrii Sybiha on x.com)
Le nuove linee difensive russe in Donbass preparate dal gruppo Wagner (canale telegram gruppo wagner https://t.me/orchestra_w)
Ed ecco, una delle possibili svolte (o segnali) nuovi: a tre anni dall’inizio dell’invasione russa, Volodymyr Zelensky si dice pronto a “negoziati diretti” con Vladimir Putin. “Se questa è l’unica opzione per portare la pace ai cittadini ucraini e a non perdere vite, sicuramente opteremo per questa scelta”, ha detto il presidente ucraino rispondendo a una domanda del giornalista britannico Piers Morgan, in un’intervista postata su Youtube.
Volodymyr Zelensky al telefono con il Primo Ministro australiano , 4 febbraio 2025 (Afp)
Quattro partecipanti alle trattative
Il leader ucraino ha quindi aggiunto che avrebbe accettato una “riunione con quattro partecipanti”, senza tuttavia precisare quali fossero, sebbene nei giorni scorsi avesse avanzato l’ipotesi di trattative con la Russia, insieme a Stati Uniti e Unione europea.
La Russia avanza in Donbass
Finora Zelensky ha sempre respinto l’ipotesi di trattative, soprattutto con Mosca che intende imporre le proprie condizioni: non solo, nel 2022 vietò con un decreto qualsiasi negoziato con la Russia finché Putin fosse rimasto al potere.
Il ruolo di Donald Trump
Ma l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca – e l’avanzata dell’esercito russo nel Donbass – ha accelerato l’ipotesi di colloqui, con il presidente americano che nei giorni scorsi ha già parlato di un dialogo “in corso” con Mosca.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (ANDREW CABALLERO-REYNOLDS / AFP)
Le terre rare, ambite (anche) dagli USA
Kiev, ha detto ancora Zelenksy, è inoltre pronta a ricevere “investimenti di aziende americane” per estrarre terre rare dal suo territorio, che ne è ricco, dopo che Trump aveva chiaramente posto come condizione ottenere questi minerali strategici per la tecnologia industriale moderna in cambio delle forniture di armi americane.
Reagendo a caldo alle parole di Trump, il cancelliere tedesco Olaf Scholz aveva bollato come “egoista” la richiesta del tycoon. Ma il leader ucraino ha fatto sapere di averne già parlato con lo stesso Trump, e che nulla osta a che le imprese americane assumano un ruolo guida nell’estrazione in territorio ucraino. “Vorrei che le aziende americane sviluppassero qui questo settore”, ha sottolineato Zelensky in una conferenza stampa.
Attacco russo su Izyum, Ucraina, 4 febbraio 2025 (State Emergency Service of Ukraine)
TG1 ucraina (tg1)
Peskov: nessuna assistenza gratuita
Anche il Cremlino ha commentato la richiesta di Trump. Le sue parole, ha detto il portavoce Dmitry Peskov, sono un “suggerimento che l’Ucraina compri l’assistenza, cioè che non ci sia più assistenza gratuita ma che sia fornita su base commerciale”. Uno sviluppo che non potrebbe che far piacere a Mosca, come ulteriore sintomo di freddezza nei rapporti fra Trump e la dirigenza di Kiev. Ma per gli Stati Uniti “sarebbe meglio non fornire nessuna assistenza”, perché in tal modo “aiuterebbero a mettere fine al conflitto”, ha chiarito il portavoce di Putin. Invece “le consegne stanno continuando” e “nessuno ha annunciato uno stop alle forniture”, ha sottolineato ancora Peskov, commentando notizie dell’agenzia Reuters secondo cui la nuova amministrazione Usa, a causa di dispute interne, aveva sospeso per alcuni giorni i trasferimenti per poi riprenderli lo scorso fine settimana.
“Cerchiamo di trovare un accordo con l’Ucraina in base al quale loro darebbero come garanzia le loro terre rare e altre cose in cambio di quello che noi diamo loro”, aveva detto Trump dallo Studio Ovale della Casa Bianca. E quando un giornalista gli ha chiesto se volesse che Kiev concedesse a Washington le sue terre rare, il tycoon ha risposto: “Sì, voglio delle assicurazioni sulle terre rare”.
Quali sono le terre rare: i 17 elementi chimici
Le terre rare sono 17 elementi chimici – lo scandio, l’ittrio e il gruppo dei lantanoidi – utilizzati in molti apparecchi tecnologici come superconduttori, magneti, catalizzatori, componenti di veicoli ibridi, laser e fibre ottiche. Oltre un terzo delle riserve mondiali stimate si trova in Cina, ma esistono depositi consistenti anche in Russia e in Ucraina.
Nel cosiddetto ‘Piano per la vittoria’ annunciato lo scorso anno, Zelensky aveva proposto un “accordo speciale” con i partner occidentali che permettesse “lo sfruttamento comune delle risorse strategiche” dell’Ucraina. Il presidente non aveva citato le terre rare, ma aveva portato come esempi altri materiali fondamentali per le attività industriali, come l’uranio, il titanio e il litio.
“Dovremmo sfruttare queste risorse nazionali per finanziare tutto ciò che servirà dopo la guerra”, ha osservato il cancelliere Scholz commentando a caldo le parole di Trump al termine del vertice informale dei leader Ue. “Sarebbe molto egoista e autoreferenziale usare questi fondi solo per sostenere la difesa”, ha insistito. Invece, si tratta di garantire che” Kiev “possa finanziare la sua ricostruzione” per “un futuro solido”.
Scholz, Zelensky (Ap)
Ma evidentemente Kiev ha già deciso di affidarsi al partner americano per lo sviluppo del settore, e a quanto pare senza avvertire in anticipo i partner europei.
Parigi, incontro tra i capi di stato, Zelensky e Trump in foto, 07 12 2024 (ansa)
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